Gioco
Addio al club Spinelli, anche i tifosi organizzati bocciano il patron
Livorno, dal Magnozzi al Porto fino al Vada si alza un solo coro: «Così non va, è arrivato il momento di vendere la società»
LIVORNO. Un uomo solo al comando. Indossa spesso una scaramantica cerata gialla e ora sta smobilitando. È Aldo Spinelli al quale stanno voltando le spalle anche i tifosi dei club organizzati, quelli che da sempre gli sono stati fedelissimi. Ormai i sostenitori del presidente si contano sulle dita di una mano.
MAGNOZZI: POLLICE VERSO. In questi anni gli spinelliani più convinti erano quelli del Club Magnozzi. Lo hanno sempre difeso e sostenuto. Per questione di gratitudine e anche per i risultati. Ora pure loro si sono convinti che è arrivato il momento di cambiare. Parla il consigliere Curzio Galatolo: «È arrivato il momento che Spinelli ceda la società. È evidente che non ha più voglia di portare avanti la società». La notizia comparsa sul Tirreno sul contenimento dei costi che parte dalla riduzione dei dipendenti ha destato scalpore.
«È vero che siamo in Lega Pro, ma una società di calcio non può essere disorganizzata a cominciare da quelle che definiamo’maestranze’. Sì. La cessione del Livorno non può più essere rimandata». Galatolo trova analogie tra il 1999, anno dell’avvento di Spinelli e questo 2017 che lo vede sempre più emotivamente lontano dall’amaranto: «Sembra di essere tornati indietro nel tempo. La società versa nelle stesse condizioni di allora quando al timone c’erano Achilli — arrivato al capolinea della sua gestione — e Deodati. Viene da pensare che avevano ragione quanti dicevano che Spinelli ci avrebbe riportato là dove ci aveva preso. Noi lo abbiamo sempre sostenuto. Ora non è più possibile farlo perché non è più possibile andare avanti così. Basti pensare che non viene allo stadio da 11 mesi».
LA RABBIA DEL “PORTO”. Corrado Nastasio è l’anima del Club Porto. Parla la stessa lingua di Galatolo: «Non si può più andare avanti così anche perché in questo modo si va avanti davvero poco». Arrabbiato, ma anche preoccupato: «I nostri iscritti ci chiedono che fine faremo. Per questo abbiamo chiesto un incontro a Protti e Armenia. Vogliamo chiarezza. Ma vi pare normale che Spinelli non venga all’Ardenza da maggio? E Ceravolo che fine ha fatto? Infine c’è la situazione della squadra che non è allegra. Con quale spirito andiamo ai playoff?».
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Nastasio pensa anche ai dipendenti del Livorno che lavorano in sede: «Abbiamo letto il giornale e siamo indignati. Immagino che queste persone non trascorreranno una Pasqua serena. E si tratta di persone perbene che hanno sempre lavorato: Paolo Nacarlo, Rita Pasquini, Massimiliano Casali, Cristina Martorella, giusto per fare qualche nome. Qui serve una presa di posizione. Il Livorno sta morendo e se la gente si arrabbia ha ragione. Il guaio è che c’è chi difende ancora Spinelli e questo divide anche i tifosi. Insomma. Il momento è assai delicato».
MILANO AMARANTO. Gianni Cecchi del Milano Amaranto è amareggiato, ma non sorpreso: «Purtroppo si sta avverando quello che ho pronosticato più volte in questi anni». Il tifoso eternamente in trasferta ci va già duro: «Spinelli non ci sta portando dove ci ha preso, ma molto più giù. Quando Achilli lasciò avevamo una struttura societaria decente con giocatori di categoria, una buona squadra primavera e una tifoseria invidiata da tutti. Oggi la realtà è ben diversa. Ormai c’è rimasto solo l’osso da spolpare. Speriamo almeno che Foscarini riesca a tenere la barra dritta nella fase finale della stagione».
PESSIMISMO AL CLUB PROTTI. Da Vada si alza la protesta di Marco Putignano del “Protti”: «La conduzione di Spinelli è arrivata al capolinea. L’eventuale riduzione degli stipendi dei dipendenti e la sua prolungata assenza dallo stadio ne sono la testimonianza».
Anche lui è preoccupato. «Al presidente non gli interessa la Lega Pro per lo spettacolo modesto e il basso guadagno. Dispiace constatare che sbaglia sempre il tempo delle esternazioni: poteva aspettare la fine della stagione. Solo se tornassimo in B potrebbe rimandare l’addio. Tuttavia gradiremmo un cambiamento perché così non possiamo più andare avanti».
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