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Il Livorno fa punto e a capo «A Cuneo ci rialzeremo»

di Fabrizio Pucci
Il Livorno fa punto e a capo «A Cuneo ci rialzeremo»

Sottil chiede più umiltà: «Se pensiamo di essere bravi, ci facciamo del male» Il sorpasso del Siena non preoccupa, la classifica resta molto positiva

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LIVORNO. Siamo sinceri. Quando Maiorino in tap in sulla conclusione dalla distanza di Giandonato l’ha messa dentro, tutti quanti abbiamo fatto lo stesso ragionamento: «Il più è fatto. Figuriamoci se questa squadra d’acciaio, capace di prendere a pallonate Alessandria, Lucchese e Pistoiese e di vincere a Pontedera partendo da 0-2 con tre reti negli ultimi minuti, si fa riprendere in casa dall’Arezzo».

Alzi la mano chi – al 20’ del primo tempo con la squadra in serena amministrazione del vantaggio – non ha aperto l’app livescore per andare a vedere la classifica con l’acquolina in bocca. Occhi stropicciati e gioia nel cuore: Livorno 19, Siena 18 e – come avrebbe detto l’indimenticabile Adriano Dezan, via via tutte le altre. Questo senza contare che gli amaranto viaggiano con una partita in meno. Insomma erano prove tecniche di fuga.

LIVORNO NARCISO. Il guaio è che quell’ingenuo percorso mentale, magari anche solo come esiziale retropensiero, lo hanno fatto anche gli amaranto in campo. Nel primo tempo hanno mostrato le solite, belle e fluide trame di sempre. Quelle che regalano la piacevole sensazione che prima o poi qualcosa di interessante e pericoloso per le difese avversarie possa accadere. Poi switch off. Interruttore spento. La squadra si è seduta iniziato a specchiarsi nella sua bellezza, nei suoi schemi applicati con disarmante naturalezza.

In sostanza come ha detto Sottil a fine partita con quattro, chiarissime parole «ha smesso di giocare». Il problema è che nel contempo ha iniziato a scherzare con il fuoco perché in questo campionato se non si sta sul pezzo per minuti 90 più recupero finisci per essere infilzato anche dall’avversario più scarso. Cosa che non è l’Arezzo, squadra tosta e ben organizzata. Per la verità gli ospiti hanno pareggiato nell'unica, mezza occasione costruita nella ripresa, ma questo non cambia di un grammo il peso del giudizio su una partita gettata al vento per dabbenaggine.

E poi quel gol di D’Ursi, per come è arrivato è la dimostrazione che la soglia di attenzione del Livorno si era pericolosamente abbassata oltre il livello di guarda. Impietosi i frame di questi secondi: la difesa è fuori asse su un lancio verso il lato debole. Pedrelli che perde il tempo della chiusura per alzare un braccio invocando un offside che non c’è. Guscio dell’uovo rotto, padella calda, frittata in cottura, primato perso e prima notte insonne del campionato.

«POCA UMILTÁ». Andrea Sottil prende il punto ma lancia anche un messaggio alla squadra. «Non possiamo prescindere da umiltà e determinazione, e se pensiamo di essere bravi e imbattibili ci facciamo del male». Lettura da condividere nella consapevolezza che comunque questa squadra sta mettendo insieme un ottimo inizio di stagione. «Proprio per questo non è il caso di essere severo. Mettiamola così: che questo pareggio serva da lezione a tutti noi, a cominciare dal sottoscritto che della gestione tecnica della squadra sono il responsabile. Con l’Arezzo c’era qualcosa in testa che doveva essere registrato. Lo metteremo a posto per Cuneo».

Giusto. Fare tesoro degli errori, porre rimedio e ripartite può forti di prima. Il Livorno, questo Livorno può farlo. Deve farlo a cominciare da domenica prossima. Senza sconti, né distrazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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