Gioco
Di Carlo guarda in alto «Sottil l’uomo giusto per ritornare in B»
di Fabrizio Pucci
«Squadra con ottime individualità e stimo molto Luci Spinelli? Presidente modello, ma a volte un po’ monello...»
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Ma come? Mi chiedi se seguo il Livorno? La risposta è scontata. Certo che sì. Sono un tifoso della squadra amaranto e in quanto tale sono aggiornatissimo». Dopo la parentesi al timone dello Spezia, Mimmo Di Carlo oggi è un (ottimo) allenatore in cerca di una panchina: «Nel mio lavoro può succedere di rimanere fermo – ha dichiarato – per cui non ne faccio un dramma anche se ovviamente si sta meglio quando si è nella mischia». Lui non lo dice, ma è normale che aspetti una chiamata dalla serie A: aspirazione legittima anche perché Di Carlo – che qui ha giocato nell’anno del debutto di Jaconi sulla panca amaranto sulla quale si è poi seduto anche lui nel 2014 - ha ampiamente dimostrato di valere la categoria.
E questo Livorno in serie C che effetto le fa?
«Beh. Fa male. Ricordate? Nel 2000/01 insieme a Igor, Osvaldo Jaconi e con un gruppo di giocatori eccezionale iniziammo il ciclo che poi ha portato il Livorno in serie A. Ora c’è da risalire perché non è proprio questa la categoria giusta per una piazza come quella amaranto».
L’inizio di campionato è stato incoraggiante, vero?
«Sì. Questa è un’ottima squadra forte di individualità interessanti, può fare davvero bene».
Che cosa pensa di Sottil?
«Il Livorno è in buonissime mani. È un bravo ragazzo, un allenatore preparato».
Che tra l’altro ha dimostrato di non essere un integralista del 4-2-3-1…
«Giustamente. Ogni allenatore ha il suo pensiero tattico che però è opportuno modulare anche in base alle caratteristiche dei giocatori di cui dispone».
Cinque partite, tredici punti. Ora il Livorno non può più nascondersi…
«È normale. D’altronde il Livorno in C non può che cercare di vincere il campionato. In serie B può andare bene anche disputare un buon torneo, mentre in A deve pensare solo a salvarsi».
E ora che cosa deve fare la squadra per rimanere lassù?
«Lavorare sempre con la massima attenzione e con umiltà. Guai se i ragazzi iniziassero a pensare di aver vinto qualcosa o di essere imbattibili. Anche se sono lontano, mi sembra di capire che questo gruppo ha molta voglia di fare e soprattutto fame di riscatto. Proprio come i tifosi e questo può essere il valore aggiunto alla squadra. Tra l’altro c’è ancora qualcuno che ho allenato tre anni fa in serie A. Luci, per esempio. E poi c’è anche Pietro Spinosa, il preparatore dei portieri. Persone che stimo e a cui voglio bene».
E c’è ancora Spinelli a guidare il vapore.
«Spinelli è un presidente modello anche se a volte un po’ monello».
Modello e monello. Dalla D alla N c’è un mondo.
«È esemplare perché tiene i conti a posto e garantisce continuità al Livorno da quasi vent’anni. E la continuità prescinde dalla categoria. Detto questo, anche se oggi si è tornati in C, con lui Livorno ha toccato la serie B, la A e anche la Coppa Uefa. Mica roba da poco».
E monello perché?
«Nel 2014 non mi fece finire il campionato alla guida della squadra. Quando fui esonerato eravamo a soli tre punti dalla zona salvezza. Sono convinto che ce l’avremmo fatta. Purtroppo non mi fu data la possibilità di giocarmela fino in fondo. Senti. Prima di salutarci posso approfittare del vostro giornale per mandare un abbraccio alla città di Livorno».
Certo,
«Io e la mia famiglia abbiamo vissuto un anno bellissimo nella vostra città. Il dramma dell’alluvione ci ha toccato nel profondo. Abbiamo sofferto come voi e con voi. E Ma sono certo che Livorno si è già rialzata e tornerà più bella di prima».
E questo Livorno in serie C che effetto le fa?
«Beh. Fa male. Ricordate? Nel 2000/01 insieme a Igor, Osvaldo Jaconi e con un gruppo di giocatori eccezionale iniziammo il ciclo che poi ha portato il Livorno in serie A. Ora c’è da risalire perché non è proprio questa la categoria giusta per una piazza come quella amaranto».
L’inizio di campionato è stato incoraggiante, vero?
«Sì. Questa è un’ottima squadra forte di individualità interessanti, può fare davvero bene».
Che cosa pensa di Sottil?
«Il Livorno è in buonissime mani. È un bravo ragazzo, un allenatore preparato».
Che tra l’altro ha dimostrato di non essere un integralista del 4-2-3-1…
«Giustamente. Ogni allenatore ha il suo pensiero tattico che però è opportuno modulare anche in base alle caratteristiche dei giocatori di cui dispone».
Cinque partite, tredici punti. Ora il Livorno non può più nascondersi…
«È normale. D’altronde il Livorno in C non può che cercare di vincere il campionato. In serie B può andare bene anche disputare un buon torneo, mentre in A deve pensare solo a salvarsi».
E ora che cosa deve fare la squadra per rimanere lassù?
«Lavorare sempre con la massima attenzione e con umiltà. Guai se i ragazzi iniziassero a pensare di aver vinto qualcosa o di essere imbattibili. Anche se sono lontano, mi sembra di capire che questo gruppo ha molta voglia di fare e soprattutto fame di riscatto. Proprio come i tifosi e questo può essere il valore aggiunto alla squadra. Tra l’altro c’è ancora qualcuno che ho allenato tre anni fa in serie A. Luci, per esempio. E poi c’è anche Pietro Spinosa, il preparatore dei portieri. Persone che stimo e a cui voglio bene».
E c’è ancora Spinelli a guidare il vapore.
«Spinelli è un presidente modello anche se a volte un po’ monello».
Modello e monello. Dalla D alla N c’è un mondo.
«È esemplare perché tiene i conti a posto e garantisce continuità al Livorno da quasi vent’anni. E la continuità prescinde dalla categoria. Detto questo, anche se oggi si è tornati in C, con lui Livorno ha toccato la serie B, la A e anche la Coppa Uefa. Mica roba da poco».
E monello perché?
«Nel 2014 non mi fece finire il campionato alla guida della squadra. Quando fui esonerato eravamo a soli tre punti dalla zona salvezza. Sono convinto che ce l’avremmo fatta. Purtroppo non mi fu data la possibilità di giocarmela fino in fondo. Senti. Prima di salutarci posso approfittare del vostro giornale per mandare un abbraccio alla città di Livorno».
Certo,
«Io e la mia famiglia abbiamo vissuto un anno bellissimo nella vostra città. Il dramma dell’alluvione ci ha toccato nel profondo. Abbiamo sofferto come voi e con voi. E Ma sono certo che Livorno si è già rialzata e tornerà più bella di prima».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
