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«Sarà tutta la curva a scegliere la linea da seguire» 

«Sarà tutta la curva a scegliere la linea da seguire» 

Bottai chiarisce la situazione dopo l’incontro di Genova: «Ci ritroveremo per una decisione collettiva»

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LIVORNO. Lenny Bottai, dopo le notizie uscite negli ultimi giorni sull’incontro con la famiglia Spinelli in merito alle sorti del Livorno, tiene a fare alcune precisazioni.

Bottai, perchè era all’incontro?

«Preciso che sono stato invitato da alcuni giovani e vecchi della curva a partecipare, per una storia e soprattutto per la conoscenza degli Spinelli che ho sin dai primi incontri nel ’99, poi perché mi sono reso conto che era importante per il Livorno. Non potevo tirarmi indietro. Ma, come ho premesso, sarei servito da mediatore ed eventuale collante solo dopo una discussione con chi è giusto che prenda una decisione collettiva».

Quindi?

«Quindi nessuno ha garantito niente, tipo la fine della contestazione. Abbiamo valutato insieme a Bruno, l’altro tifoso presente con me, che se davvero questa cordata che prende il 20% e se la società come è parsa seriamente intenzionata vuole vendere agevolando i compratori, al fine di rendere appetibile la piazza e ricreare l’entusiasmo, si può valutare di proporre ai ragazzi di sospendere una contestazione divenuta a questi patti futile. Ma con tanti “se” e “ma”».

Quali?

«Per prima cosa che venga mantenuto il gruppo, Protti come garante e alcuni giocatori cardine come Mazzoni, Luci, Maritato e tanti altri che hanno mostrato attaccamento. Poi un cambio da parte della società nella strategia mediatica nei confronti della città, un’apertura per riportare i livornesi a vivere il calcio. In questo hanno ammesso delle colpe e si sono svincolati da accuse rivelatesi false, mostrando apertura alla vendita e mancanza di interessati».

Qual è stato l’esito finale?

«Che avremmo osservato il comportamento del club nei giorni successivi e che, se rispettate le premesse, ci saremmo riuniti per arrivare a una decisione collettiva per il futuro del Livorno. Io dirò la mia, ma la decisione spetta alla curva. Nessuno ha garantito niente, non capisco perché è stato detto questo».

Cosa pensa della situazione?

«Va messo davanti a tutto il bene del Livorno, e se per il bene di questo si devono creare le condizioni perché diventi più appetibile, a patto che si rispetti quanto promesso, per me tutto il resto passa in secondo piano. Un coro e uno striscione sono aria fritta a confronto del futuro del Livorno. Siamo in una forbice molto stretta, Spinelli ha le sue colpe e alcune ragioni, come le promesse vane fatte da chi l’ha chiamato, ma non verso i tifosi. Sia chiaro, verso alcune parti politiche che gli avevano promesso cose tipo i soldi dell’Olt come sponsor. Per me il futuro del Livorno va ridisegnato in una dimensione nella quale il motore è il vivaio. Poi nella cultura di appartenenza di una città che deve vivere in simbiosi le sorti della maglia amaranto, ma deve essere messa in condizione. Al momento non la vedo rosea, ma qualcosa bisogna fare per uscire da questa impasse».

(f. p)

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di Redazione web