Il Tirreno

Livorno

Labronica si arrende e sotto il traguardo finisce in lacrime 

di Francesco Parducci
Labronica si arrende e sotto il traguardo finisce in lacrime 

Serie C silver. In gara-5 Pontedera piazza il colpo decisivo Autogestiti e autofinanziati: solo applausi per i gialloneri

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LIVORNO. In C gold ci va Pontedera e da un punto di vista societario è anche giusto così, visto che quasi sicuramente Labronica non si sarebbe iscritta a quel campionato per la prossima stagione. Ma vedere piangere come bambini, a fine partita, gente come Emiliano Niccolai o Tommy Spinelli, giocatori che ne hanno viste tante, fa un certo effetto.
Il sogno di vincere il campionato a dispetto di tutto e tutti con la squadra autogestita, anche finanziariamente, svanisce dopo lo striscione dell’ultimo km, un po’ quello che successe a Bitossi al mondiale di Gand.
Gara5 si gioca in via Pera, ribollente come sempre di entusiasmo e affetto. E la partita si incanala nel senso che ti aspetti: Labronica mena le danze con bella sicurezza, difende con grande efficacia e il primo quarto si chiude con una preghiera di Spinelli da poco oltre il cerchio di metà campo che, andando a segno, sembra un segnale beneaugurante.
Ancora meglio le cose vanno nel secondo quarto, con il vantaggio di casa che si dilata progressivamente fino a toccare il massimo, più 16 (37-21) poco prima della sirena di metà partita. Niccolai e Melosi vanno al riposo già in doppia cifra (11 a testa), la difesa ha concesso poco, insomma l’impressione è che ci sia da aspettare un’altra quarantina di minuti prima di dare il via alla festa, inutile forse, ma sempre festa.
Invece accade l’incredibile, qualcosa cui anche il giorno dopo non si riesce a trovare spiegazione o che forse ne ha troppe. Fatto sta che Labronica non segna per 6’30” e quando lo fa mette un solo punto dalla linea (Melosi, 1 su 4), Pontedera, fin qua scarsa in attacco, si arrocca in area dove Susini (3 stoppate) spaventa un po’tutti.
Il quarto si chiude con il parziale di 3 a 10 (42-34) visto che la difesa bene o male fin lì tiene, sarebbe bastato segnare un paio di canestri in più, perché ora si fosse a raccontare una storia diversa.
L’ultimo periodo è quello del crollo, psicologico, fisico, ambientale. I gialloneri continuano a non segnare e Pontedera ora sente l’odore del sangue. Meucci e Doveri colpiscono a ripetizione da oltre l’arco e prima di metà quarto la Juve mette per la prima volta il naso avanti (42-43) per scappare via con facilità irrisoria (43-51 a – 3’30”).
Cinque punti in fila di Melosi per far credere che la storia impossibile non sia ancora finita (48-51 a – 3’) ma è solo un’illusione, così come un’illusione è stata tutta questa stagione.
Onore a Pontedera, dove c’è anche un bel pezzo di Livorno (l’allenatore Martini e il play Tellini, entrambi protagonisti), ma i giocatori gialloneri finiscono a testa alta: di più, in queste condizioni, non si poteva fare. Voltare pagina, per tutti ci sarà un’altra opportunità.
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