Il Tirreno

Livorno

«Senza gli sponsor l’Italia non vince più»

di STEFANO FIORI
«Senza gli sponsor l’Italia non vince più»

Luca Scinto, ds toscano della Wilier Triestina: il World Tour è un mondo a parte, noi dobbiamo solo pescare i baby talenti

4 MINUTI DI LETTURA





Gli oltre 40 gradi e l'afa infernale di questi giorni non scoraggiano affatto Luca Scinto, tecnico del team Professional Wilier Triestina-Selle Italia alla ricerca personale della condizione atletica perduta sottoponendosi ad allenamenti in bici quasi da professionista. Dal peso “massimo” di oltre 100 kg registrato a inizio 2017, il popolare “Pitone” di Galleno ha ormai raggiunto gli 86 chili, approfittando del momento di relax susseguente al Tour di Qinghai Lake in Cina, dove l'altro tecnico Luca Amoriello ha condotto con bravura il bielorusso Ilia Koshevoy al quarto posto assoluto nella graduatoria conclusiva. Le vittorie 2017 del team Wilier Triestina che ha in Angelo Citracca il deus ex machina sono, per ora, cinque: 3 le ha ottenute il promettente italo-polacco Jakub Mareczko e una ciascuno Filippo Pozzato e lo spagnolo Julen Amezqueta. Nessun problema perciò nel commentare insieme a Scinto la stagione 2017 dei suoi ragazzi e soprattutto quella – assai poco gratificante - del ciclismo italiano.

Luca, come valuta la stagione della sua squadra?

«Potevamo ottenere di più, specialmente al Giro in cui almeno una vittoria di tappa (invece di due secondi posti che bruciano ancora) potevamo ottenerla. Specialmente se qualcuno dei miei ragazzi fosse stato più abile e determinato nel condurre lo sprint di Mareczko, che da parte sua ha comunque fatto il massimo».

“Kuba” Mareczko è ormai un suo pupillo ma quest'anno ha finora vinto di meno, come mai?

«Ha vinto poco perché lo abbiamo fatto gareggiare in corse di livello molto più alto rispetto agli anni precedenti. Tuttavia sono certo che Kuba sfonderà e che nei prossimi anni diventerà uno dei migliori sprinter italiani. Non dimentichiamo che ha solo 23 anni e che finora ha già vinto 28 corse tra i professionisti».

Non sarà un nuovo Guardini?

«Assolutamente no, questo ragazzo ha dei numeri notevoli e lo ribadisco».

Ma se invece stesse vivendo una fase involutiva come sta accadendo al campione olimpionico Elia Viviani?

«Per me Elia deve abbandonare la pista, se vuole tornare a ottimi livelli nelle gare su strada. La multidisciplina è dannosa per uno sprinter come lui che era già il numero uno in Italia».

Parliamo del momento difficile del ciclismo italiano..

«Diciamo che stiamo vivendo un periodo di transizione piuttosto complicato. Del resto non è sempre possibile avere dei big nelle gare in linea come lo sono stati Bettini, Bartoli, Tafi o il povero Ballerini».

Ci sono dei giovani emergenti?

«Gianni Moscon sta facendo cose importanti, è un vero talento, mentre Sonny Colbrelli può completare la sua crescita in un paio d'anni. Il male è che qui da noi non si ha pazienza, si vuole tutto e subito, mentre per come è strutturato oggi il ciclismo è pressoché impossibile – se non si è un fuoriclasse – ottenere dei risultati importanti prima di 25/26 anni».

E la Wilier come agisce nei confronti del pianeta-giovani?

«Da sempre siamo una specie di vivaio, siamo una squadra dove ogni giovane in gamba dovrebbe venire a fare un paio di stagioni d'esperienza. Quest'anno stiamo già provando come stagisti due ragazzi molto interessanti come Yuri Colonna, di Lamporecchio e figlio d'arte poiché papà Federico ha vinto una ventina di gare tra i professionisti anche con la leggendaria Mapei e Luca Raggio, talento ligure di Coreglia Ligure. Insomma, la nostra coscienza è a posto sotto questo aspetto...».

Si trova d'accordo su come opera la Federciclismo?

«Assolutamente sì, poiché vedo una rinnovata e forte attenzione verso le categorie giovanili. Inoltre condivido in tutto e per tutto il modo di operare di Davide Cassani, che sta svolgendo un lavoro eccezionale con i giovani e del quale sono sicuro che presto coglieremo i frutti».

Le piace com'è strutturato il ciclismo attuale, con la corazzata Sky che domina?

«Noi della categoria Professional facciamo una fatica tremenda a svolgere un'attività significativa, ma fortunatamente – oltre ai primi nomi - abbiamo sponsor tradizionali che ci aiutano da sempre, nelle nostre zone, come Neri sottoli.it di Giuliano, Stefano e Alessio Baronti e come Nuova Comauto. Certo è che il raffronto con i team World Tour è impietoso. Dalle nostre parti si dice”articolo quinto, chi ha più soldi ha vinto”. E' un po' triste constatarlo ma è proprio così e poi oggi è difficile reperire sponsor nuovi a causa della crisi economica generalizzata».

Concludiamo con il problema del traffico-killer per i ciclisti.

«Ci sarebbe troppo da dire. Ho ancora nella testa e nel cuore la tragedia di Scarponi, ma anche in questi giorni le stragi di ciclisti continuano. Le responsabilità sono a volte paritarie, ma il ciclista è sempre la parte più debole e viaggia su strade che troppo spesso sono ancora quelle di 70 anni fa, con delle buche terrificanti. Gli automobilisti, poi, sembrano odiare chi va in bici. Non ci sono né pazienza né cultura, come in Paesi più civili del nostro. Ma colpevoli sono anche quegli enti che lasciano le nostre strade in pessimo stato».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web