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Una bolgia per tremila nella notte del Livorno - Video

di Nicolò Cecioni
Una bolgia per tremila nella notte del Livorno - Video

Pubblico record e grande entusiasmo alla “prima” in Venezia: applausi per tutti, in primis per Luci, Mazzoni e Sottil

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LIVORNO. Cori, sciarpe, fumogeni, applausi. E quasi tremila persone che ieri sera si sono riversate in piazza del Luogo Pio per caricare i ragazzi di Sottil. Se il buongiorno si vede dal mattino, quest'anno ci sarà da divertirsi. L'ultima volta che gli amaranto girarono la città in battello, fu nell'estate 2001. Nove mesi dopo vinsero il campionato di serie C, tornando in B dopo 30 anni. Stavolta di campionati nell'inferno della Lega Pro ne abbiamo solamente uno alle spalle, ma le cose che i tifosi hanno chiesto alla squadra, sono state le stesse che vennero chieste a Osvaldo Jaconi: centrare la promozione e vincere il derby. «Sono orgoglioso di essere il vostro allenatore – ha detto Andrea Sottil con gli occhi emozionati – con questo entusiasmo mi avete già dimostrato cosa sia Livorno.

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Darò il massimo e lavorerò perché questa città esca da una categoria che non le appartiene. Vogliamo partire subito forte, presentandoci bene davanti al nostro pubblico domenica con il Feralpi Salò». Forse è per la grinta che emana, o forse è perché quando lui vede il Pisa si esalta, ma Sottil è subito stato accolto tra gli applausi dalla piazza. Un altro che ha ricevuto una vera e propria standing ovation è stato Mazzoni. Non poteva essere altrimenti. Si è presentato sul palco con il figlio sulle spalle, segno di una serenità d'animo che ha finalmente trovato dopo un periodo di incertezza.

«Non c'entriamo niente in questa categoria e ogni volta che viviamo queste serate me ne rendo ancora di più conto. Finalmente sono felice, ho realizzato ciò che volevo. Per me, indipendentemente da tutto, Livorno significa casa». E giù applausi e lacrime di commozione. Vantaggiato non c'era perché è ancora infortunato, proprio non ci sarà più Lambrughi che è stato salutato con un applauso. Un bacio al cielo, invece per Mido Bimbi e Mauro Lessi. C'erano e si sono presentati i due nuovi acquisti Doumbia e Blondett. «Conosco già la città, la tifoseria e i colori – ha detto il difensore –, ho scelto di venire io qui. Farò del mio meglio perché questa sia una stagione ricca di soddisfazioni». Strano ma vero, Andrea Luci non aveva ancora mai fatto il giro in battello.

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Speriamo che ne possa fare tanti altri in futuro, vorrebbe dire che rimarrà a Livorno. Intanto, però, il capitano si è goduto una serata. «Non avevo mai fatto il tour nei fossi, è stato bellissimo. Ma tutta la giornata è stata bellissima perché questo entusiasmo mancava da tempo». Dietro al colletto della maglia di quest'anno, gli amaranto avranno scritto «Andiamoci a prendere questo risultato», le ultime parole di Piermario Morosini prima di scendere in campo quel tragico 14 aprile a Pescara.

E Luci era lì presente. «Ci ricorderemo di quel giorno per sempre. Avere addosso quella frase sarà un motivo in più per dare il massimo». Andrea, come un po' tutti i giocatori, è stato interrotto più volte dai cori della folla. «Un capitano, c'è solo un capitano» è stato lanciato per far capire chiaramente alla società che uno come Luci non se ne deve andare. Un altro che per i tifosi è intoccabile è Borghese. «Uno di noi, Borghese uno di noi». Martino deve ritenersi un privilegiato. Non capita spesso da queste parti che la tifoseria conceda un coro «personale» ai calciatori. Uno che invece di cori ne ha ricevuti a centinaia è stato Igor Protti.

Il club manager amaranto è salito sul palco per ultimo e ha cercato – non riuscendoci – di stare in disparte per concedere tutta la scena ai giocatori e al mister. «È importante far capire a questi ragazzi cosa sia Livorno. Stasera è un antipasto importante. Loro devono essere fieri di indossare questa maglia che rappresenta la storia, la città e la nostra tradizione. E poi quest'anno ci sarà il derby. Tiriamo fuori l'orgoglio e andiamo in campo a combattere come si deve». Scontato dire che piazza del Luogo Pio a quel punto sia letteralmente esplosa. E con il classico «chi non salta è un pisano» la serata si è chiusa.

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