Gioco
I Tramonti infiniti E al Carli Salviano si gioca in famiglia
di Dario Serpan
Adriano è presidente-giocatore, babbo Furio fa l’allenatore e la sorella Elena (che gioca a Malta) è la preparatrice atletica
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LIVORNO. I tramonti dell’anima non fanno parte del calcio. Perché in un campo si vince e si perde, si cade e ci si rialza, trovando sempre nuovi stimoli, da giocatore, allenatore o dirigente. È una passione che non muore mai e un impeto che spinge ad attivarsi anche oltre le dinamiche del rettangolo verde, per dare un contributo al proprio territorio e al contesto sociale nei tempi che corrono.
Al Carli Salviano c’è una famiglia che di cognome fa proprio Tramonti, ma come il sole che cala e risorge ogni dì non si ferma mai, è un moto perpetuo che da oltre 40 anni si mette al servizio di una piccola società che però è anche una delle più antiche: anno di nascita 1951. Furio, Adriano ed Elena: padre e due figli che, in ruoli e tempi diversi, hanno dato continuità al contributo di una famiglia alla vita del sodalizio sportivo che porta i colori bianco e amaranto.
Ma la cosa bella è che adesso si ritrovano tutti assieme all’opera in Prima squadra, appena tornata in Seconda Categoria (via ripescaggio). Furio Tramonti è l’allenatore, Adriano (figlio maggiore, classe 1984) ha il doppio ruolo di giocatore e presidente, mentre Elena (figlia minore, classe 1987) cura la preparazione atletica dei giocatori, che il 10 settembre scenderanno in campo per il loro primo impegno ufficiale in Coppa Toscana, mentre l’inizio del campionato di Seconda Categoria girone E è fissato per domenica 17 settembre.
Non si vede l’ora di incignare il nuovissimo manto verde del campo principale, realizzato con la Green Grass di Arezzo e una tecnica che permetterà di utilizzarlo per tutta la stagione anche per gli allenamenti. Panchine ritinte, recinzioni, muri e strutture: un garn bel restyling generale è in corso all’impianto di via dei Pelaghi, grazie al fondamentale contributo di quei volontari che tutti i giorni si mettono al lavoro in vista del via della nuova stagione.
E assieme a loro c’è la famiglia Tramonti, “salvianina” doc e con una storia tutta da raccontare, tanti sono gli aneddoti, i ricordi e la passione per questa società che a tutti gli effetti è considerata casa. «Tanto che una volta – dice Adriano -, quando avevo 3 anni, mio padre mi lasciò al campo e se ne accorse solo quando arrivò a casa (quella vera, ndr) e mia madre glielo fece notare. Tornò di corsa a prendermi, ma io ero tranquillo che giocavo in mezzo al campo».
Furio Tramonti (ex consigliere comunale PD) ha la flemma da uomo buono e saggio, che sa abbinare l’umanità alle capacità tecniche con cui allena. Perché costui è un ex giocatore ad alti livelli e si narra che addirittura rientrò nello scambio che portò Antognoni alla Fiorentina. Tutto vero? «Era il 1972 – ricorda Furio – e la Fiorentina acquistò Antognoni dall’Asti, che allora militava in serie D. Effettivamente io finii alla società piemontese in prestito».
Una contropartita tecnica, insomma. Furio è stato capitano della Primavera viola e poi ha calcato i campi della C, vestendo anche l’amaranto del Livorno nella stagione 1975-76, agli ordini di mister Lojacono.
Alla fine degli anni ’70 ha smesso i panni del calciatore ed è tornato al Carli Salviano per allenare, là dove aveva mosso i suoi primi passi da giocatore. «Per tanti anni ho curato le nuove leve – dice Furio. I fratelli Cristiano e Alessandro Lucarelli, ad esempio, hanno cominciato qui con me».
Nel 1990, invece, il piccolo Adriano Tramonti comincia la sua avventura calcistica con il Carli Salviano, dove sarà presto soprannominato “Taffe” da Lando Landi, un dirigente storico. Perché? «Taffe – spiega Adriano - viene sia dal portiere brasiliano Taffarel, dopo che una volta fui provato in porta, che da tafferuglio, perché ero un casinista».
Un bambino vivace che cresce sui campi e diventa un centravanti “imprendibile da fermo” (come si autodefinisce ironicamente) e un uomo pieno di idee. «Il suo pregio è proprio questo – dice babbo Furio – e tante idee sa anche realizzarle». Invece un difetto? «Poco diplomatico come presidente, mentre come calciatore ha buone qualità ma dovrebbe essere meno statico in campo».
Girando la domanda ad Adriano, un pregio e un difetto di Furio? «Il suo difetto è che è troppo buono, mentre il pregio è che si fa volere bene da tutti».
Anche dai figli, ovviamente, e dei due quella più “babbona” è Elena. Calciatrice anche lei, centrocampista ex capitano del Livorno femminile, adesso vive a Malta e ha appena trovato una nuova squadra, il Birkirkara, alla quale si aggregherà presto per disputare il massimo campionato maltese. Nel frattempo lavora, studia l’inglese e segue a distanza la preparazione del Carli Salviano. Come? «Mi informo costantemente per sapere se mio padre e i giocatori stanno rispettando la preparazione, che ho preparato pensando tanto alla parte atletica e alla prevenzione degli infortuni quanto al lavoro con la palla. Ho una laurea in Scienze Motorie e ho seguito anche i bambini, ma lavorare con la Prima squadra mi piace anche per sdoganare il tabù delle donne nel calcio maschile. Io sono stata accolta come in una famiglia, l’anno scorso mi allenavo anche con i ragazzi e so quanto si sono meritati il salto in Seconda Categoria. Sono sicura che faranno di tutto per difendere questo prestigioso traguardo».
Babbo Furio è stato anche suo allenatore nel Livorno femminile a conferma che in casa Tramonti un po’ tutto avviene sempre in famiglia: «Mi ha insegnato le basi di questo sport - confida Elena - e con lui ho raggiunto la serie C (prima del salto in A a San Miniato, ndr), vincendo tanti tornei. È stata davvero una gran bella esperienza. Alcune mie compagne sono arrivate anche in Nazionale e tutte lo ricordano con affetto e nostalgia perché si era creato un clima davvero eccezionale».
E allora mille di questi Tramonti, perché altrettanti e più giorni nascano e portino a nuovi successi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Al Carli Salviano c’è una famiglia che di cognome fa proprio Tramonti, ma come il sole che cala e risorge ogni dì non si ferma mai, è un moto perpetuo che da oltre 40 anni si mette al servizio di una piccola società che però è anche una delle più antiche: anno di nascita 1951. Furio, Adriano ed Elena: padre e due figli che, in ruoli e tempi diversi, hanno dato continuità al contributo di una famiglia alla vita del sodalizio sportivo che porta i colori bianco e amaranto.
Ma la cosa bella è che adesso si ritrovano tutti assieme all’opera in Prima squadra, appena tornata in Seconda Categoria (via ripescaggio). Furio Tramonti è l’allenatore, Adriano (figlio maggiore, classe 1984) ha il doppio ruolo di giocatore e presidente, mentre Elena (figlia minore, classe 1987) cura la preparazione atletica dei giocatori, che il 10 settembre scenderanno in campo per il loro primo impegno ufficiale in Coppa Toscana, mentre l’inizio del campionato di Seconda Categoria girone E è fissato per domenica 17 settembre.
Non si vede l’ora di incignare il nuovissimo manto verde del campo principale, realizzato con la Green Grass di Arezzo e una tecnica che permetterà di utilizzarlo per tutta la stagione anche per gli allenamenti. Panchine ritinte, recinzioni, muri e strutture: un garn bel restyling generale è in corso all’impianto di via dei Pelaghi, grazie al fondamentale contributo di quei volontari che tutti i giorni si mettono al lavoro in vista del via della nuova stagione.
E assieme a loro c’è la famiglia Tramonti, “salvianina” doc e con una storia tutta da raccontare, tanti sono gli aneddoti, i ricordi e la passione per questa società che a tutti gli effetti è considerata casa. «Tanto che una volta – dice Adriano -, quando avevo 3 anni, mio padre mi lasciò al campo e se ne accorse solo quando arrivò a casa (quella vera, ndr) e mia madre glielo fece notare. Tornò di corsa a prendermi, ma io ero tranquillo che giocavo in mezzo al campo».
Furio Tramonti (ex consigliere comunale PD) ha la flemma da uomo buono e saggio, che sa abbinare l’umanità alle capacità tecniche con cui allena. Perché costui è un ex giocatore ad alti livelli e si narra che addirittura rientrò nello scambio che portò Antognoni alla Fiorentina. Tutto vero? «Era il 1972 – ricorda Furio – e la Fiorentina acquistò Antognoni dall’Asti, che allora militava in serie D. Effettivamente io finii alla società piemontese in prestito».
Una contropartita tecnica, insomma. Furio è stato capitano della Primavera viola e poi ha calcato i campi della C, vestendo anche l’amaranto del Livorno nella stagione 1975-76, agli ordini di mister Lojacono.
Alla fine degli anni ’70 ha smesso i panni del calciatore ed è tornato al Carli Salviano per allenare, là dove aveva mosso i suoi primi passi da giocatore. «Per tanti anni ho curato le nuove leve – dice Furio. I fratelli Cristiano e Alessandro Lucarelli, ad esempio, hanno cominciato qui con me».
Nel 1990, invece, il piccolo Adriano Tramonti comincia la sua avventura calcistica con il Carli Salviano, dove sarà presto soprannominato “Taffe” da Lando Landi, un dirigente storico. Perché? «Taffe – spiega Adriano - viene sia dal portiere brasiliano Taffarel, dopo che una volta fui provato in porta, che da tafferuglio, perché ero un casinista».
Un bambino vivace che cresce sui campi e diventa un centravanti “imprendibile da fermo” (come si autodefinisce ironicamente) e un uomo pieno di idee. «Il suo pregio è proprio questo – dice babbo Furio – e tante idee sa anche realizzarle». Invece un difetto? «Poco diplomatico come presidente, mentre come calciatore ha buone qualità ma dovrebbe essere meno statico in campo».
Girando la domanda ad Adriano, un pregio e un difetto di Furio? «Il suo difetto è che è troppo buono, mentre il pregio è che si fa volere bene da tutti».
Anche dai figli, ovviamente, e dei due quella più “babbona” è Elena. Calciatrice anche lei, centrocampista ex capitano del Livorno femminile, adesso vive a Malta e ha appena trovato una nuova squadra, il Birkirkara, alla quale si aggregherà presto per disputare il massimo campionato maltese. Nel frattempo lavora, studia l’inglese e segue a distanza la preparazione del Carli Salviano. Come? «Mi informo costantemente per sapere se mio padre e i giocatori stanno rispettando la preparazione, che ho preparato pensando tanto alla parte atletica e alla prevenzione degli infortuni quanto al lavoro con la palla. Ho una laurea in Scienze Motorie e ho seguito anche i bambini, ma lavorare con la Prima squadra mi piace anche per sdoganare il tabù delle donne nel calcio maschile. Io sono stata accolta come in una famiglia, l’anno scorso mi allenavo anche con i ragazzi e so quanto si sono meritati il salto in Seconda Categoria. Sono sicura che faranno di tutto per difendere questo prestigioso traguardo».
Babbo Furio è stato anche suo allenatore nel Livorno femminile a conferma che in casa Tramonti un po’ tutto avviene sempre in famiglia: «Mi ha insegnato le basi di questo sport - confida Elena - e con lui ho raggiunto la serie C (prima del salto in A a San Miniato, ndr), vincendo tanti tornei. È stata davvero una gran bella esperienza. Alcune mie compagne sono arrivate anche in Nazionale e tutte lo ricordano con affetto e nostalgia perché si era creato un clima davvero eccezionale».
E allora mille di questi Tramonti, perché altrettanti e più giorni nascano e portino a nuovi successi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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