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Storia del “bimbo delle Sorgenti” un libro dedicato a Ovidio Pessi

Storia del “bimbo delle Sorgenti” un libro dedicato a Ovidio Pessi

LIVORNO. Anche se il “Caprilli” ormai è chiuso con il rammarico di tutta la città che in estate ne aveva fatto il palcoscenico preferito, nessuno può aver dimenticato Ovidio Pessi, il fantino (poi...

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LIVORNO. Anche se il “Caprilli” ormai è chiuso con il rammarico di tutta la città che in estate ne aveva fatto il palcoscenico preferito, nessuno può aver dimenticato Ovidio Pessi, il fantino (poi allenatore) più popolare di Livorno, colui che il nostro Giampiero Celati definì “il bimbo delle Sorgenti”. E tale restò, per tutta la sua immensa carriera di fantino e poi di allenatore, con quasi duemila corse vinte su tutti gli ippodromi italiani, compreso un titolo europeo.

A questo personaggio che ha così ben rappresentato l’ippica labronica, il giornalista Renzo Castelli ha dedicato un libro: “Il bimbo delle Sorgenti – Ovidio Pessi: storia di una vita “. Castelli non si limita a raccontare la straordinaria vicenda sportiva di Pessi, le tante corse vinte su tutti gli ippodromi italiani, ma ne ricostruisce l’intera esistenza fin dalla nascita che avvenne nei giorni bui dei bombardamenti su Livorno, una città che, come sappiamo bene, fu una delle più martoriate d’Italia.

Nel libro si racconta quindi il difficile apprendistato nelle scuderie di via dei Pensieri, l’incontro con le figure più note di allenatori e fantini nelle varie epoche, i trionfi più densi di significato come il duplice successo in sella a Hipcress nelle due edizioni della “Coppa del Mare” del 1975 e del 1976.

Il libro nasce da un racconto che Pessi ha voluto fare al giornalista-scrittore, una lunga “confessione” nella quale emergono, oltre alla soddisfazione per una carriera importante, anche il dolore per le condizioni attuali di quello che era stato l’ippodromo “Federico Caprilli”. «È là che sono sportivamente nato – dice Pessi -, è là che ho realizzato tanta parte della mia carriera. Vedere oggi in quali condizioni sono state ridotte le sue strutture non soltanto mi addolora ma è come se una parte della mia vita fosse stata cancellata».

Troppi ricordi sono legati al “Caprilli”, come la serata magica del 17 dicembre del 1960 allorché Pessi vinse tutte le cinque corse disputate e Celati lo esaltò su “Il Tirreno” chiamandolo “il bimbo delle Sorgenti” perché era in via delle Sorgenti che lui aveva abitato fin da piccolo. In seguito Pessi lavorò nelle più importanti scuderie d’Italia conquistando anche la stima dei colleghi che lo considerarono persona corretta e affidabile da eleggerlo rappresentante nazionale dei fantini e, in seguito, degli allenatori.

La vicenda umana del protagonista, ambientata nel variopinto mondo delle corse dei cavalli, che Castelli arricchisce di aneddoti inediti raccontati con mano leggera, fu tuttavia attraversata non soltanto dal clamore negli ippodromi e delle tante vittorie. La vita di Pessi è stata infatti segnata anche da tragedie familiari, come la morte in un incidente stradale del fratello ventenne e quella dell’unico figlio, Sergio, che si suicidò in Francia. È la “storia di una vita”, con i suoi bagliori e i suoi momenti più bui.

Antonio Scuglia



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