Il Tirreno

Livorno

Pielle, che succede? Lo spogliatoio di ferro non sorride più

di Francesco Parducci
Pielle, che succede? Lo spogliatoio di ferro non sorride più

Precampionato da favola, due vittorie in avvio, poi il crollo Dal caso-Sidoti, ai problemi tattici: ecco che cosa non va

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LIVORNO. Chi gioca o ha giocato lo chiama “il bao”, il baco, un verme viscido e strisciante che penetra dentro la mela (in questo caso, lo spogliatoio) e crea danni peggiori della grandine. I canti si trasformano in mugugni, i selfie rimangono solo nella memoria dei cellulari, gli abbracci sono sostituiti da teste basse sulle panche, le pacche degli allenatori diventano rinfacciamenti per quell'ultima chiusura mancata o per il minutaggio dimezzato. Detto in soldoni: vincere aiuta a vincere, più che perdi e più che perderai.

Quelli che l'anno scorso giocavano con il sorriso, palesemente divertendosi prima di ogni altra cosa, ora giocano senza serenità, con la paura negli occhi e sulla spalla una scimmia sempre più pesante, quella di perdere ancora. È possibile che sia bastata una sconfitta, una sola, quella con Agliana alla terza giornata per far entrare “il bao” nello spogliatoio della PL?

Ricapitoliamo. Sette successi consecutivi in precampionato fra Coppa e tornei, due vittorie larghe alle prime due di campionato, su squadre non di seconda fascia come Castelfiorentino e Altopascio. Ci sono tutti gli elementi per ritenere che la squadra di Mori sia destinata, se non a ripetere il travolgente campionato scorso (quest'anno il livello è più alto) quantomeno una stagione nel gruppo delle prime, anche perché in estate il colpo del mercato l'hanno fatto i dirigenti biancazzurri, portando a casa la firma di “certo” Fiorello Toppo. Invece basta quella inopinata sconfitta in un finale farcito di sbagli come un panino di Giovanni per imboccare il tunnel peggiorando la situazione settimana dopo settimana.

Peggiora la difesa, in almeno un paio di occasioni, ma sopratutto è l'attacco che va in involuzione paurosa, portando a più riprese punteggi l'anno scorso sconosciuti in una squadra che, ora, dovrebbe avere i 70/75 punti nelle mani senza alcuna fatica. Il tiro da 3 è, in tutta evidenza, il problema principale specie perchè la Pielle lo usa parecchio (e a volte, purtroppo, ne abusa). 5/20 a Siena, 3/19 nel derby, il picco negativo il 3/27 di sabato scorso. Seguono a ruota gli errori nei tiri liberi, da sempre nel Dna della Pielle, malattia che sembrava quest'anno in via di guarigione anche grazie alle altissime percentuali di Toppo fino a che anche lui non ha pensato bene di adeguarsi al resto della compagnia e di abbassarle vistosamente.

Manca il clima, perché giocare al PalaMacchia, specie nell'infausto orario del sabato sera alle 21,15, è sostanzialmente (nonostante gli sforzi dello zoccolo duro della tifoseria) come giocare in campo neutro, cosa ben diversa dalla vecchia, cara bolgia del PalaCosmelli e qui una domanda, posta senza la minima acrimonia: ma chi glielo ha fatto fare ai dirigenti della Pielle (che vanno solo ringraziati per gli sforzi economici, l'ultimo, Benini e organizzativi fatti) di lasciare l'amnios materno del Cosmelli? Quali vantaggi speravano di trarne?

Nel mezzo a tutto ciò c'è anche il caso-Sidoti ma su questo non abbiamo mai preso posizione e non intendiamo farlo adesso, magari ricordando a tutti quello che Lao Tze, che non era il primo cretino qualsiasi, scriveva già quasi 2500 anni fa: «In ogni questione esistono sempre tre verità: la mia, la tua e quella vera».

E questo è quanto. Come se ne esce? Prima di tutto (anche se non sarà possibile prima della fine del girone d'andata) con un altro piccolo sforzo societario, per dotare la squadra di un po' di pericolosità nel tiro da 3 visto che al momento Buzzo e Massoli (1 su 15 in due all'ultima uscita) non sembrano averne. Poi nello spogliatoio, tutti insieme. Prima che “il bao” non si mangi tutta la mela.

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