Il Tirreno

Livorno

mauro facci

di Nicolò Cecioni

LIVORNO. Il boato, la gioia irrefrenabile di un popolo intero, la corsa di tutta la squadra sotto il settore ospiti. Difficilmente ci dimenticheremo di questa domenica, una delle più belle trasferte...

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LIVORNO. Il boato, la gioia irrefrenabile di un popolo intero, la corsa di tutta la squadra sotto il settore ospiti. Difficilmente ci dimenticheremo di questa domenica, una delle più belle trasferte degli ultimi anni. Ora perà guai illudersi, testa bassa e pedalare

La pensa proprio così anche il direttore sportivo Mauro Facci. «È stata una partita al cardiopalma – ha detto – che ha messo a dura prova il nostro cuore. Novanta minuti sofferti, come spesso capita in un campionato come la serie C. Il Livorno ha dominato per larga parte del primo tempo, poi abbiamo subito gol e lì la strada si è complicata».

La squadra, comunque, ha continuato a lottare con intelligenza, senza mai farsi prendere dalla foga.

«Esatto. È stata questa la nostra arma vincente. I ragazzi sono stati formidabili, soprattutto quando tutto sembrava perduto. Dopo l'1-0 non riuscivamo più a trovare gli spazi per attaccare. Ma non per questo abbiamo rinunciato al gioco, lasciandoci prendere dalla tentazione di buttare la palla in avanti alla ricerca disperata di un gol in mischia. Il gruppo ci ha sempre creduto, mantenendo lucidità e testa. Ed è grazie a questa freschezza che abbiamo centrato la rimonta».

Oltre a Murilo, quanto hanno inciso gli innesti?

«Tantissimo, ovviamente. Con il fatto che quest'anno possiamo sostituire cinque giocatori, chi entra deve portare in campo energia e voglia di ribaltare il risultato. Proprio come è successo. Onore, comunque, al Pontedera, che ha giocato una delle migliori partite da inizio anno. Se giocheranno sempre con questo spirito, usciranno presto dalla zona retrocessione».

E cosa succederà, invece, se con questo spirito ci giocherà sempre il Livorno?

«Rischieremo sempre di perdere. Dobbiamo essere più pratici e cinici. Le partite vanno chiuse subito. Abbiamo avuto tante chance che non abbiamo sfruttato. Quando una squadra produce così tanto, bisogna migliorare in zona gol».

Colpa di Vantaggiato, dunque?

«No, lui ha lavorato tanto per la squadra. Si è dato da fare e ha recuperato diversi palloni, arrivando fino a centrocampo. Ma di lui abbiamo bisogno in area di rigore. Vogliamo che le sue qualità le sfrutti maggiormente vicino alla porta, altrimenti andiamo a snaturare il nostro gioco. Di palle ne sono arrivate diverse, ma Daniele faceva un lavoro che non gli consentiva di essere in area al momento giusto. Quel lavoro lo devono fare gli altri, gli esterni, i centrocampisti e Maiorino».

Aldo Spinelli l'ha chiamata?

«Ci sentiamo sempre con il presidente a fine partita. L'ho sentito felice per la vittoria e per la reazione che ha avuto la squadra».

Tornerà allo stadio?

«Di questo non ne abbiamo parlato».

Ora la sosta che permette al Livorno di rifiatare un po'.

«La sosta capita al momento giusto. I ragazzi hanno bisogno di rifiatare, con una settimana di lavoro importante. Due settimane di stop sarebbero state troppe, una è perfetta. Anche perché noi abbiamo giocato di mercoledì dieci giorni fa, ora ci riposiamo. Siamo contenti di aver ricreato questo entusiasmo e vogliamo che questo clima duri fino in fondo. Ma non dobbiamo avere cali di tensione. Con l'Arezzo daremo il massimo perché loro sono agguerriti e stanno risalendo la china». Sarà un'altra battaglia, ma ormai questa squadra ci è abituata.

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