Il Tirreno

Livorno

Scherma, Irene Vecchi dopo l'oro mondiale: «Sogno l’Olimpiade, ma ora solo Livorno e mare»

di Mario Orsini
Scherma, Irene Vecchi dopo l'oro mondiale: «Sogno l’Olimpiade, ma ora solo Livorno e mare»

Livorno, la sciabolatrice livornese dopo Lipsia si concede un po’ di riposo: «Che emozione le chiamate dei miei dopo la vittoria»

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LIVORNO . Due tuffi nell’oro in un mesetto. A metà giugno nella gara di sciabola a squadre ai campionati europei di Tbilisi. E il 25 luglio la replica, con gli interessi, sempre nella prova a squadre, ai mondiali di Lipsia. Un trionfo, quest’ultimo, preceduto dalla conquista della medaglia di bronzo individuale. E tanto per non farsi mancare nulla il primo posto nel ranking mondiale, del team azzurro della sciabola femminile. Per Irene Vecchi, 28 anni compiuti il 10 giugno, un 2017 zeppo di soddisfazioni a tutte le latitudini, da sola o insieme alle compagne d’avventura, dello squadrone azzurro composto oltre che da lei anche da Rossella Gregorio, Loreta Gullotta e Martina Criscio.

Un team cui qualcuno inizia timidamente a chiamare: “Dream Team”. Prerogativa da anni delle fiorettiste azzurre. Mare di Quercianella e Livorno nel cuore Adesso per Irene, dopo tanto sudore, fatica e sacrifici, euforia e di estasi, delusioni, rimpianti, trionfi, Inni di Mameli cantati a squarciagola, è arrivato il meritato relax. Un mesetto abbondante da passare nella sua amata Livorno, insieme al fidanzato e a genitori, parenti e amici. Con il mare di Quercianella come base.

«Dopo un anno passato a Roma e su giù per il mondo a gareggiare, il desiderio di tornare a respirare l’aria di casa era forte. Livorno mi mancava davvero tanto», le sue prime parole.

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Dove hai vissuto quest’anno?

«A Roma, vicino all’ospedale Gemelli, insieme al mio fidanzato Marco».

Marco per i pochi che non lo conoscono è Marco Ciari, ex bravo sciabolatore labronico e attuale responsabile della Sciabola Paralimpica Nazionale. Per allenarti dove andavi?

«Al Frascati Scherma, sotto la guida del giovane maestro Andrea Aquili. Un ottimo maestro che cura con bravura e meticolosità tutti i dettagli».

Differenze rispetto a quando ti allenavi a Livorno?

«Al Fides, nel settore sciabola, se escludiamo giovani e giovanissime sciabolatrici ero rimasta praticamente sola. Al circolo Frascati Scherma, invece, ho avuto la possibilità di incrociare la sciabola con tante atlete brave. Tra loro le mie compagne di nazionale: Gulotta e Gregorio. Tra l’altro, anche altri schermitori, hanno fatto la mia stessa scelta. Tra loro gli olimpionici di fioretto di Rio de Janeiro: Arianna Errigo e Daniele Garozzo».

Quanto c’è di Marco in questi straordinari successi?

«Molto. Davvero tanto. Mi dà serenità e tranquillità».

Facciamo un passo indietro, a quella medaglia di bronzo mondiale di sciabola individuale. Quanto ti brucia quella sconfitta in semifinale contro Azza Besbes, per 15-14, dopo essere stata in vantaggio 8-0?

«Se dicessi che non ci sono rimasta male direi una bugia. Situazioni del genere, però, nella scherma capitano anche se non dovrebbe capitare. E questa volta è toccato a me. Dovevo chiuderla subito. Invece lei ha messo a segno qualche stoccata e ha preso fiducia. Poi ha proseguito la rimonta fino al sorpasso sul filo di lana. Un risultato che brucia un po’ per com'è maturato. Ma al tempo stesso, in parte era insperato alla vigilia. Perché la concorrenza è davvero tanta».

Per la cronaca, la Besbes non è una novellina (28/1/1990) e occupa il 10° posto del ranking a tre passi proprio da Irene (settima). E l’oro mondiale a squadre che sapore ha?

«Un sapore speciale. È frutto di un lungo e meticoloso lavoro individuale e d’equipe. Questa medaglia l’abbiamo voluta e costruita».

Chi ti ha telefonato per i complimenti?

«Ho ricevuto miliardi di telefonate. Alcune davvero inaspettate. Ringrazio pubblicamente tutti».

Quali ti hanno commosso di più?

«Ovviamente quelle dei miei familiari, cominciando da mamma Sandra, babbo Giuseppe, il mio adorato fratello Giulio, gli zii e la cuginetta Francesca, per me è come una sorella. A riempirmi di complimenti sono stati anche i miei ex maestri Nicola Zanotti e Rolando Rigoli. Sono state due telefonate che mi hanno davvero riempito di gioia. Entrambi si sono soffermati anche su alcuni aspetti tecnici dell’assalto mondiale».

Sogni?

«Cominciamo da quelli un po’ più lontani. Mi piacerebbe disputare le Olimpiadi di Tokio, del 2020, da protagonista, con caparbietà e ambizione a fare da fil rouge. Qualche volta sogno anche il sushi (risata!)».

L’Università come va?

«Frequento la specialistica di Economia a Pisa. Una facoltà che amo. Ultimamente l’ho un po’ trascurata, ma non per scelta ma per oggettive difficoltà a far conciliare tutti gli impegni. Prima o poi, però, voglio rimettermi a studiare con discreta continuità con l’obiettivo di concluderla».

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