Gioco
Il ciclismo scalda SalvianoPremiati Bertini e Nista
di Mario Orsini
Grande festa al circolo Carli con oltre 70 ex ciclisti: ricordi, emozioni e aneddoti Le targhe alla carriera consegnate da Simonetti e Sainati, presente pure Ballini
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LIVORNO. L’emozione non ha voce, ma spesso ascolta i battiti del cuore e bagna il volto di lacrime. Ed è stata una grande emozione quella che ha attanagliato gli 85enni Franco Bertini e Luciano Nista, al circolo Carli Salviano: in occasione di un incontro di ex ciclisti degli anni ’50, ’60, ’70 e ’80, organizzato dal gruppo sportivo Carli Coop La Variante con il contributo dell’ex gruppo ciclistico Brondi, sono stati infatti premiati. Entrambi, tra gli applausi, hanno ricevuto una targa ricordo dalle mani del presidente del circolo Fabio Altini e da due vecchie glorie cittadine di questo sport: Mauro Simonetti (ha premiato Bertini) e Vinicio Sainati (ha premiato Nista). Riconoscimenti meritati per due grandi uomini di vita e di sport. «Avremmo voluto premiare tutti - hanno detto Daniela Del Signore e Loredano Scardigli, vice-presidente e membro del direttivo del Carli La Variante - ma siccome era impossibile, la scelta è caduta su un grande campione come il salvianese Bertini e sul decano dei ds Nista».
Poi il pranzo. A sedersi intorno al tavolo una settantina di ex ciclisti, tra ricordi e aneddoti. Tra i presenti anche Roberto Ballini, classe 1944, un campione delle due ruote con una bella carriera professionistica alle spalle nonostante qualche malanno di troppo alla gamba sinistra: Ballini, già da giovanissimo, si mise in evidenza in gare epiche e tra i suoi avversari c’era Paolo Pancaccini, con una rivalità che divise anche i tifosi labronici in due fazioni. A riscaldare il cuore dei tifosi, in quegli anni d’oro del ciclismo labronico, fu anche Mauro Simonetti, 69 anni, medaglia di bronzo a Città del Messico, nel 1968, nella prova a squadre. Tra i presenti ha scritto pagine indelebili in questo sport anche il colligiano Antonio Salutini, classe 1947, prima come valido ciclista e poi come eccellente ds di campioni come Cipollini, Evans, Savoldelli, Gotti e per qualche mese anche di Pantani. Altro grande ex professionista Primo Mori, classe 1944, un passista scalatore di San Miniato capace di mettersi in evidenza anche sulle strade del Giro d’Italia e del Tour: è il padre dell’ex professionista Massimiliano e di Manuele, ora alla Uae Abu Dhabi. Al circolo anche Mario Berretta, l’ex ruota d’oro di Guasticce con un centinaio di vittorie nel palmares.
Ma l’elenco dei presenti che hanno scritto pagine importanti in questo sport non si ferma qui: ognuno di loro avrebbe montagne di aneddoti da raccontare. Di un ciclismo più umano, genuino, schietto e meno tecnologico di quello odierno.
Poi il pranzo. A sedersi intorno al tavolo una settantina di ex ciclisti, tra ricordi e aneddoti. Tra i presenti anche Roberto Ballini, classe 1944, un campione delle due ruote con una bella carriera professionistica alle spalle nonostante qualche malanno di troppo alla gamba sinistra: Ballini, già da giovanissimo, si mise in evidenza in gare epiche e tra i suoi avversari c’era Paolo Pancaccini, con una rivalità che divise anche i tifosi labronici in due fazioni. A riscaldare il cuore dei tifosi, in quegli anni d’oro del ciclismo labronico, fu anche Mauro Simonetti, 69 anni, medaglia di bronzo a Città del Messico, nel 1968, nella prova a squadre. Tra i presenti ha scritto pagine indelebili in questo sport anche il colligiano Antonio Salutini, classe 1947, prima come valido ciclista e poi come eccellente ds di campioni come Cipollini, Evans, Savoldelli, Gotti e per qualche mese anche di Pantani. Altro grande ex professionista Primo Mori, classe 1944, un passista scalatore di San Miniato capace di mettersi in evidenza anche sulle strade del Giro d’Italia e del Tour: è il padre dell’ex professionista Massimiliano e di Manuele, ora alla Uae Abu Dhabi. Al circolo anche Mario Berretta, l’ex ruota d’oro di Guasticce con un centinaio di vittorie nel palmares.
Ma l’elenco dei presenti che hanno scritto pagine importanti in questo sport non si ferma qui: ognuno di loro avrebbe montagne di aneddoti da raccontare. Di un ciclismo più umano, genuino, schietto e meno tecnologico di quello odierno.
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