Gioco
La scelta di vita di Mazzoni «Fiero di questa maglia»
di Fabrizio Pucci
Il numero uno riparte carico a mille: «Io bandiera? Di certo tra i più vecchi... Sottil mi piace, le prime sensazioni sono ottime. E poi il gruppo c’è già»
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LIVORNO. Vedere Luca Mazzoni là in porta a respinger palloni o in mezzo al gruppo durante i giri di campo sul prato dello stadio “Francani” di Salsomaggiore fa un bell'effetto.
La sensazione è di liberazione, di pericolo scampato. Sì perché sul portierone amaranto - che dal 30 giugno era svincolato - avevano messi gli occhi molte squadre di serie B. La Cremonese, per esempio, aveva fatto più di un pensiero. Si erano mossi i grigiorossi eccome, mettendo sul piatto della bilancia un ottimo ingaggio e l'allettante prospettiva di un anno sicuro in serie B. Luca però è rimasto fedele alla linea del 1915. Una settimana fa ha firmato un biennale con il Livorno e si è issato in cima al pennone come tutte le bandiere della società: «Non so se sono una bandiera - sorride lui - anche se insieme ad Andrea Luci sono tra i più anziani del gruppo e quelli che possono vantare il maggior numero di presenze».
Sarà il punto di riferimento nello spogliatoio?
«Non ragionerei in questi termini. Diciamo che ho una certa età e ne ho viste tante. So che anche l'anno prossimo ci saranno momenti bellissimi e fasi più faticose. Da parte mia sono pronto ad affrontare tutto, ma lo sono anche i miei compagni di squadra. Una cosa è certa: ho motivazioni feroci».
Come si è sviluppata la trattativa per il rinnovo?
«Fin dal primo incontro avuto con il ds Facci e con Pecini, mi sono resto conto dell'alto livello dei nuovi dirigenti amaranto. Si tratta di persone molto serie e che sanno di calcio. Poi c'è stato un altro contatto e un secondo incontro che ha portato alla firma. Che dire. Sono molto felice e soddisfatto. Livorno era la mia prima opzione».
Nonostante la serie C.
«Ma stiamo scherzando. Non conta nulla. Indosso la maglia che amo, che è anche quella della mia città. Vi pare poco?»
Pochi giorni di ritiro a Salsomaggiore, ma il Livorno ha già una sua identità, vero?
«Sì. In realtà quest'anno partiamo avvantaggiati rispetto alla passata stagione. L'altra estate arrivai in extremis e il gruppo era quasi tutto nuovo, bisognava plasmare tutto. Adesso invece ci conosciamo già molto bene e questo è senza dubbio un valore aggiunto. E poi c’è un altro aspetto che gioca a nostro favore».
E quale sarebbe?
«La consapevolezza che il nostro ambiente è sano favorisce l'inserimento dei nuovi. Per il momento è arrivato il solo Pedrelli che si è subito trovato a suo agio, ma sono convinto che questa dinamica si ripeterà anche con i futuri nuovi acquisti».
Domanda secca. Sottil è un allenatore da Livorno?
«L'impatto con il nuovo allenatore è stato molto positivo. Ha costruito la sua carriera sul temperamento oltre che su buoni mezzi tecnici. Ho già capito che sa trasmettere carattere alla squadra. È giovane, ambizioso e preparato. Insomma. Ha tutto quello che serve a un allenatore che si siede sulla panchina amaranto».
Un mese e messo e sarà campionato. Che obiettivo vi ponete?
«Partiamo senza fare proclami. L'unica cosa che ci sentiamo di promettere è la massima serietà nel lavoro quotidiano. Quello paga sempre. È questione di amor proprio, professionalità, rispetto di noi stessi, della società e soprattutto dei tifosi che fanno sacrifici per venire a sostenerci dovunque».
Quindi nessuna dichiarazione a effetto?
«No. Diciamo che vogliamo vincere il maggior numero di partite possibile. Siamo tutti molto determinati da questo punto di vista. Ecco. I tifosi devono avere proprio questa certezza. Daremo tutto e anche di più nella consapevolezza che siamo alle porte di un campionato lungo e difficile nel quale la concorrenza è agguerrita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La sensazione è di liberazione, di pericolo scampato. Sì perché sul portierone amaranto - che dal 30 giugno era svincolato - avevano messi gli occhi molte squadre di serie B. La Cremonese, per esempio, aveva fatto più di un pensiero. Si erano mossi i grigiorossi eccome, mettendo sul piatto della bilancia un ottimo ingaggio e l'allettante prospettiva di un anno sicuro in serie B. Luca però è rimasto fedele alla linea del 1915. Una settimana fa ha firmato un biennale con il Livorno e si è issato in cima al pennone come tutte le bandiere della società: «Non so se sono una bandiera - sorride lui - anche se insieme ad Andrea Luci sono tra i più anziani del gruppo e quelli che possono vantare il maggior numero di presenze».
Sarà il punto di riferimento nello spogliatoio?
«Non ragionerei in questi termini. Diciamo che ho una certa età e ne ho viste tante. So che anche l'anno prossimo ci saranno momenti bellissimi e fasi più faticose. Da parte mia sono pronto ad affrontare tutto, ma lo sono anche i miei compagni di squadra. Una cosa è certa: ho motivazioni feroci».
Come si è sviluppata la trattativa per il rinnovo?
«Fin dal primo incontro avuto con il ds Facci e con Pecini, mi sono resto conto dell'alto livello dei nuovi dirigenti amaranto. Si tratta di persone molto serie e che sanno di calcio. Poi c'è stato un altro contatto e un secondo incontro che ha portato alla firma. Che dire. Sono molto felice e soddisfatto. Livorno era la mia prima opzione».
Nonostante la serie C.
«Ma stiamo scherzando. Non conta nulla. Indosso la maglia che amo, che è anche quella della mia città. Vi pare poco?»
Pochi giorni di ritiro a Salsomaggiore, ma il Livorno ha già una sua identità, vero?
«Sì. In realtà quest'anno partiamo avvantaggiati rispetto alla passata stagione. L'altra estate arrivai in extremis e il gruppo era quasi tutto nuovo, bisognava plasmare tutto. Adesso invece ci conosciamo già molto bene e questo è senza dubbio un valore aggiunto. E poi c’è un altro aspetto che gioca a nostro favore».
E quale sarebbe?
«La consapevolezza che il nostro ambiente è sano favorisce l'inserimento dei nuovi. Per il momento è arrivato il solo Pedrelli che si è subito trovato a suo agio, ma sono convinto che questa dinamica si ripeterà anche con i futuri nuovi acquisti».
Domanda secca. Sottil è un allenatore da Livorno?
«L'impatto con il nuovo allenatore è stato molto positivo. Ha costruito la sua carriera sul temperamento oltre che su buoni mezzi tecnici. Ho già capito che sa trasmettere carattere alla squadra. È giovane, ambizioso e preparato. Insomma. Ha tutto quello che serve a un allenatore che si siede sulla panchina amaranto».
Un mese e messo e sarà campionato. Che obiettivo vi ponete?
«Partiamo senza fare proclami. L'unica cosa che ci sentiamo di promettere è la massima serietà nel lavoro quotidiano. Quello paga sempre. È questione di amor proprio, professionalità, rispetto di noi stessi, della società e soprattutto dei tifosi che fanno sacrifici per venire a sostenerci dovunque».
Quindi nessuna dichiarazione a effetto?
«No. Diciamo che vogliamo vincere il maggior numero di partite possibile. Siamo tutti molto determinati da questo punto di vista. Ecco. I tifosi devono avere proprio questa certezza. Daremo tutto e anche di più nella consapevolezza che siamo alle porte di un campionato lungo e difficile nel quale la concorrenza è agguerrita».
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