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La carica di Lucarelli per i playoff: «Forza Livorno, adesso tocca a te»

di Alessandro Bernini
La carica di Lucarelli per i playoff: «Forza Livorno, adesso tocca a te»

Cristiano tra la salvezza a Messina e i consigli per Francavilla: «Il campo è quasi di cemento, attenti a Nzola»

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LIVORNO. Su di lui ci resta sempre una sensazione: che abbia ricevuto meno di quello che ha dato. Molto meno. I motivi sono diversi, si potrebbe riempire mezzo giornale sulla sua storia. Di certo Cristiano Lucarelli è un “buono”, uno che ha amato e ama la maglia amaranto come pochi altri. Su questo ci mettiamo la mano sul fuoco.

Cristiano Lucarelli, una stagione da incorniciare sulla panchina del Messina. Complimenti.
«Una stagione pazzesca, con situazioni mai affrontate in carriera. Mi sono ritrovato a fare di tutto, dal ds al presidente, oltre che l’allenatore».

Cercasi società.
«Cercasi tutto. Non avevamo campo di allenamento, non avevamo docce calde, non avevamo lo stipendio. Per alcuni ragazzi la situazione è stata drammatica, tant’è che diversi volevano andare via».

Cambio di società, salvezza raggiunta ed ecco che Lucarelli è diventato l’idolo della tifoseria.
«Messina è una piazza esigente, ha ancora ricordi di serie A. E dallo sfarzo, si è ritrovata ora a lottare per non andare in serie D. Serviva un lavoro mostruoso per tirar fuori le motivazioni giuste e ci siamo riusciti».

Ti abbiamo visto al fianco della squadra per rivendicare i diritti, ma anche usare il bastone dopo qualche sconfitta.
«All’inizio secondo me qualcuno non aveva capito chi è Cristiano Lucarelli».

Ovvero?
«Per me ci sono dei concetti che sono vitali. Valevano da calciatore e valgono ora da allenatore: se te mi dai l’anima, io ti do il cuore e ti difendo fino alla morte. Ma se te fai il lavativo, allora io ti salto addosso. Dovevo far capire chi ero».

L’hanno capito.
«Molti di loro sono ragazzi che hanno il ricordo di Lucarelli da calciatore. Magari hanno pensato: “questo è stato in nazionale e ha fatto la Champions, figuriamoci se si sporca le mani a Messina”. Avevano pensato male. Io sono da bosco da riviera. Ho sempre detto loro che sono nato a Livorno quartiere Shangai, alla fine hanno capito cosa vuol dire».

Ti sei levato un sassolino dalla scarpa con quelli del Tuttocuoio.
«Guarda, quella fu una ripicca bella e buona. Esonerarmi a una manciata di giornate dalle fine quando ormai il grosso del lavoro era stato fatto, non ha altra spiegazione».

Lucarelli allenatore chiede strada?
«Nessuno mi ha mai regalato nulla. Ma credo di aver lasciato buone cose ovunque sono andato, anche dove hanno deciso di mandarmi via. A Pistoia non si sono mai divertiti a veder giocare la squadra come nei miei sei mesi, e con un portiere vero saremmo andati ai playoff. A Viareggio sono arrivato con la squadra ultima e siamo arrivati sestultimi, ci saremmo salvati anche se ci fossero state le retrocessioni. Forse talvolta ho pagato il mio carattere da calciatore, che mi portava ad avere scontri con la proprietà. Ora, dopo aver vissuto l’esperienza di Messina, ci andrei più cauto»

Quindi ora non ti scontreresti più neanche con Spinelli.
«Ora non esagerare... Con Spinelli si sono scontrati tutti gli allenatori passati da Livorno».

Hai già un contratto?
«Ho una proposta di rinnovo col Messina. Ci sto pensando, vengo da una stagione dispendiosa dal punto di vista mentale. Devo valutare diverse cose».

Domenica eri allo stadio. Come hai visto il Livorno?
«Nei primi 20 minuti ha avuto una superiorità imbarazzante. Talmente imbarazzante che forse ha pensato di portare a casa il risultato col minimo sforzo. Ed è arrivato l’1-1. Non è la prima volta che capita. Il Livorno contro le squadre più deboli deve partire e tritare tutto. Comunque contava passare il turno. Con 2 risultati su 3 non sai mai come interpretare la partita».

Parliamo del Francavilla.
«All’andata non c’ero, a Messina finì 1-1. C’ero al ritorno e laggiù perdemmo 3-1 una partita strana, nella quale meritavamo molto di più. Loro fecero tre tiri e tre gol, noi eravamo nel caos societario più completo».

Il campo è così brutto?
«Un sintetico di prima generazione, avrà almeno 15 anni. Duro come il cemento, da gabbionate».

Come si affronta il Francavilla?
«Il Fondi è molto più forte del Francavilla eppure è andato fuori. Sai perché? Perché con loro devi metterti l’elmetto e andare in battaglia. Sono la classica squadra del girone C, aggressivi, propositivi, si difendono in 10 dietro la linea della palla e poi ripartono in tanti».

Un giocatore da temere?
«L’attaccante Nzola. Forte fisicamente, tosto. Ha diverse squadre di serie A che lo seguono».

Chi va in serie B secondo te?
«I playoff sono davvero un terno al lotto. Il Livorno non deve fasciarsi la testa e pensare di essere inferiore alle favorite, anche perché ha una condizione ambientale favorevole, mentre a Lecce e Alessandria c’è contestazione e anche a Parma non è stato tutto rose e fiori».

Dì la verità. Cosa avresti fatto tu, in campo, quando hai visto Napoli esultare verso la Curva Nord?
«Ahaha. Io ho già dato. Comunque anche questo fa parte del colore. Oddio, non mi pare che comunque a Pisa si stiano strappati i capelli quando Napoli è partito...».

Lucarelli e Livorno.
«Con la maglia amaranto ho un rapporto indistruttibile e indissolubile. Con alcune istituzioni in questo momento è un’altra storia Non mi è piaciuto quello che si è messo in piedi per provare a rovinare il mio rapporto con la città».

Dente avvelenato.
«Esatto. Dente avvelenato nei confronti di una piccola parte di città che è comprensiva di lobby, politica e galoppini. Comunque solo a Livorno le istituzioni potevano far finta di non aver visto».

Ma il Lucarelli imprenditore ha guadagnato?
«Macché, tra porto e giornale ho rimesso 8 milioni. E ce li ho rimessi per far lavorare la gente, altro che discorsi. Vuoi sapere l’ultima che mi è successa? ».

Certo.
«Ho presentato un piano di impresa con 102 posti di lavoro e un investimento di 25 milioni di euro insieme a Aldo Spinelli».

Insieme a Spinelli?
«Esatto. Ora siamo in 20, saremmo arrivati a 102, quindi con 82 assunzioni. E sai cosa ha fatto l’Autorità Portuale? L’ha cestinato. Proprio così, cestinato. L’ha considerato irricevibile. Ci rendiamo conto: a Livorno ci sono 35mila disoccupati, dati Cgil, con numeri in aumento. E qui mi hanno cestinato un piano con 82 assunzioni e 25 milioni di investimenti. Via, lasciamo stare sennò mi avveleno ancora di più...».

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