Gioco
«Gasbarro parte solo con un’offerta super»
di Fabrizio Pucci
Il ds Facci: «Mercato bloccato perché nessuno vuole andare via»
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LIVORNO. Il definitivo chiarimento sulla vicenda-Nappi, il punto sul mercato e la partita di domani contro il Carpi. Il direttore sportivo Mauro Facci gioca a tutto campo e scopre le sue carte.
Direttore, partiamo dall’esonero di Nappi...
«Sì, volentieri anche perché in questo modo ho la possibilità di spiegare qual è la posizione ufficiale del club».
Perché si sono deteriorati i rapporti con l’ormai ex tecnico della Berretti?
«Facciamo una premessa. Nappi era stato confermato sebbene fosse stato in lizza per la panchina della prima squadra. Questa situazione non era esattamente il massimo della vita, ma nonostante questa considerazione avevamo deciso di andare avanti con lui al timone della Berretti nella consapevolezza comune che per la prima squadra abbiamo puntato con la massima convinzione e con tutta la fiducia possibile su Andrea Sottil».
Poi però i dubbi iniziali su Nappi hanno preso il sopravvento. Perché?
«Gli obiettivi della società e quelli personali di Marco Nappi non coincidevano più».
In altri termini?
«Marco è giustamente una persona ambiziosa che punta ad allenare una prima squadra, mentre secondo il nostro punto di vista chi guida una squadra del settore giovanile deve avere come obiettivo la crescita dei ragazzi».
In sostanza avevate priorità diverse...
«Proprio così. Faccio un esempio: Nappi avrebbe voluto tenere nella Berretti i giovani più forti e anche quelli più grandi per età (i classe 1999, ndc) per puntare di nuovo al titolo e quindi affermarsi ulteriormente come allenatore».
E voi?
«Per noi il campionato Berretti è funzionale alla crescita delle giovani leve. Abbiamo mandato molti giocatori della squadra campione d’Italia a fare esperienza in un campionato vero e difficile come la serie D. In questo modo tra un anno valuteremo i loro progressi e se saranno pronti per la prima squadra. Al contempo i ragazzi del 2000 si cimenteranno con il torneo Berretti nel contesto di un normale cursus honorum. In poche parole Nappi puntava al risultato, noi al patrimonio umano e tecnico dei giocatori che in prospettiva possono salire in prima squadra, ma solo attraverso questo percorso virtuoso di crescita».
Significa che i risultati della Berretti hanno un valor residuale?
«Chiariamo un concetto. Siamo tutti felici per il titolo tricolore dell’anno scorso. E se dovessimo rivincere lo scudetto sarebbe meraviglioso. Ma tra una vittoria del settore giovanile oggi e un giocatore vero sbocciato e fatto in casa domani, noi percorriamo la seconda strada nell’interesse del Livorno che sullo sviluppo dei ragazzi punta per creare un futuro solido».
Chiarito il caso-Nappi, concentriamoci sul mercato...
«Sì, anche perché il lavoro non manca».
Dopo Blondett e Ponce c’è stata una frenata. Perché?
«Sappiamo chi dobbiamo prendere e in quale ruolo. Al momento, però, c’è un rallentamento perché prima vogliamo fare qualche movimento in uscita».
E in questo senso come siamo messi?
«Non benissimo, perché chi sta a Livorno vuole restarci. Il motivo? Società sana e stipendi regolari. Vi pare poco?»
Parliamo di giocatori. Gasbarro ha molte richieste in serie B. Può partire?
«Solo in presenza di un’offerta irrinunciabile. Anzi. Se l’offerta è alta, possiamo anche prenderla in considerazione. Andrea per noi è un giocatore importante e non ci entusiasma l’idea di privarcene».
Ma girano così tanti soldi oppure le società parlano molto senza spingersi oltre?
«Per la verità in giro di soldi ce ne sono pochi».
Palermo e Gemignani sono ancora due obiettivi?
«Sì. Ci piacciono entrambi, ma fino a quando non riusciamo ad alleggerire l’organico siamo bloccati».
Quando pensa di portare qualche giocatore alla corte di Sottil?
«Spero la prossima settimana. Adesso però siamo concentrati sulla partita di Carpi».
A proposito. Come si arriva a questa partita?
«Loro sono un’ottima squadra. Hanno cambiato molti giocatori, c’è stata qualche cessione eccellente, ma l’anno scorso sono stati finalisti in serie B e anche in questo campionato saranno protagonisti. Noi però vogliamo fare bella figura e proveremo a passare il turno. Sono fiducioso».
Direttore, partiamo dall’esonero di Nappi...
«Sì, volentieri anche perché in questo modo ho la possibilità di spiegare qual è la posizione ufficiale del club».
Perché si sono deteriorati i rapporti con l’ormai ex tecnico della Berretti?
«Facciamo una premessa. Nappi era stato confermato sebbene fosse stato in lizza per la panchina della prima squadra. Questa situazione non era esattamente il massimo della vita, ma nonostante questa considerazione avevamo deciso di andare avanti con lui al timone della Berretti nella consapevolezza comune che per la prima squadra abbiamo puntato con la massima convinzione e con tutta la fiducia possibile su Andrea Sottil».
Poi però i dubbi iniziali su Nappi hanno preso il sopravvento. Perché?
«Gli obiettivi della società e quelli personali di Marco Nappi non coincidevano più».
In altri termini?
«Marco è giustamente una persona ambiziosa che punta ad allenare una prima squadra, mentre secondo il nostro punto di vista chi guida una squadra del settore giovanile deve avere come obiettivo la crescita dei ragazzi».
In sostanza avevate priorità diverse...
«Proprio così. Faccio un esempio: Nappi avrebbe voluto tenere nella Berretti i giovani più forti e anche quelli più grandi per età (i classe 1999, ndc) per puntare di nuovo al titolo e quindi affermarsi ulteriormente come allenatore».
E voi?
«Per noi il campionato Berretti è funzionale alla crescita delle giovani leve. Abbiamo mandato molti giocatori della squadra campione d’Italia a fare esperienza in un campionato vero e difficile come la serie D. In questo modo tra un anno valuteremo i loro progressi e se saranno pronti per la prima squadra. Al contempo i ragazzi del 2000 si cimenteranno con il torneo Berretti nel contesto di un normale cursus honorum. In poche parole Nappi puntava al risultato, noi al patrimonio umano e tecnico dei giocatori che in prospettiva possono salire in prima squadra, ma solo attraverso questo percorso virtuoso di crescita».
Significa che i risultati della Berretti hanno un valor residuale?
«Chiariamo un concetto. Siamo tutti felici per il titolo tricolore dell’anno scorso. E se dovessimo rivincere lo scudetto sarebbe meraviglioso. Ma tra una vittoria del settore giovanile oggi e un giocatore vero sbocciato e fatto in casa domani, noi percorriamo la seconda strada nell’interesse del Livorno che sullo sviluppo dei ragazzi punta per creare un futuro solido».
Chiarito il caso-Nappi, concentriamoci sul mercato...
«Sì, anche perché il lavoro non manca».
Dopo Blondett e Ponce c’è stata una frenata. Perché?
«Sappiamo chi dobbiamo prendere e in quale ruolo. Al momento, però, c’è un rallentamento perché prima vogliamo fare qualche movimento in uscita».
E in questo senso come siamo messi?
«Non benissimo, perché chi sta a Livorno vuole restarci. Il motivo? Società sana e stipendi regolari. Vi pare poco?»
Parliamo di giocatori. Gasbarro ha molte richieste in serie B. Può partire?
«Solo in presenza di un’offerta irrinunciabile. Anzi. Se l’offerta è alta, possiamo anche prenderla in considerazione. Andrea per noi è un giocatore importante e non ci entusiasma l’idea di privarcene».
Ma girano così tanti soldi oppure le società parlano molto senza spingersi oltre?
«Per la verità in giro di soldi ce ne sono pochi».
Palermo e Gemignani sono ancora due obiettivi?
«Sì. Ci piacciono entrambi, ma fino a quando non riusciamo ad alleggerire l’organico siamo bloccati».
Quando pensa di portare qualche giocatore alla corte di Sottil?
«Spero la prossima settimana. Adesso però siamo concentrati sulla partita di Carpi».
A proposito. Come si arriva a questa partita?
«Loro sono un’ottima squadra. Hanno cambiato molti giocatori, c’è stata qualche cessione eccellente, ma l’anno scorso sono stati finalisti in serie B e anche in questo campionato saranno protagonisti. Noi però vogliamo fare bella figura e proveremo a passare il turno. Sono fiducioso».
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