Gioco
Tripla di Marchini: la Libertas beffa la Pielle a fil di sirena - Video
I gialloblù si portano sul 2-0 davanti a 3mila persone: la squadra di Mori regala il derby e mezza promozione
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LIVORNO. Che ne sanno i 2000 di Battisti, Mogol e di che cos’era il derby, avrebbe potuto cantare fino a una settimana fa Gabry Ponte. Ora lo sanno. Lo sa bene anche Marco Massoli, nato nell’anno del Signore 1994 quando Pl-Libertas era già finito nell’album dei ricordi, che ieri notte a 6” dalla sirena aveva un piede e mezzo nella Hall of Fame piellina e d’improvviso si è svegliato come nel più beffardo dei sogni. E lo sa ancor meglio Simone Marchini, nato a Firenze in quello stesso 1990 in cui gli scienziati pazzi al timone del basket livornese inventarono la famigerata parola “sinergia”, lui che ieri notte mentre la sirena suonava il De Profundis alla Libertas ha tirato praticamente ad occhi chiusi dall’arco dei sogni il dardo avvelenato che ha spaccato il cuore a duemila tifosi piellini e ha mandato in estasi il popolo gialloblù.
Ora questa serie finale che darà l’accesso alla serie B (e che mette in palio anche il tesoretto di Esselunga) ha un favorito vero: la squadra di Gabriele Pardini che domenica sera avrà sulla racchetta il match point, col vantaggio di giocare in casa per la prima volta (nel solito PalaMacchia) e di avere inferto un elettroschock allo spirito e al morale biancoblu, su cui Marco Mori nei prossimi due giorni dovrà lavorare usando il lettino di Sigmund Freud. Sta tutto in quei secondi finali questo derby brutto e intenso, impreciso e combattuto, pieno di errori (10/22 dalla lunetta per la Pl, 13/41 da due per la LL) e di fisicità, di tentate fughe (14-7 all’8’ per la Pl, 17-27 al 15’ per la LL), break e controbreak (20-3 per la Libertas tra il primo e il secondo quarto, 14-4 per la squadra di Mori subito dopo il tè).
Raccontiamo la fine, allora: il tabellone segna 49-46 per i biancoblu grazie ad un tiro libero di Andrea Capobianchi che aveva subito fallo su un recupero da samurai di Andrea Malvone al 34’51”. Le polveri sono fradice e i polpastrelli tremano per tre minuti fino a quando Gonzalo Beltran sente il profumo della pampa e infila una tripla di piombo: 49-49 a 1’30”. Francesco Burgalassi, il migliore in casa Pl, è gelido come un cecchino e in penetrazione scrive il 51-49. Mancano 80 secondi e in via Allende l’orologio torna indietro di trent’anni: catino, bolgia, inferno, Salonicco in salsa labronica. Chiamatela come vi pare. Livorno torna basket city ma il caos non turba l’esperienza di Edoardo Nesti che da vecchia volpe si ritrova tra le mani un rimbalzo d’attacco e inzuppa facile il 51-51 ad un minuto. Da lì è corrida: Malvone fa un cross, Mariani sul fronte opposto si ritrova col pallone il mano mentre suona la sirena dei 24” e la sua tripla finisce sul ferro.
Il cronometro segna 17” e ci pensa Massoli a trovare il coraggio: si butta dentro e prende fallo. 12”: il pallone brucia come un piccole sole, ma la guardia biancoblu è precisa come un killer: 2/2 e la Pl in vantaggio 53-51. Pardini chiama il timeout: si gioca per Mariani, che infatti si ritrova davanti un corridoio e taglia come il burro la difesa piellina, il suo sottomano però rimbalza due volte sul ferro ed esce. Chi c’è a strappare il pallone sotto le plance? Ancora lui: Massoli. Che viene cinturato dallo stesso Mariani. Fallo antisportivo? Per molti sì, per gli arbitri no. Massoli si ritrova tra le mani altri due tiri liberi, col cronometro che dice 6”. Quelli più difficili li ha già messi dentro, qui in confronto sembra una passeggiata. Prima ha scalato il Pordoi, ora sembra sulla passerella del Vigorelli. E invece sbaglia il primo e pure il secondo. Il rimbalzo lungo finisce nelle mani di Dell’Agnello, nessuno fa fallo. Lancio lungo per Marchini che dalla linea dei sogni, con un muro di biancoblu in faccia, tira d’istinto mentre la sirena suona. Stavolta il canestro è buono.
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