Gioco
Cristiano Lucarelli: «A Livorno non ci torno, ecco perché»
Il nuovo allenatore del Catania parla del suo "no" alla società amaranto: «Prima devo risolvere delle questioni personali importanti»
LIVORNO. «Fino a quando non risolverò alcune situazioni personali, non potrò allenare il Livorno». Chi conosce Cristiano Lucarelli sa bene quanta fatica abbiano fatto queste parole a uscire dalla sua bocca. Proprio lui che da calciatore rinunciò a tanti soldi e a giocare in squadre ben più prestigiose pur di indossare la maglia amaranto. Oggi però l’ex bomber ‘99 è cresciuto e ci sono delle situazioni, in città, che deve risolvere prima di poter pensare di tornare come allenatore. «Finché non verranno assolti i miei genitori per la questione della casa popolare – ha detto il nuovo tecnico del Catania – e finché non risolverò la questione del porto non potrò tornare. Stavolta sono stato costretto a ragionare con la testa e non con il cuore come in passato. Viviamo in una società troppo materialista, dove puoi fare tutto il bene che vuoi, ma comunque sarai circondato solo da ingratitudine. Ho smesso di farmi illusioni e ho capito come vanno le cose, soprattutto a Livorno».
Dunque a non aver fatto venire Lucarelli non è stato Aldo Spinelli, ma altre circostanze che con il calcio hanno poco a che fare. «È proprio così. Spinelli ha fatto tanti errori durante questi 18 anni di gestione. Ma è l’unico che ci ha sempre messo i soldi. È il primo tifoso del Livorno e non si è mai tirato indietro. Ero a conoscenza della trattativa di Primo Salvi, ma non ci ho mai creduto fino in fondo. Al di là di tutto quello che si può dire del presidente, lui è stato sempre solo. Eppure ci sono tante famiglie livornesi che da anni si arricchiscono sulle spalle della città, ma non hanno mai fatto niente per lo sport e per il calcio. A livello imprenditoriale questa città offre pochissimo e Spinelli è l’unico che mette i soldi sul piatto senza avere nulla in cambio. E dal momento in cui Livorno non c’è niente, bisogna andare a cercare fuori. A Roma, Milano e Torino non ci sono tifosi amaranto e se una persona vuole venire qui a investire lo fa per avere qualcosa in cambio. Un ritorno. Ma qui è impossibile farlo perché i poteri forti si sono già divisi tutto e le caselle sono tutte occupate».
Nella sua testa, comunque, Lucarelli aveva in mente un duplice progetto insieme a Spinelli: un piano d’impresa in porto e il suo ingresso come allenatore nel Livorno. Ed è proprio perché è fallito il primo punto che il secondo non è realizzabile. «Avevamo un piano di impresa che prevedeva 106 posti di lavoro. Viviamo in una situazione di crisi profonda e credo che siamo solo all’inizio perché presto tante pensioni sulle quali si appoggiano molti livornesi finiranno. Però quella proposta non è stata neanche valutata dall’Autorità Portuale che la dichiarò irricevibile. È un disegno chiaro, ci sono persone che hanno interessi perché tutto rimanga così. Non mi stupisco se Livorno ha 35mila disoccupati e non abbiamo prospettive. È ovvio che un episodio del genere, unito alla ferita della casa popolare, mi ha allontanato dalla mia città».
C’è, però, una buona parte di Livorno che continua a voler bene a Lucarelli. «Igor Protti e Alessandro Doga avevano in mente di riunirci e tornare insieme a combattere in questo momento di difficoltà. Mi proposero un progetto che mi avrebbe visto in panchina. Da innamorato di questa maglia mi sarebbe piaciuto tantissimo, ma sono capitate troppe cose brutte e ho dovuto rifiutare. Per fortuna le miei amicizie sono rimaste intatte, comprese quelle di curva. Chi mi conosce ha capito quello che è successo dal 2008 in poi».
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