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Il giro del mondo in 211 maglie: una collezione da guinness - Video
Livorno, Simone Panizzi 34 anni ha almeno una maglia per ciascuna delle nazionali di calcio riconosciute dalla Fifa. Da quella inviate dai dirigenti, a quelle scambiate con i giocatori più poveri è l’unico ad avere tutte le casacche originali: «Il mio tesoro più grande»
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LIVORNO. Nome: Simone. Cognome: Panizzi. Età: 34. Hobby: Collezionare le maglie di tutte le Nazionali. Chissà se nel suo curriculum il livornese Simone Panizzi ha aggiunto che è stato il primo al mondo a portare a termine la collezione delle maglie di tutte le nazioni. Probabilmente sì, vista la difficoltà di un'impresa del genere. Dall'Angola, alla Siria, dal Chad alla Micronesia, sono 211 le t-shirt che custodisce gelosamente in casa, tra armadio, grucce e scatoloni.
«Prima – spiega – erano 209 le Nazionali ufficiali riconosciute dalla Fifa. Poi un anno e mezzo fa sono entrate anche Kosovo e Gibilterra. E ho aggiunto anche quelle. In realtà ne ho molte di più di 211 perché magari di qualche squadra me ne sono arrivate due o tre. L'importante è che siano tutte originali. Ed è lì il problema, spesso anche i giocatori hanno dei falsi. In giro ci sono così tanti tarocchi che è difficile riconoscerli».
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In che senso?
«Ci sono tante nazioni che non commercializzano le maglie, costerebbero troppo e nessuno le compra. O magari il calcio non è molto seguito. Chad o Repubblica Centrafricana, per esempio, ne ordinano 30 in un anno e i giocatori usano sempre la stessa. Magari i calciatori, non potendomi dare la propria, in buona fede sono andati a comprarne una nel loro paese. Ma era un falso. Io sto molto attento all'originalità delle t-shirt. Per me è ufficiale solo se regalata da un giocatore o ordinate appositamente dalla federazione».
Come ha contattato i giocatori?
«Principalmente grazie ai social o indirettamente attraverso conoscenze. Ad esempio conosco Giorgio Chiellini e oltre alla sua maglia autografata, mi ha fatto avere quella della Repubblica Ceca, del Messico, di Haiti e dell'Armenia. Tutte scambiate a fine partita. Altre volte me le sono fatte spedire direttamente dai calciatori o dai dirigenti. E non è certo stato facile».
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Qualche aneddoto?
«Ne potrei raccontare tantissimi. Un giocatore del Ruanda, in cambio della sua maglia, mi ha chiesto un paio di scarpe da calcio. Le comprai su internet e le spedii al fratello che stava in Belgio. Poi lui le mandò in Africa. So che le ha utilizzate per tutta la stagione. Quella della Siria, invece, l'ho avuta grazie a un giornalista sportivo di lì. L'ha data all'ambasciata italiana di Damasco che l'ha inviata a Roma. Stesso discorso per il Kuwait. La maglia della Somalia è introvabile. La mia fortuna è stata che un dirigente della Nazionale era in Svezia e me l'ha venduta. Con un calciatore lettone, invece, sono rimasto in contatto parecchio. Mi dette la sua maglia e un anno fa è venuto qui a Livorno. Ci incontrammo, lo invitai a cena a mangiare il cacciucco e poi a bere il ponce dal Civili».
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Come è nata l'idea di una collezione?
«Non c'è stato un vero motivo per cui ho iniziato. Sono sempre stato attratto delle nazioni del mondo. Mi piaceva la geografia, le bandiere. Poi iniziai a seguire il calcio e mi appassionai delle Nazionali più piccole come San Marino o Far Oer. Un anno i miei genitori andarono in Liechtenstein e chiesi loro di portarmi la maglietta. Diciamo che ho iniziato la collezione seriamente nel 2012».
E in 5 anni l'ha portata a termine, diventando il primo al mondo ad avere tutte le maglie della Fifa.
«Esatto. Prima che le raccogliessi tutte, le 211 maglie erano solo al museo della Fifa. Tutto è partito perché trovai un sito di un ragazzo inglese che collezionava maglie. Si chiama Nick Warrick ed è quello che ne ha di più al mondo, ha diversi modelli per ogni stato. Esistono maglie che non sapevo neanche esistessero. Essere riuscito a raccoglierle tutte, ha anche un valore simbolico importante. Nel mio piccolo, volevo dare il più possibilità a tutti gli stati, specialmente quelli più piccoli e poveri. Credo, infatti, che il calcio sia un ottimo strumento per abbattere le barriere culturali, linguistiche e geografiche perché tutti siamo accomunati dalla stessa passione».
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Qual è stata l'ultima?
«Quella di Tahiti. Le ho dato la caccia per 2 anni. L'ho comprata da un giocatore dopo la Confederation Cup. Spesso me le hanno regalate, altre volte le ho dovute pagare, magari ai calciatori degli stati più poveri. Ma l'ho fatto più che volentieri. Il 60 per cento delle maglie non ho avuto grossa difficoltà, il resto è stato difficilissimo. Anche perché quando ho iniziato eravamo pochi collezionisti e c'era più disponibilità. Ora sarebbe più complicato perché c'è tanta richiesta».
E adesso?
«Ora che le ho finite sto affinando la mia collezione, cercando di rimpiazzare quelle che mi piacciono meno con modelli più belli. È un lavoro di nicchia, sono sfizi che mi voglio togliere, più che altro. Ho creato un sito anche io che aggiorno costantemente e racconta tutte le storie delle maglie: si chiama All Colours of Football. Lì ho catalogato tutto. Inoltre mi piacerebbe fare una mostra a Livorno. Ho parlato con l'assessore Andrea Morini ed è venuta fuori l'idea di un'esposizione durante il prossimo Effetto Venezia, visto che il tema sarà lo sport. Credo che sarebbe una bella cosa».
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