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Il Toro sfonda il recinto «Lo dovevo ai livornesi»

di Alessandro Bernini
Il Toro sfonda il recinto «Lo dovevo ai livornesi»

Dopo quasi tre anni Daniele Vantaggiato torna a segnare una doppietta «Senza gol mi mancava l’aria. Sono al 70% ma ho ritrovato lo scatto»

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LIVORNO. «Sai, magari dentro di te sei sicuro che tornerai al massimo. Poi però non te ne gira bene una, gli infortuni ti massacrano e allora rischi di perdere un po’ di certezze. Per fortuna ho le spalle quadrate, io non mollo». È un bel risveglio quello di Daniele Vantaggiato. Non segnava una doppietta dal l’1 novembre del 2014, Livorno-Bologna 3-2 in serie B con Gautieri in panchina.

Daniele Vantaggiato, una notte di luce dopo una settimana buia.

«Hai ragione. Una settimana buia. Non credere che noi giocatori siamo insensibili a quello che ci succede intorno, per me è stato terribile quello che è successo alla città. Livorno mi ha accolto, mi ha sostenuto, Livorno è la città della quale indosso la maglia».

Quindi vittoria con dedica.

«Inevitabile. Non possiamo pensare di regalare gioia perché quello che è successo non si può cancellare con una vittoria in una partita di calcio. Però magari una sera di sollievo sì. Forse era l’unica cosa che potevamo fare. E siamo contento di aver vinto, proprio per la gente di Livorno».

Raccontaci cosa è successo a fine partita.

«Andare sotto la curva dei nostri tifosi era il minimo. Abbiamo aspettato un po’ perché il mister e Mazzoni dovevano fare delle interviste alla tv, ma noi volevamo andare tutti insieme. È stato un momento molto emozionante. Toccante. Quei tifosi ci avevano seguito fino a Vercelli nonostante tutto ciò che è successo, hanno dimostrato il loro amore per il Livorno e per Livorno. Li abbiamo ringraziati e abbiamo regalato loro le nostre maglie. Era davvero il minimo».

La partita. Una gran bella vittoria.

«Sì, anche perché di fronte avevamo la squadra che tutti hanno indicato come la grande favorita del campionato. Il primo tempo è stato super, la squadra ha giocato compatta ed è stata micidiale nel colpire».

Una cosa è certa: se Vantaggiato inizia a buttarla dentro, il potenziale del Livorno raddoppia.

«Per me il gol è il pane. Anzi, il gol è la vita. Ti dico la verità: se non faccio gol, quasi non mi sento attaccante. Poi è chiaro che un attaccante deve fare anche tante altre cose, ma buttarla dentro ti dà ossigeno e la forza per combattere ancora di più».

Questo 4-2-3-1 è il massimo della vita per chi sta là davanti.

«Sì ma non sono tutte rose e fiori. È anche un modulo che richiede grande sacrificio per chi gioca prima punta, bisogna correre tanto. Ma va bene così. Di certo avere due esterni che sanno andare in porta e un trequartista come Maiorino che sa darti la palla al momento giusto, è un bel vantaggio».

Per quanto tempo ancora ti vedremo con la maschera?

«Penso per un altro mesetto. L’infortunio è stato più brutto del previsto. Non mi sono rotto solo lo zigomo, ma ho anche avuto una frattura sotto l’occhio e mi hanno messo sotto pelle una placca di titanio. Non è stata una operazione semplice ma anche questa è superata».

Sinceramente: a che livello di forma ti senti, in percentuale?

«Sono al 70%. Contro l’Alessandria ho sentito di nuovo un po’ di brillantezza nello scatto, che mi mancava da tempo. Quei 10 giorni senza allenarmi mi hanno un po’ frenato, ma adesso sento che sto crescendo. Per il resto, stai sicuro che il fuoco dentro ce l’ho sempre. Eccome».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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