Gioco
Andare in bici? Ti spiego io Tutti pazzi per Fabiana
di Mario Orsini
Colligiana doc, la Tancredi è una delle pochissime istruttrici donna del ciclismo «Stare coi bambini è il massimo, l’unico pensiero è farli sempre divertire»
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LIVORNO. Istruttrice di ciclismo. Una mosca bianca nel variegato mondo delle due ruote. Dove la parità di genere, specialmente in alcune attività, è una questione che non si pone nemmeno, tanto è lo squilibrio in termini percentuali a favore dei “maschietti”. Fabiana Tancredi, colligiana doc, 23 anni compiuti il 18 febbraio, diploma in Scienze della Formazione nel primo cassetto, da qualche anno insegna con passione e amore i primi rudimenti di questo sport, sulla pista Ivo Mancini di Stagno ai bambini e alle femminucce della categoria Giovanissimi, dell’Associazione Ciclistica Colognole.
Un’attività che ultimamente svolge con un po’ meno assiduità, ma stesso entusiasmo, rubando il tempo alle ore di relax dopo il lavoro. «Stare con i bambini mi piace molto. La mia preoccupazione è che siano contenti e si divertano. Se poi qualcuno diventa un campioncino tanto meglio. Ma non è assolutamente la priorità. Nel rapporto con i piccoli allievi sono facilitata dagli insegnamenti, in Scienze della Formazione, che ho ricevuto tra i banchi di scuola».
La bicicletta è sempre stata nel suo dna. «A invogliarmi, a provare a gareggiare, quando avevo 9 anni fu un mio cugino. I primi insegnamenti li ho ricevuti da Giuliano Santucci. E le prime gare le ho fatte con la maglia dell’A.C. Colognole nella categoria G3. Quando è stato il momento di passare nella categoria Esordienti e poi Allievi, primo e secondo anno, non essendo possibile a Livorno, ho corso con la maglia di una squadra di Ponte a Egola. Quando ho abbandonato l’attività agonistica, appena se n’è presentata l’opportunità ho fatto un corso per Istruttrice».
A tessere le lodi, per quest’attività, sono in tanti. In primis Giuliano Santucci, deus ex machine dell’A. C. Colognole. Basta ascoltarlo: «Fabiana è una ragazza splendida. La conosco da quando correva con noi nei Giovanissimi. Fui io a darle i primi insegnamenti. Quello che mi colpì fu la sua voglia di imparare».
Sulla stessa lunghezza d’onda il mitico Paolo Quaglierini. «Fabiana, mi ha sempre fatto un’ottima impressione oltre che per le competenze tecniche anche per la sensibilità e la dolcezza con cui tratta i bambini. Le donne, in questo tipo di attività d’insegnamento ai piccoli atleti, hanno non una ma due marce in più degli uomini».
Un’attività che ultimamente svolge con un po’ meno assiduità, ma stesso entusiasmo, rubando il tempo alle ore di relax dopo il lavoro. «Stare con i bambini mi piace molto. La mia preoccupazione è che siano contenti e si divertano. Se poi qualcuno diventa un campioncino tanto meglio. Ma non è assolutamente la priorità. Nel rapporto con i piccoli allievi sono facilitata dagli insegnamenti, in Scienze della Formazione, che ho ricevuto tra i banchi di scuola».
La bicicletta è sempre stata nel suo dna. «A invogliarmi, a provare a gareggiare, quando avevo 9 anni fu un mio cugino. I primi insegnamenti li ho ricevuti da Giuliano Santucci. E le prime gare le ho fatte con la maglia dell’A.C. Colognole nella categoria G3. Quando è stato il momento di passare nella categoria Esordienti e poi Allievi, primo e secondo anno, non essendo possibile a Livorno, ho corso con la maglia di una squadra di Ponte a Egola. Quando ho abbandonato l’attività agonistica, appena se n’è presentata l’opportunità ho fatto un corso per Istruttrice».
A tessere le lodi, per quest’attività, sono in tanti. In primis Giuliano Santucci, deus ex machine dell’A. C. Colognole. Basta ascoltarlo: «Fabiana è una ragazza splendida. La conosco da quando correva con noi nei Giovanissimi. Fui io a darle i primi insegnamenti. Quello che mi colpì fu la sua voglia di imparare».
Sulla stessa lunghezza d’onda il mitico Paolo Quaglierini. «Fabiana, mi ha sempre fatto un’ottima impressione oltre che per le competenze tecniche anche per la sensibilità e la dolcezza con cui tratta i bambini. Le donne, in questo tipo di attività d’insegnamento ai piccoli atleti, hanno non una ma due marce in più degli uomini».
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