Gioco
«Voglio farmi un regalo: la finale iridata»
LIVORNO . Da oltre 10 anni è sulla cresta dell’onda e per un nuotatore di alto livello, fidatevi, è tanta roba. Vanta 40 titoli italiani assoluti, due partecipazioni alle Olimpiadi e da oggi salirà...
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LIVORNO . Da oltre 10 anni è sulla cresta dell’onda e per un nuotatore di alto livello, fidatevi, è tanta roba. Vanta 40 titoli italiani assoluti, due partecipazioni alle Olimpiadi e da oggi salirà sui blocchi della Duna Arena di Budapest per la 17esima edizione del Mondiali di nuoto.
Non ha bisogno di presentazioni Federico Turrini, capitano del Nuoto Livorno (tesserato anche per il Centro Sportivo Esercito), pronto a giocarsi le sue chance in riva al Danubio, ma soprattutto la possibilità di coronare una carriera con una finale iridata che grida vendetta dall’estate 2015 (nono posto). Boccone amaro, amarissimo lì per lì. Che Federico è riuscito però a digerire con maturità e sudore quotidiano.
Turrini, è giunto il momento del suo quarto Mondiale. Un traguardo mica da tutti...
«Già, tanto è vero che in questi giorni festeggerò anche i 30 anni. Battute a parte, è un gran bel risultato. E una cosa è certa: il divertimento e le motivazioni stanno alla base dello sport, quindi finché ne avrò, la carta di identità sarà l’ultimo dei problemi».
Con quale spirito e motivazioni arriva a Budapest?
«A cuor leggero, sapendo che i 400 Misti presentano un campo partenti impressionante. Cercherò di pensare a me stesso e nuotare la miglior gara possibile».
Da Shangai 2011 a Budapest 2017, cosa è cambiato nel corpo e nella testa di Turrini?
«Tantissimo a livello di esperienza e di consapevolezza, oltre al modo di affrontare l’evento e gestire la pressione. Paradossalmente mi diverto molto più ora di 10/12 anni fa».
Lei è uno dei veterani dell'Italnuoto insieme a Filippo Magnini. Che tipo Mondiale auspica dopo Rio?
«Mi auguro che il livello medio di squadra sia migliore di quello di Rio, dove a parte Detti e Paltrinieri non abbiamo certo brillato»
Quindi l'Italia non dipenderà solo da Pellegrini, Detti e Paltrinieri?
«Loro sono le punte, le certezze. Ma vedo giovani che in prospettiva potranno offrire un cambio generazionale all' altezza, fermo restando che sarà difficilissimo trovare talenti del loro calibro, per qualità e continuità».
Data la sua esperienza, Martinenghi è un predestinato?
«Sta facendo vedere cose importanti. È un ragazzo serio con grandi doti, ha davvero tutto per togliersi soddisfazioni enormi».
Nuoterà fino a Tokyo 2020?
«È presto per saperlo. Vedremo di anno in anno ma se i risultati saranno dalla mia parte, perché no?».
Cosa occorre per arrivare a 30 anni sempre al top?
«In primis la fortuna di avere un fisico sano, e poi essere innamorati di ciò che si fa ogni santo giorno con il sorriso sulle labbra».(a.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non ha bisogno di presentazioni Federico Turrini, capitano del Nuoto Livorno (tesserato anche per il Centro Sportivo Esercito), pronto a giocarsi le sue chance in riva al Danubio, ma soprattutto la possibilità di coronare una carriera con una finale iridata che grida vendetta dall’estate 2015 (nono posto). Boccone amaro, amarissimo lì per lì. Che Federico è riuscito però a digerire con maturità e sudore quotidiano.
Turrini, è giunto il momento del suo quarto Mondiale. Un traguardo mica da tutti...
«Già, tanto è vero che in questi giorni festeggerò anche i 30 anni. Battute a parte, è un gran bel risultato. E una cosa è certa: il divertimento e le motivazioni stanno alla base dello sport, quindi finché ne avrò, la carta di identità sarà l’ultimo dei problemi».
Con quale spirito e motivazioni arriva a Budapest?
«A cuor leggero, sapendo che i 400 Misti presentano un campo partenti impressionante. Cercherò di pensare a me stesso e nuotare la miglior gara possibile».
Da Shangai 2011 a Budapest 2017, cosa è cambiato nel corpo e nella testa di Turrini?
«Tantissimo a livello di esperienza e di consapevolezza, oltre al modo di affrontare l’evento e gestire la pressione. Paradossalmente mi diverto molto più ora di 10/12 anni fa».
Lei è uno dei veterani dell'Italnuoto insieme a Filippo Magnini. Che tipo Mondiale auspica dopo Rio?
«Mi auguro che il livello medio di squadra sia migliore di quello di Rio, dove a parte Detti e Paltrinieri non abbiamo certo brillato»
Quindi l'Italia non dipenderà solo da Pellegrini, Detti e Paltrinieri?
«Loro sono le punte, le certezze. Ma vedo giovani che in prospettiva potranno offrire un cambio generazionale all' altezza, fermo restando che sarà difficilissimo trovare talenti del loro calibro, per qualità e continuità».
Data la sua esperienza, Martinenghi è un predestinato?
«Sta facendo vedere cose importanti. È un ragazzo serio con grandi doti, ha davvero tutto per togliersi soddisfazioni enormi».
Nuoterà fino a Tokyo 2020?
«È presto per saperlo. Vedremo di anno in anno ma se i risultati saranno dalla mia parte, perché no?».
Cosa occorre per arrivare a 30 anni sempre al top?
«In primis la fortuna di avere un fisico sano, e poi essere innamorati di ciò che si fa ogni santo giorno con il sorriso sulle labbra».(a.m.)
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