Gioco
PIOLI E TOTTI ALLA JUVE NON ACCADE...
di CORRADO ORRICO
Poteva rappresentare l'unico punto fermo in un ambiente stravolto dai cambi societari. Invece è stato svilito da chi poi ha avuto persino il coraggio di licenziarlo. L'esonero di Pioli è stato un...
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Poteva rappresentare l'unico punto fermo in un ambiente stravolto dai cambi societari. Invece è stato svilito da chi poi ha avuto persino il coraggio di licenziarlo. L'esonero di Pioli è stato un gesto sorprendente, nonché un comportamento scorretto della dirigenza nerazzurra, che ha messo sul banco degli imputati uno che colpe non aveva, essendo queste in primis della società e poi dei giocatori. Pioli ha fatto cose buone, almeno fin quando gli è stato concesso di lavorare in condizioni ideali. Poi sono iniziate le furberie, le voci sul suo successore: l'allenatore è stato messo in difficoltà dentro al suo stesso spogliatoio. Il paradosso è che coloro che hanno pensato di risolvere la crisi con l'allontanamento del tecnico ne sono stati invece gli artefici, riservando a Pioli un'umiliazione che potevano risparmiarsi a tre giornate dalla fine del torneo.
Restando in tema di umiliazioni, l'addio alla Roma di Totti sta assumendo contorni che una carriera tanto meravigliosa non avrebbe meritato. Ma i primi colpevoli sono il pubblico e in parte lo stesso Capitano. Fatti i dovuti elogi a un giocatore straordinario, era chiaro da inizio stagione che Spalletti non lo avrebbe utilizzato. E un allenatore ha il diritto di fare le proprie scelte. Subito è nata però una silenziosa (almeno in avvio) solidarietà tra Totti e il tifo giallorosso, al punto che ad ogni gara all'Olimpico, alle prime difficoltà della squadra, partivano i fischi e l'invocazione del Capitano.
La società ha tardato a prendere una posizione chiara, non aiutando il tecnico che, da buon toscano, ci ha messo del suo nella dialettica con la stampa.
L'operato di Spalletti e i risultati della Roma hanno un che di miracoloso, alla luce del "patto" tifo-Totti-giornalisti, e di uno Spalletti che dal canto suo non ci stava a fare il sacco e a prendere botte da tutte le parti. La sua unica colpa è far entrare Totti negli ultimi minuti: per il resto si è preso le sue responsabilità, avendo un finale di stagione cui pensare. E per una strana situazione, si giocherà il secondo posto con un altro "tecnico tormentato": quel Sarri che deve fare i conti con un presidente che si diverte a punzecchiarlo, nonostante un lavoro straordinario e un Napoli da far stropicciare gli occhi per il calcio che esprime.
(a cura di Giorgio Carlini)
Restando in tema di umiliazioni, l'addio alla Roma di Totti sta assumendo contorni che una carriera tanto meravigliosa non avrebbe meritato. Ma i primi colpevoli sono il pubblico e in parte lo stesso Capitano. Fatti i dovuti elogi a un giocatore straordinario, era chiaro da inizio stagione che Spalletti non lo avrebbe utilizzato. E un allenatore ha il diritto di fare le proprie scelte. Subito è nata però una silenziosa (almeno in avvio) solidarietà tra Totti e il tifo giallorosso, al punto che ad ogni gara all'Olimpico, alle prime difficoltà della squadra, partivano i fischi e l'invocazione del Capitano.
La società ha tardato a prendere una posizione chiara, non aiutando il tecnico che, da buon toscano, ci ha messo del suo nella dialettica con la stampa.
L'operato di Spalletti e i risultati della Roma hanno un che di miracoloso, alla luce del "patto" tifo-Totti-giornalisti, e di uno Spalletti che dal canto suo non ci stava a fare il sacco e a prendere botte da tutte le parti. La sua unica colpa è far entrare Totti negli ultimi minuti: per il resto si è preso le sue responsabilità, avendo un finale di stagione cui pensare. E per una strana situazione, si giocherà il secondo posto con un altro "tecnico tormentato": quel Sarri che deve fare i conti con un presidente che si diverte a punzecchiarlo, nonostante un lavoro straordinario e un Napoli da far stropicciare gli occhi per il calcio che esprime.
(a cura di Giorgio Carlini)
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