Gioco
tifosi in silenzio per rispetto dei morti nell’alluvione
“Come l’acciaio resiste la città” In curva c’è chi ha perso tutto
dall’inviato
VERCELLI. La presenza e il silenzio. Livorno c’è. Con due striscioni. “90 minuti di silenzio per il vostro rispetto” e poi “Come l’acciaio resiste la città”. Sono arrivati quasi in 200 a Vercelli. Ci...
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VERCELLI. La presenza e il silenzio. Livorno c’è. Con due striscioni. “90 minuti di silenzio per il vostro rispetto” e poi “Come l’acciaio resiste la città”.
Sono arrivati quasi in 200 a Vercelli. Ci sono gli ultras che fino a ieri mattina erano a spalare fango tra Collinaia e Stagno e poi nel pomeriggio sono partiti in macchina. C’è il club Porto col suo “leader” Corrado Nastasio e anche con Antonella Romanacci la cui presenza è a dir poco significativa: lei con l’alluvione ha perso quasi tutto eppure ha deciso di esserci, quasi a esorcizzare il dolore, quasi a voler dire “la vita riparte”. E la sua è ripartita dal Livorno, il suo grande amore. Ci sono anche quelli del club Milano Amaranto, che girano l’Italia col loro striscione e stavolta in meno di un’ora erano a Vercelli.
INCONTRO ULTRAS. C’è un episodio che merita di essere raccontato. Prima della partita, a un autogrill alle porte di Vercelli, c’è stato un incontro tra gli ultras del Livorno e quelli dell’Alessandria. Si erano dati appuntamento. Ed è stato quasi commovente. Quelli dell’Alessandria hanno raccolto del materiale di prima necessità e l’hanno consegnato ai tifosi amaranto. Il Gruppo Ultras Valenza ha pure messo insieme una somma da consegnare alla famiglia Ramacciotti, distrutta dall’alluvione.
QUEL CORO. Soltanto a 5 minuti dalla fine i tifosi del Livorno si sono compattati sotto i loro striscioni per alzare qualche coro. Ne hanno scelto uno non casuale: “Sai quello che io sento, è un amore dentro che io ho per te, Livorno è la mia vita, non solo alla partita io sarò con te”. Dedicato non solo alla squadra ma soprattutto alla città. C’è tutto dentro queste parole. Poi l’inno, cantato a squarciagola insieme a “nei nostri cuori, Matteo nei nostri cuori” per Matteo Nigiotti, un ragazzo della curva che purtroppo ha perso la vita nelle ore dell’alluvione.
Alla fine la squadra è andata sotto al settore. Tutti, dal primo all’ultimo, hanno deciso di tirare la loro maglia. Tra la commozione e qualche lacrima che scendeva giù.
Alessandro Bernini
Sono arrivati quasi in 200 a Vercelli. Ci sono gli ultras che fino a ieri mattina erano a spalare fango tra Collinaia e Stagno e poi nel pomeriggio sono partiti in macchina. C’è il club Porto col suo “leader” Corrado Nastasio e anche con Antonella Romanacci la cui presenza è a dir poco significativa: lei con l’alluvione ha perso quasi tutto eppure ha deciso di esserci, quasi a esorcizzare il dolore, quasi a voler dire “la vita riparte”. E la sua è ripartita dal Livorno, il suo grande amore. Ci sono anche quelli del club Milano Amaranto, che girano l’Italia col loro striscione e stavolta in meno di un’ora erano a Vercelli.
INCONTRO ULTRAS. C’è un episodio che merita di essere raccontato. Prima della partita, a un autogrill alle porte di Vercelli, c’è stato un incontro tra gli ultras del Livorno e quelli dell’Alessandria. Si erano dati appuntamento. Ed è stato quasi commovente. Quelli dell’Alessandria hanno raccolto del materiale di prima necessità e l’hanno consegnato ai tifosi amaranto. Il Gruppo Ultras Valenza ha pure messo insieme una somma da consegnare alla famiglia Ramacciotti, distrutta dall’alluvione.
QUEL CORO. Soltanto a 5 minuti dalla fine i tifosi del Livorno si sono compattati sotto i loro striscioni per alzare qualche coro. Ne hanno scelto uno non casuale: “Sai quello che io sento, è un amore dentro che io ho per te, Livorno è la mia vita, non solo alla partita io sarò con te”. Dedicato non solo alla squadra ma soprattutto alla città. C’è tutto dentro queste parole. Poi l’inno, cantato a squarciagola insieme a “nei nostri cuori, Matteo nei nostri cuori” per Matteo Nigiotti, un ragazzo della curva che purtroppo ha perso la vita nelle ore dell’alluvione.
Alla fine la squadra è andata sotto al settore. Tutti, dal primo all’ultimo, hanno deciso di tirare la loro maglia. Tra la commozione e qualche lacrima che scendeva giù.
Alessandro Bernini
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