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Il ricordo del Moro cinque anni dopo 

Il ricordo del Moro cinque anni dopo 

Squadra, giovanili e tifosi: l’abbraccio dentro il Duomo

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LIVORNO. Sono passati già cinque anni da quel livido pomeriggio abruzzese che strappò alla vita Piermario Morosini. E ieri la città ha ricordato il centrocampista del Livorno stroncato da un malore sul campo del Pescara il 14 aprile 2012. In cattedrale il vescovo Monsignor Simone Giusti ha celebrato la ormai consueta messa in suffragio del giocatore. TUTTI CON IL MORO. C’era la squadra al completo, con la t-shirt numero 25 appoggiata con dolcezza sullo schienale della panca in prima fila. I giocatori erano accompagnati dallo staff tecnico, dal direttore generale Paolo Armenia, dal ds Franco Ceravolo e dall’addetto stampa Paolo Nacarlo. Presenti anche numerose squadre del settore giovanile. Facce note. Quelle di David Balleri e Alessandro Doga che del settore giovanile è responsabile. E facce comuni. Di semplici tifosi e anche di cittadini che magari non hanno confidenza con il calcio, ma non possono dimenticare la vicenda umana di Piermario.
Non manca mai Claudio che porta dovunque la gigantografia della bella faccia del giocatore. C’è Nedo Di Batte e la sua è una presenza oltremodo significativa. Nel cuore suo – e di tutti i livornesi – c’è il nipote Jacopo Pieri, morto in un oscuro incidente un mese fa. Ieri però ha reso omaggio a Piermario.
Ci sono gli occhi persi nel vuoto di Luca Mazzoni, Andrea Luci e Alessandro Lambrughi. Quel giorno, loro c’erano. E ci sono ancora. Fedeli alla linea amaranto e a quella del Moro.
APPELLO ALLA SICUREZZA. Il vescovo Simone Giusti – che fin al primo momento portò il suo conforto alla comunità amaranto – ha espresso un concetto chiaro e concreto: «Siamo qui per ricordare il Moro. Per aiutarlo anche adesso che è nella luce del Signore. Siamo riuniti anche perché non si può e non morire di sport e per lo sport. Deve essere garantito il sacrosanto diritto di giocare al calcio in assoluta sicurezza. Non è accettabile morire di calcio e di lavoro”. Già. Perché quella di Morosini è comunque una morte sul lavoro.
Alessandro Lambrughi e Martino Borghese si sono occupati delle letture. Il terzino ha letto un passo del profeta Isaia. Lo svizzero ha invocato: «Proclamerò, Signore la tua salvezza». Un invito particolarmente sentito nella settimana santa. La Messa si è chiusa con la foto di rito e l’ideale abbraccio tra il vescovo e tutta la squadra. Un abbraccio esteso a Piermario. (f.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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