Gioco
«Vedo equilibrio quest’anno la Juve può essere battuta»
di GIORGIO CARLINI
Corrado Orrico fa le carte alla corsa per lo scudetto: «Inter, MIlan e Napoli possono farcela, la Roma no»
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In testa mette sempre la Juventus. «Ma non con l'ampio vantaggio del passato, anzi: quest'anno la Vecchia Signora dovrà stare molto attenta».
Poi, a seguire, Inter e Milan a sparigliare le carte. «Perché da un lato ho una fiducia infinita in Spalletti, e dall'altro riconosco che quella dei rossoneri è un'ottima squadra, almeno fino a quando non dovrà fare i conti con l'alta finanza...». Non che il Napoli sia indietro, anche se «il primo nemico da battere, Sarri ce l'ha in casa», mentre la Roma «è un gradino sotto».
Di una cosa Corrado Orrico è sicuro: quest'anno la lotta per lo scudetto sarà la più equilibrata e appassionante dell'ultimo decennio.
La location per la consueta panoramica sulla serie A alle porte del campionato è "Il Pancino 2" ai Ronchi di Marina di Massa. Nel noto ristorante di Gianluca Baldini (per anni chef personale di Massimo Moratti a bordo del suo yacht) il Maestro di Volpara ha un tavolo fisso, il numero 12, con tanto di targa sul muro dedicata a "Mister Orrico".
Lui rompe immediatamente gli indugi: «Le inseguitrici non sono mai state così vicine alla Juventus, e non mi meraviglierei che qualcuna riuscisse a farle uno sgambetto...».
Corrado, partiamo da qui: nelle ultime stagioni era sempre sicuro del successo dei bianconeri, anche dopo i passi falsi o nei momenti in cui Roma e Napoli si avvicinavano. Cos'è cambiato?
«È cambiato che la Juve, che da sempre si contraddistingue per rinnovarsi di anno in anno, stavolta ha fatto fuori un giocatore imprescindibile senza capirne il valore strategico. La perdita di Bonucci non è solo tecnica, ma anche psicologica: è andato via perché gli hanno rinfacciato le sue uscite dall'ambito tipico del calciatore. Lui, forte del suo carisma, si imponeva sul gruppo, stimolava i compagni e, se necessario, li redarguiva. Quando vedeva giocatori che trotterellavano in campo, li avrebbe voluti prendere a calcioni, perché puoi anche giocare male, ma devi batterti e dare sempre tutto quello che hai. E a Cardiff non tutti l'hanno fatto. Quindi i battibecchi con Allegri, che non è proprio un campione di psicologia: il modo in cui ha ripreso Bonucci a Palermo è stato inconsulto. Un allenatore le critiche pesanti le riserva all'interno dello spogliatoio, non in partita, quando ci sono toni agonistici altissimi. Ora la Juve rischia di pagare un prezzo carissimo da questa cessione. Vero: dalla cintola in su i bianconeri si sono rinforzati. Ma ancora devono prendere un grande difensore, e poi c'è sempre il tallone d'Achille nell'assenza di centrali di centrocampo dinamici. Ecco: la Juve resta sì sempre la squadra da battere. Però, stavolta, può essere battuta».
Va da sé, quindi, che il migliore acquisto ad oggi l'ha fatto il Milan, sorprendente nel modo in cui ha condotto una campagna acquisti faraonica dopo un closing difficile...
«Tutti i nuovi arrivati sono forti, e se il Milan comprerà un centravanti di livello diminuirà ancora il gap dalle prime. Sarà impossibile però separare il campo dalle questioni societarie, specie quando nei prossimi mesi il mormorìo intorno alla proprietà si farà più forte. La squadra potrebbe subire i contraccolpi di un ambiente non sereno e i segnali non sono incoraggianti: per ogni acquisto sono servite settimane di trattative per dilazionare i pagamenti. Pallotta, pur inopportuno nei modi, dice la verità. La proprietà paga al fondo di investimento interessi milionari. Aggiungi le spese di una grande squadra, senza però gli incassi della Champions. Il disavanzo, già importante, non potrà che aumentare. Mi chiedo che conti faranno a fine anno. È come se i cinesi avessero giocato una mano a poker per il Milan: l'impressione è che abbiano bluffato e non abbiano punti in mano. Vedremo quando volteranno le carte. Sul campo, il compito di Montella sarà quello di mettere a posto una rosa rinnovata, modellando un complesso omogeneo e organizzato per trovare continuità di risultati. Perché puoi vincere un filotto di partite, ma per stare in testa devi vincere sempre».
C'è chi invece non ha cambiato nulla a livello di organico: a Napoli si punta sulla continuità, e quest'anno la parola scudetto, nello spogliatoio, non è più un tabù. Traguardo possibile?
«Dipende. Se la sfida di Montella è portare normalità, quella di Sarri è opposta. Il Napoli rischia infatti di pagare la "noia sarriana". Quando allenavo, mi accorgevo che se i giocatori venivano al campo sapendo già quello che c'era da fare, partivano svogliati prima ancora di cominciare. La mia preoccupazione era mantenere le finalità, cambiando però il metodo. Mi dicono invece che Sarri sia snervante nella parte tattica. Intendiamoci: è un tecnico bravissimo, che con il suo calcio è andato oltre la concezione euclidea della geometria. Siamo oltre i triangoli, siamo agli ottagoni. Il Napoli ha manovre spettacolari. Ma nel suo più grande pregio si nasconde un potenziale difetto: la noia. Era arrivato il momento di spezzare la monotonia con altri innesti, pronti a mettere nuova attenzione nella ripetizione continua degli schemi. Ora il pericolo è la barba lunga dei giocatori: quel metodo potrebbe perdere parte del fascino a scapito della routine.
Senza contare che intanto le avversarie hanno trovato le contromisure a un gioco sì bellissimo a vedersi, ma in parte prevedibile. Se Sarri vuole che il suo Napoli da grande diventi grandissimo, deve arricchirlo con temi di gioco diversi».
Torniamo a Milano: se da un lato c'è grande entusiasmo, sulla sponda Inter l'ambiente è invece piuttosto depresso. Non la premessa migliore per cominciare la stagione...
«Se il Milan è alla ribalta, l'Inter viaggia a fari spenti. Ma questo nel calcio è un vantaggio. E io ho una fiducia infinita in Spalletti. Lui ha la grande capacità di far lievitare il valore di ogni calciatore. Là dove non ci riesce, mette in campo le riserve, ma con uno spirito tale che le stesse rendono più dei titolari. Guarda ad esempio Eder. Spalletti è il Machiavelli del calcio, un campione della politica e dei rapporti. La gestione di Totti a Roma, al di là di qualche sortita della moglie, è stata esemplare e gli ha permesso di fare bene nei risultati, dominando una situazione estrema causata dal tenere il Capitano fuori dal campo per tutta la stagione. Ma il tecnico di Certaldo è anche un po' Cartesio: quando entra in una squadra nota subito quei difetti che se persistessero porterebbero alle sconfitte. Però non prova a risolverli tutti insieme: li scompone, comincia un lavoro individuale, così ogni giocatore ha miglioramenti evidenti. Per questo metto l'Inter tra le serie candidate allo scudetto».
Siamo all'ultima delle "cinque sorelle". È un anno di rivoluzione anche per la Roma, tra l'addio del tecnico e quello, certamente più sentito dai tifosi, del Capitano...
«Non scherziamo, l'assenza vera è quella di Spalletti. Per questo vedo la Roma un passettino dietro alle altre. Un passettino non da poco, se è vero che la quinta in classifica il prossimo anno sarà la prima esclusa dalla Champions. Il rischio che la Roma sia scavalcata dalle altre quattro è concreto. Anche perché per adesso Monchi mi sembra un cantastorie. Ha venduto Salah per 40 milioni e ora si danna l'anima per comprare un sostituto alla stessa cifra.
Dzeko? Nessun pregiudizio, ma giudico un giocatore andando oltre al numero di gol. L'anno scorso ne ha fatti la metà grazie a Salah, con palloni da appoggiare da dentro l'area piccola, e a volte non gli è riuscito neanche tanto bene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Poi, a seguire, Inter e Milan a sparigliare le carte. «Perché da un lato ho una fiducia infinita in Spalletti, e dall'altro riconosco che quella dei rossoneri è un'ottima squadra, almeno fino a quando non dovrà fare i conti con l'alta finanza...». Non che il Napoli sia indietro, anche se «il primo nemico da battere, Sarri ce l'ha in casa», mentre la Roma «è un gradino sotto».
Di una cosa Corrado Orrico è sicuro: quest'anno la lotta per lo scudetto sarà la più equilibrata e appassionante dell'ultimo decennio.
La location per la consueta panoramica sulla serie A alle porte del campionato è "Il Pancino 2" ai Ronchi di Marina di Massa. Nel noto ristorante di Gianluca Baldini (per anni chef personale di Massimo Moratti a bordo del suo yacht) il Maestro di Volpara ha un tavolo fisso, il numero 12, con tanto di targa sul muro dedicata a "Mister Orrico".
Lui rompe immediatamente gli indugi: «Le inseguitrici non sono mai state così vicine alla Juventus, e non mi meraviglierei che qualcuna riuscisse a farle uno sgambetto...».
Corrado, partiamo da qui: nelle ultime stagioni era sempre sicuro del successo dei bianconeri, anche dopo i passi falsi o nei momenti in cui Roma e Napoli si avvicinavano. Cos'è cambiato?
«È cambiato che la Juve, che da sempre si contraddistingue per rinnovarsi di anno in anno, stavolta ha fatto fuori un giocatore imprescindibile senza capirne il valore strategico. La perdita di Bonucci non è solo tecnica, ma anche psicologica: è andato via perché gli hanno rinfacciato le sue uscite dall'ambito tipico del calciatore. Lui, forte del suo carisma, si imponeva sul gruppo, stimolava i compagni e, se necessario, li redarguiva. Quando vedeva giocatori che trotterellavano in campo, li avrebbe voluti prendere a calcioni, perché puoi anche giocare male, ma devi batterti e dare sempre tutto quello che hai. E a Cardiff non tutti l'hanno fatto. Quindi i battibecchi con Allegri, che non è proprio un campione di psicologia: il modo in cui ha ripreso Bonucci a Palermo è stato inconsulto. Un allenatore le critiche pesanti le riserva all'interno dello spogliatoio, non in partita, quando ci sono toni agonistici altissimi. Ora la Juve rischia di pagare un prezzo carissimo da questa cessione. Vero: dalla cintola in su i bianconeri si sono rinforzati. Ma ancora devono prendere un grande difensore, e poi c'è sempre il tallone d'Achille nell'assenza di centrali di centrocampo dinamici. Ecco: la Juve resta sì sempre la squadra da battere. Però, stavolta, può essere battuta».
Va da sé, quindi, che il migliore acquisto ad oggi l'ha fatto il Milan, sorprendente nel modo in cui ha condotto una campagna acquisti faraonica dopo un closing difficile...
«Tutti i nuovi arrivati sono forti, e se il Milan comprerà un centravanti di livello diminuirà ancora il gap dalle prime. Sarà impossibile però separare il campo dalle questioni societarie, specie quando nei prossimi mesi il mormorìo intorno alla proprietà si farà più forte. La squadra potrebbe subire i contraccolpi di un ambiente non sereno e i segnali non sono incoraggianti: per ogni acquisto sono servite settimane di trattative per dilazionare i pagamenti. Pallotta, pur inopportuno nei modi, dice la verità. La proprietà paga al fondo di investimento interessi milionari. Aggiungi le spese di una grande squadra, senza però gli incassi della Champions. Il disavanzo, già importante, non potrà che aumentare. Mi chiedo che conti faranno a fine anno. È come se i cinesi avessero giocato una mano a poker per il Milan: l'impressione è che abbiano bluffato e non abbiano punti in mano. Vedremo quando volteranno le carte. Sul campo, il compito di Montella sarà quello di mettere a posto una rosa rinnovata, modellando un complesso omogeneo e organizzato per trovare continuità di risultati. Perché puoi vincere un filotto di partite, ma per stare in testa devi vincere sempre».
C'è chi invece non ha cambiato nulla a livello di organico: a Napoli si punta sulla continuità, e quest'anno la parola scudetto, nello spogliatoio, non è più un tabù. Traguardo possibile?
«Dipende. Se la sfida di Montella è portare normalità, quella di Sarri è opposta. Il Napoli rischia infatti di pagare la "noia sarriana". Quando allenavo, mi accorgevo che se i giocatori venivano al campo sapendo già quello che c'era da fare, partivano svogliati prima ancora di cominciare. La mia preoccupazione era mantenere le finalità, cambiando però il metodo. Mi dicono invece che Sarri sia snervante nella parte tattica. Intendiamoci: è un tecnico bravissimo, che con il suo calcio è andato oltre la concezione euclidea della geometria. Siamo oltre i triangoli, siamo agli ottagoni. Il Napoli ha manovre spettacolari. Ma nel suo più grande pregio si nasconde un potenziale difetto: la noia. Era arrivato il momento di spezzare la monotonia con altri innesti, pronti a mettere nuova attenzione nella ripetizione continua degli schemi. Ora il pericolo è la barba lunga dei giocatori: quel metodo potrebbe perdere parte del fascino a scapito della routine.
Senza contare che intanto le avversarie hanno trovato le contromisure a un gioco sì bellissimo a vedersi, ma in parte prevedibile. Se Sarri vuole che il suo Napoli da grande diventi grandissimo, deve arricchirlo con temi di gioco diversi».
Torniamo a Milano: se da un lato c'è grande entusiasmo, sulla sponda Inter l'ambiente è invece piuttosto depresso. Non la premessa migliore per cominciare la stagione...
«Se il Milan è alla ribalta, l'Inter viaggia a fari spenti. Ma questo nel calcio è un vantaggio. E io ho una fiducia infinita in Spalletti. Lui ha la grande capacità di far lievitare il valore di ogni calciatore. Là dove non ci riesce, mette in campo le riserve, ma con uno spirito tale che le stesse rendono più dei titolari. Guarda ad esempio Eder. Spalletti è il Machiavelli del calcio, un campione della politica e dei rapporti. La gestione di Totti a Roma, al di là di qualche sortita della moglie, è stata esemplare e gli ha permesso di fare bene nei risultati, dominando una situazione estrema causata dal tenere il Capitano fuori dal campo per tutta la stagione. Ma il tecnico di Certaldo è anche un po' Cartesio: quando entra in una squadra nota subito quei difetti che se persistessero porterebbero alle sconfitte. Però non prova a risolverli tutti insieme: li scompone, comincia un lavoro individuale, così ogni giocatore ha miglioramenti evidenti. Per questo metto l'Inter tra le serie candidate allo scudetto».
Siamo all'ultima delle "cinque sorelle". È un anno di rivoluzione anche per la Roma, tra l'addio del tecnico e quello, certamente più sentito dai tifosi, del Capitano...
«Non scherziamo, l'assenza vera è quella di Spalletti. Per questo vedo la Roma un passettino dietro alle altre. Un passettino non da poco, se è vero che la quinta in classifica il prossimo anno sarà la prima esclusa dalla Champions. Il rischio che la Roma sia scavalcata dalle altre quattro è concreto. Anche perché per adesso Monchi mi sembra un cantastorie. Ha venduto Salah per 40 milioni e ora si danna l'anima per comprare un sostituto alla stessa cifra.
Dzeko? Nessun pregiudizio, ma giudico un giocatore andando oltre al numero di gol. L'anno scorso ne ha fatti la metà grazie a Salah, con palloni da appoggiare da dentro l'area piccola, e a volte non gli è riuscito neanche tanto bene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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