Il Tirreno

Livorno

Personalità, panchina e patto coi tifosi: i tre segreti della svolta

di Alessandro Bernini

LIVORNO. Sei partite, 16 punti, 2 di vantaggio sulla seconda, 5 sul Pisa, 13 (!) sull’Alessandria. Forza, su, ora non iniziate a dire “l’avevo detto”. Perché la verità è che non l’aveva detto nessuno,...

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LIVORNO. Sei partite, 16 punti, 2 di vantaggio sulla seconda, 5 sul Pisa, 13 (!) sull’Alessandria. Forza, su, ora non iniziate a dire “l’avevo detto”. Perché la verità è che non l’aveva detto nessuno, neanche quello che vede una goccia nel bicchiere e pensa che sia mezzo pieno.

CHE GODURIA. Ci ricorderemo a lungo della vittoria di Pontedera. Incredibile, senza logica, da brividi. Raramente la nostra storia ci ha regalato successi di questo tipo, anzi, piuttosto le rimonte le abbiamo subite. Ma quando perdi 2-0 a una manciata di minuti dalla fine e poi vinci 3-2, allora hai tutto il diritto di godere senza ritegno.

La stoccata della vittoria di Murilo ha trasformato lo stadio “Mannucci” in una bolgia: quello che è successo in gradinata è sotto gli occhi di tutti, ma anche in tribuna abbiamo visto esplodere tifosi che solitamente si guardano la partita composti come scolaretti. Gustiamoci questi attimi fino in fondo.

PERSONALITÁ E PANCHINA. È la terza volta in sei partite che il Livorno va sotto. Se va sotto (come con Gavorrano, Prato e Pontedera) allora c’è tanto da soffrire, se invece passa in vantaggio (Alessandria, Pistoiese, Lucchese) allora l’avversario sarà asfaltato.

Cosa significa questo. Tre cose. 1) Bisogna evitare cali di tensione e gol concessi gratuiti, perché non sempre si potrà rimontare e buttarsi via per delle leggerezze non avrebbe senso. 2) La squadra ha personalità, non si abbatte, sa reagire e sente nelle vene la carica dei tifosi. C’è un patto d’acciaio non scritto che sta prendendo forma. 3) La panchina è talmente lunga che, quando arrivi al secondo tempo, gli allenatori avversari cercano disperatamente soluzioni tra i loro giovani mentre Sottil (che comunque sa leggere le partite) dove pesca pesca, pesca bene. Sfidiamo chiunque a potersi concedere il lusso di togliere all’intervallo Maiorino e Doumbia.

CATTIVI SOTTO PORTA. Segna tanto il Livorno. In 6 partite ne ha fatti 14, più di 2 di media. Solo la Viterbese (16) ha un attacco migliore. Eppure siamo convinti che è proprio questo il reparto nel quale il Livorno ha i maggiori margini di crescita.

Prendete il primo tempo di ieri, ma anche la partita col Prato. Quante volte la palla è finita dentro l’area e abbiamo alzato il collo cercando chi la buttasse dentro? In realtà la zampata non c’è stata. Un po’ Vantaggiato che sta meglio ma ancora non sfonda le reti, un po’ i tre alle sue spalle che devono migliorare nei tempi di inserimento, fatto sta che spesso raccogliamo un po’ meno di quanto seminato.

I fatti dicono che passare in vantaggio è fondamentale. Lo abbiamo visto prima. Tre volte il Livorno è andato sull’1-0 e tre volte gli avversari sono stati presi a pallonate. Non è un caso. Contro di noi giocano tutti chiusi, spesso in 10 dietro la linea della palla, più passano i minuti e più quelli parcheggiano il pullman davanti all’area di rigore. Se invece apriamo la partita e gli altri devono recuperare, si aprono autostrade a tre corsie che ci mandano a nozze.

EQUILIBRI. Tutte considerazioni e equilibri che comunque Sottil ha ben chiari in mente. La panchina lunga è importante per cambiare la partita e per non sfiancare i titolari. Ci piace comunque il fatto che l’allenatore abbia la sua idea tattica (4-2-3-1) e non la cambi in base all’avversario. Come a dire: siete voi che vi dovete adeguare a noi. È comunque un segnale forte che lo scorso anno ad esempio ci è mancato.

Domani la C torna in campo ma il Livorno riposa. Al Coni si prepara la partita di domenica sera con l’Arezzo, noi invece non dobbiamo correre e allora godiamoci ancora un altro po’ i fotogrammi pazzeschi di Pontedera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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