Gioco
NON BUTTIAMO AL VENTO LA PASSIONE
di FEDERICO LAZZOTTI
Nel basket c’è una citazione che viene usata spesso per descrivere una bischerata, in campo e fuori. È quella di Aza Nikolic, Hall of Fame dei canestri, e recita più o meno così. «Noi come mucca di...
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Nel basket c’è una citazione che viene usata spesso per descrivere una bischerata, in campo e fuori. È quella di Aza Nikolic, Hall of Fame dei canestri, e recita più o meno così. «Noi come mucca di Bosnia, prima fa secchio di latte e poi dà calcio a secchio». Ecco, il secchio di latte e passione, la Livorno della pallacanestro, è riuscito a riempirlo goccia dopo goccia durante queste ultime due stagioni dopo anni di intolleranze al lattosio e nonostante una depressione economica che morde la città alla giugulare e si rispecchia nei pochi soldi che arrivano agli sport minori.
Ecco perché va riconosciuto a Pielle e Libertas, eredi dirette degli anni ruggenti, il merito di aver scalato il Pordoi con le infradito: nonostante le ristrettezze sono riuscite a fare risultati e creare, di conseguenza, entusiasmo e interesse: due promozioni in un anno e adesso la finale che vale la Serie B.
Per gara-uno in programma domani sera, c’è chi è pronto a scommettere che al PalaMacchia potranno esserci oltre duemila spettatori. Numeri che farebbero strabuzzare gli occhi a tante società di serie A e probabilmente faranno venire i brividi a molti giocatori in campo, non professionisti – se lo ricordi chi fa paragoni con il passato – ma atleti che per tutto l’anno, finito il lavoro, hanno fatto la borsa per andare agli allenamenti a orari, a volte, improponibili.
Ecco perché – i tifosi dell’una e dell’altra sponda capiranno – per il bene del nostro basket, non è importante chi vincerà in campo, anche perché la perdente è praticamente certa del ripescaggio. No, la vera vittoria sarà quella di dare la possibilità a Pielle e Libertas, il prossimo anno, di partecipare alla serie B a testa alta. Servono almeno 250mila euro di budget per non fare la figura delle vittime sacrificali. È vero, non è come buttare giù un bicchiere di latte. Ma il rischio è di dare di nuovo un calcio al secchio.
Ecco perché va riconosciuto a Pielle e Libertas, eredi dirette degli anni ruggenti, il merito di aver scalato il Pordoi con le infradito: nonostante le ristrettezze sono riuscite a fare risultati e creare, di conseguenza, entusiasmo e interesse: due promozioni in un anno e adesso la finale che vale la Serie B.
Per gara-uno in programma domani sera, c’è chi è pronto a scommettere che al PalaMacchia potranno esserci oltre duemila spettatori. Numeri che farebbero strabuzzare gli occhi a tante società di serie A e probabilmente faranno venire i brividi a molti giocatori in campo, non professionisti – se lo ricordi chi fa paragoni con il passato – ma atleti che per tutto l’anno, finito il lavoro, hanno fatto la borsa per andare agli allenamenti a orari, a volte, improponibili.
Ecco perché – i tifosi dell’una e dell’altra sponda capiranno – per il bene del nostro basket, non è importante chi vincerà in campo, anche perché la perdente è praticamente certa del ripescaggio. No, la vera vittoria sarà quella di dare la possibilità a Pielle e Libertas, il prossimo anno, di partecipare alla serie B a testa alta. Servono almeno 250mila euro di budget per non fare la figura delle vittime sacrificali. È vero, non è come buttare giù un bicchiere di latte. Ma il rischio è di dare di nuovo un calcio al secchio.
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