Il Tirreno

Livorno

L’intercontinentale sbarca a Livorno: Bottai è già carico

di Mario Orsini
Lenny Bottai
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Lenny Bottai

A maggio la rivincita contro il francese Hamilcaro: «Sarà un match storico, l’ennesima sfida con me stesso»

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LIVORNO. Prende forma la rivincita Bottai-Hamilcaro. Dopo la vendetta su Francesco Di Fiore, che gli è valsa la seconda cintura nazionale in carriera, Lenny Bottai sta inseguendo una rivincita anche con il francese Jean Michele Hamlicaro, il trentacinquenne di Epernay che nel 2011 riuscì a strappare alla mangusta il titolo internazionale IBF per KOT. La rivincita, l’ennesima sfida del pugile labronico giunto alle soglie dei quarant’anni, potrebbe realizzarsi a fine Maggio proprio qui a Livorno.

Allora Lenny a che punto siamo con questa sfida?
«Dopo il mio appello alcuni imprenditori locali si sono avvicinati per coadiuvarmi e coinvolgere altri che, nel nome della livornesità, intendono prendere con me e con il mio pubblico questa ennesima sfida. Al momento siamo a buon punto, ma per garantire la serata manca ancora qualcosa e speriamo di farcela. Adesso comunque ho una base da cui partire, e posso ringraziare Gennaro Mellino (Sisal) e Claudio Bartoli che hanno preso a cuore la realizzazione della sfida. Sarà un evento sentito per la città e chi parteciperà avrà senza dubbio un ritorno, poi c’è l’opzione televisiva, e ci terrei a concludere per avere magari la diretta per Livorno».

Di che tipo di incontro si tratterà?
«Con la mia e la sua posizione internazionale le opzioni ci sono, ma la disponibilità economica di coprire le spese (tasse, cintura, arbitri, giudici, accoglienza staff, allestimenti, medici. . .) ci indicherà quale potremo mettere in palio dei titoli liberi. A me interessa la sfida in sé, inizialmente avevo chiesto un match normale sulle 8/10 riprese, ma il mio avversario ha rifiutato persino 4000 euro di borsa quando da noi si combatte per 7-8000 euro: ha chiesto più soldi e un titolo in palio».

Cosa temi di lui?
«Tutto e niente. Parto da me: quell’incontro fu particolare per varie questioni, poi stavo anche vincendo ai punti, ma fui fermato in piedi alla nona — cosa rara nel professionismo — a seguito di una lunga serie che incassai e mi bloccai perché mi volò via il paradenti. Ma non ero “out” , difatti protestai, poi presi il microfono e gli feci i complimenti. Commisi errori gravi, lui è bravo e molto fisico, non sarà facile, ma non ho nulla da perdere. È l’ennesima sfida con me stesso, vada come vada».

In palestra allo stadio come va?
«C’è il dramma della situazione dell’impianto, poi non si può sviluppare attività come vorremmo. Siamo in gabbia, quindi e aspettiamo una soluzione. Ma siamo forse l’unica società in toscana ad avere tre professionisti, dei quali nel 2016 due campioni d’Italia. Io e Sannino, campione italiano Neo Pro a Brescia. Gassani invece si ammalò dopo aver battuto il secondo classificato, che adesso farà il titolo pro nei mediomassimi. Potevano essere tre titoli, non so quante asd nel paese possono dirlo. Inoltre gli unici a vantare dinamiche sociali reali e non solo annunciate».

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Eppure abbiamo letto che la società è al 68° posto in classifica.
«Quelle classifiche vanno lette e raccontate bene, anzitutto si chiama classifica di merito ma non tiene conto della qualità quanto della quantità. Ci sono ad esempio società del centro Italia sempre tra le prime e portano i ragazzi a perdere, ma fanno tanta attività, poi va detto non tengono conto dell’attività professionistica perché la Federazione in questi anni ha tentato di espellere per seguire un diktat dell’AIBA (ente mondiale dilettanti) volto creare un suo professionismo dichiarando guerra alle sigle storiche (IBF, WBC, WBO, WBA), e la FPI quindi ha pensato solo al dilettantismo dichiaratamente. Vincere sei titoli come ho fatto io, organizzando sette eventi internazionali in diretta mondiale, come andare a fare una semifinale mondiale a Las Vegas, o essere campione d’Italia Pro e Neo Pro al contempo come eravamo alla Spes nel 2016, non ti da nemmeno un punto».

E allora i punti da dove arrivano?
«Li danno altre situazioni minori, tipo organizzare tornei dilettanti per conto della federazione, come è stato fatto peraltro neppure in città ma a Tirrenia (Pisa), oppure portare un tot di bambini ad un criterium. E tanta è la corsa che alcuni sono stati tacciati di falsare il numero di partecipanti per prendere più punti. Poi per organizzare continuamente i dilettanti e fare punti ci vuole una palestra dove si può svolgere attività, per avere il benestare servono almeno tot metri di spazio tra il ring ed il muro, a noi non è concesso, ad altri si. Così alcune società non fanno altro che aprire la palestra e combattere, spesso poi non pagando i pugili e incassando i biglietti dei parenti».

Cosa causa questi diversi trattamenti e valutazioni?
«I meandri delle appena svolte elezioni federali, le due cordate contrapposte erano guidate una da Locatelli e Nori (ex Lega pro di cui facevo parte anche io) per il rilancio del professionismo, una gli ex vice presidenti Lai e D’ambrosi vicini al dilettantismo dei corpi e alle varie fiamme con i quali l’ex presidente Brasca ha rotto per questo. Per la prima volta in cento anni sono state assegnate con un margine risicato di 17 voti su 6/700 società aventi diritto, molte delle quali assenti hanno delegato altri consegnandogli il proprio diritto di voto. Alcuni hanno fatto il giro nelle settimane precedenti delle elezioni a raccoglierle, e non sono mancate le polemiche, perché chi era in sella e c’è rimasto aveva possibilità di accattivarsi simpatie in vari modi».

E quindi?
«Ci sono stati mal di pancia in tutta Italia, anche qui, basti pensare che si sono fatti stage giovanili dentro le caserme con tecnici nazionali dei corpi, revocati dal comitato perché definiti inappropriati prima delle elezioni e perché non erano stati consultati i responsabili regionali, ma sono stati ri-autorizzati dall’alto di forza. Sono poi piovute nomine di “maestri” a chi non ha neppure i requisiti (da regolamento federale) per riceverle, cioè almeno 10 anni di servizio e vari titoli vinti, poi c’è chi ha scritto indignato ai responsabili e come contentino l’ha ricevuta anche lui. Diventa come le medaglie ed i titoli, ognuno se le racconta come può».

Cosa intendi?
«Quando si fanno certi campionati nel dilettantismo, tipo dell’unione europea o altri tornei internazionali, e un pugile con uno o due incontri va a medaglia mi domando quanti erano, perché gli stati dovrebbero essere 28. Ai regionali servono 4/5 incontri per vincerli e a questi due?
C’è il problema che se chi viene convocato non è convocato come campione d’Italia in carica (quindi con pieno diritto) si può anche pensare che quella medaglia la potevano vincere in diversi. Jonny ad esempio ha battuto chi fa le Wsb… ma non l’hanno mai chiamato. Quindi il problema può diventa chi viene convocato e perché, siamo in Italia, conta più un contratto di telefonate illimitate che altro, delle volte.

Hai picchiato duro.
«Ho detto le cose come stanno, confutabili. Siamo 68º in un campo che curiamo poco: il dilettantismo».

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