Il Tirreno

Livorno

Corre, lotta, segna, soffre Questo Livorno si fa amare

di Alessandro Bernini
Corre, lotta, segna, soffre Questo Livorno si fa amare

Il successo con l’Alessandria ci consegna una squadra dal notevole potenziale Nella corsa dei panchinari dopo un gol, lo specchio di un gruppo d’acciaio

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Hanno scelto la notte giusta per diventare grandi. Notte di brividi e pensieri, notte di calcio e senso di appartenenza. Una notte “da livornesi”: in campo e sulle tribune.

ATTACCO BOOM. Grande vittoria contro l’Alessandria. Figlia dell’esplosione dell’attacco, di Daniele Vantaggiato ma anche Pasquale Maiorino. Se girano loro, sono dolori per tutti. Anche perché gli avversari devono marcare pure Valiani e Doumbia e la coperta per loro rischia di diventare corta.

Certo, serve equilibrio in fase difensiva. Ma venerdì il Livorno ha dato davvero quella sensazione di essere padrone della partita (nel primo tempo) che lo scorso anno raramente avevamo avuto.

IL POST PRATO. Eppure questa sensazione l’avevamo già assaporata col Prato. Lì non arrivò la vittoria solo perché l’enorme mole di gioco non trovò finalizzazione. Ma se Doumbia avesse segnato solo davanti alla porta dopo 5 minuti (ricordate?), a nostro parere sarebbe finita a pallonate anche lì.

Insomma, il potenziale del Livorno c’è. La voglia di fare la partita anche. Bisognerà evitare disattenzioni (i gol “regalati” prima a Gavorrano e Prato, ma anche qualche sbandata nel secondo tempo di Vercelli) e stare sempre “dentro” la partita.

QUELL’ABBRACCIO. Guardate bene la foto qua sopra. Questo è uno scatto fatto dopo il gol dell’1-0 di Pasquale Maiorino e siamo almeno a 30 metri dalla panchina del Livorno. E invece sono tutti lì, Anche quelli che indossano il k.way perché erano in panchina. Guadate intorno a Maiorino, nascosto da Vantaggiato: quello a sinistra è Morelli, quello dietro è Borghese. Nessuno dei due aveva toccato campo. Accanto a Borghese c’è Marchi che urla: già, proprio lui, che da titolare è finito in panchina. Eppure esultano come bambini, esultano come se avessero segnato loro. E la scena si è ripetuta anche dopo il secondo e il terzo gol.

L’abbiamo fatto notare a Andrea Sottil. Al quale la scena non era passata inosservata. «Certo che no. L’avevo notato, eccome. Siamo tanti e tutti bravi, qualcuno adesso sta trovando meno spazio ma è comunque parte integrante del gruppo. Bisogna essere tutti pronti se vogliamo provare a disputare un campionato da protagonisti. Quegli abbracci a Maiorino e Vantaggiato sono stati per me la vittoria più bella della serata».

I CINQUE CAMBI. Da non trascurare anche il fatto che Sottil abbia usato tutti i cinque cambi a sua disposizione. E stavolta non per rivoltare come un calzino il reparto offensivo. Stavolta sono entrati due centrali (Borghese e Gonnelli) e un mediano (Gemmi).

Questo significa che le alternative ci sono, sia per cambiare faccia alla partita che per coprirsi in caso di necessità. Anche se l’idea di chiudersi proprio non piace a Sottil. «No, perdere metri non mi piace - ha confidato - e nel secondo tempo qualche volta ci è capitato. A me piace un Livorno che spaventa gli avversari, che li costringe a stare dietro. Ma contro l’Alessandria, sul 3-0 per noi, poteva starci di concedere qualcosa nella ripresa». E comunque, in caso di necessità, noi abbiamo Luca Mazzoni. Scusate se è poco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web