Gioco
La fiducia di Stringara «Prato, una trappola ma il Livorno è da B»
di Fabrizio Pucci
Il tecnico e la sfida di domani: «Il pari dell’andata è un monito» Sulla promozione: «Continuità e tranquillità le armi giuste»
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LIVORNO. «Un attimo. Finisco la partita di biliardo e ti richiamo». Sorride Paolo Stringara quando risponde al primo squillo. Poi, dopo qualche minuto, mantiene la promessa e spiega: «Stavo giocando con il mio amico Paolo Nassi. Non lo facevamo da tanti anni e ora ci siamo ritrovati per una partita. Il biliardo è una nostra comune, antica passione». Sotto si sente la risata di Nassi, icona amaranto, storico dirigente del Livorno. Quel Livorno che oggi è in testa alla classifica e aspetta il fanalino di coda Prato.
Stringara, partita facile o piena di insidie?
«Non credo che il Livorno visto fino ad ora commetta l’errore grossolano e madornale di sottovalutare questa partita. Sono proprio queste le partite di cui diffidare. Solo il Livorno si può far male».
È stato giocatore. È allenatore. Come si preparano queste sfide nei due ruoli?
«È sempre il campo a emettere la sentenza. Queste non sono situazioni facilissime. Puoi leggere la squadra mille volte nella settimana, ma se in campo non ci va gente con le spalle larghe e che non capisce che serve la massima concentrazione, queste partite possono complicarsi. Per un allenatore queste sono le giornate che non vorrebbe mai incontrare sul suo cammino».
Il Livorno però è una squadra esperta e non dovrebbero esserci problemi...
«A volte proprio l’esperienza ti fa pensare che in un modo o in un altro si può venire a capo di queste partite, per cui è bene che i ragazzi stiano sul pezzo».
Detto questo, però il Livorno è più forte del Prato. Quindi?
«Quindi se gli amaranto segnano subito, possono anche finire la partita in goleada. Sono comunque convinto che la squadra darà il meglio di sé. Il motivo? Anzi. Il monito: il pareggio dell’andata. Quel precedente deve rasserenare tutti. Il Livorno contro il Prato ci ha già sbattuto la faccia a settembre. Stavolta non succederà».
Dopo il Prato c’è la sosta e inizia il mercato. Al Livorno che cosa serve?
«Se ci fosse da mettere dentro qualcuno io opterei per giovani forti e di prospettiva. O meglio nella prospettiva del prossimo anno».
Dove per prossimo anno intende la serie B?
«Sì. Non sono l’allenatore del Livorno e posso permettermi di parlare liberamente. Gli altri usino pure tutte le scaramanzie del caso, ma dovrebbero accadere cose pazzesche perché il Livorno non centri la promozione nella piena consapevolezza che comunque al momento c’è ancora tanta strada da fare e la serie B non è ancora stata conquistata».
Torniamo al mercato. Cosa serve al Livorno?
«Prenderei un centrocampista giovane. Uno della qualità, sebbene in un ruolo diverso, di Pirrello tanto per intenderci. Poi sta alla società individuare rinforzi in altri ruoli. L’identikit però è quello. Elementi di giovane età, in grado di avere gamba quando arriveranno i primi caldi e buoni per il prossimo anno».
Chi viene, però, sa di dover partire dalla panchina. Mica è facile trovare chi si adatta...
«Non è del tutto vero. I dirigenti amaranto avranno di certo visto buoni giocatori in serie C, magari di Arezzo o Pistoiese giusto per fare due esempi. E chi viene da quelle società, per venire a giocare a Livorno può entrare in punta di piedi».
Secondo lei qual è la reale forza del Livorno?
«La continuità di rendimento. È quella che le farà vincere il campionato. Le altre si auto-elimineranno. Abbandoneranno la contesa come è accaduto negli anni scorsi alle rivali della Juve. Continuità e tranquillità».
Tranquillità? Vale a dire?
«Giro a voi la domanda. Quante volte è andato sotto il Livorno? Molte. Eppure ha sempre rimontato. Gli amaranto si sono messi lì, senza agitarsi e quasi sempre hanno ribaltato le partite. Non stritolano mica gli avversari. Anzi. Nell’arco di una partita concedono palle gol, quindici e venti minuti agli altri. Poi però vincono. Vi pare poco?»
Merito di?
«Sottil. È evidente che è entrato nella testa dei giocatori che lo seguono, lo stimano e gli vanno dietro».
C’è un giocatore imprescindible in questa squadra?
«Certo. Valiani. A Pontedera Murilo segnò tre gol, ma la vinse Valiani. Riguardatevi quella partita. Dopo lo 0-2 non si dette per vinto. Insegnò ai compagni a credere nella rimonta. Strepitoso. Se avessi un oscar da assegnare lo darei a lui».
E ai tifosi che cosa dice?
«Godetevi il momento perché quando si vince, a prescindere dalla categoria, si deve godere. E basta».
Stringara, partita facile o piena di insidie?
«Non credo che il Livorno visto fino ad ora commetta l’errore grossolano e madornale di sottovalutare questa partita. Sono proprio queste le partite di cui diffidare. Solo il Livorno si può far male».
È stato giocatore. È allenatore. Come si preparano queste sfide nei due ruoli?
«È sempre il campo a emettere la sentenza. Queste non sono situazioni facilissime. Puoi leggere la squadra mille volte nella settimana, ma se in campo non ci va gente con le spalle larghe e che non capisce che serve la massima concentrazione, queste partite possono complicarsi. Per un allenatore queste sono le giornate che non vorrebbe mai incontrare sul suo cammino».
Il Livorno però è una squadra esperta e non dovrebbero esserci problemi...
«A volte proprio l’esperienza ti fa pensare che in un modo o in un altro si può venire a capo di queste partite, per cui è bene che i ragazzi stiano sul pezzo».
Detto questo, però il Livorno è più forte del Prato. Quindi?
«Quindi se gli amaranto segnano subito, possono anche finire la partita in goleada. Sono comunque convinto che la squadra darà il meglio di sé. Il motivo? Anzi. Il monito: il pareggio dell’andata. Quel precedente deve rasserenare tutti. Il Livorno contro il Prato ci ha già sbattuto la faccia a settembre. Stavolta non succederà».
Dopo il Prato c’è la sosta e inizia il mercato. Al Livorno che cosa serve?
«Se ci fosse da mettere dentro qualcuno io opterei per giovani forti e di prospettiva. O meglio nella prospettiva del prossimo anno».
Dove per prossimo anno intende la serie B?
«Sì. Non sono l’allenatore del Livorno e posso permettermi di parlare liberamente. Gli altri usino pure tutte le scaramanzie del caso, ma dovrebbero accadere cose pazzesche perché il Livorno non centri la promozione nella piena consapevolezza che comunque al momento c’è ancora tanta strada da fare e la serie B non è ancora stata conquistata».
Torniamo al mercato. Cosa serve al Livorno?
«Prenderei un centrocampista giovane. Uno della qualità, sebbene in un ruolo diverso, di Pirrello tanto per intenderci. Poi sta alla società individuare rinforzi in altri ruoli. L’identikit però è quello. Elementi di giovane età, in grado di avere gamba quando arriveranno i primi caldi e buoni per il prossimo anno».
Chi viene, però, sa di dover partire dalla panchina. Mica è facile trovare chi si adatta...
«Non è del tutto vero. I dirigenti amaranto avranno di certo visto buoni giocatori in serie C, magari di Arezzo o Pistoiese giusto per fare due esempi. E chi viene da quelle società, per venire a giocare a Livorno può entrare in punta di piedi».
Secondo lei qual è la reale forza del Livorno?
«La continuità di rendimento. È quella che le farà vincere il campionato. Le altre si auto-elimineranno. Abbandoneranno la contesa come è accaduto negli anni scorsi alle rivali della Juve. Continuità e tranquillità».
Tranquillità? Vale a dire?
«Giro a voi la domanda. Quante volte è andato sotto il Livorno? Molte. Eppure ha sempre rimontato. Gli amaranto si sono messi lì, senza agitarsi e quasi sempre hanno ribaltato le partite. Non stritolano mica gli avversari. Anzi. Nell’arco di una partita concedono palle gol, quindici e venti minuti agli altri. Poi però vincono. Vi pare poco?»
Merito di?
«Sottil. È evidente che è entrato nella testa dei giocatori che lo seguono, lo stimano e gli vanno dietro».
C’è un giocatore imprescindible in questa squadra?
«Certo. Valiani. A Pontedera Murilo segnò tre gol, ma la vinse Valiani. Riguardatevi quella partita. Dopo lo 0-2 non si dette per vinto. Insegnò ai compagni a credere nella rimonta. Strepitoso. Se avessi un oscar da assegnare lo darei a lui».
E ai tifosi che cosa dice?
«Godetevi il momento perché quando si vince, a prescindere dalla categoria, si deve godere. E basta».
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