Il lutto
Serie A ringiovanita, ma è del Chievo il record di “anziani”
La squadra veronese ha la media-età più alta d’Europa Juve esperta e vincente. Milan e Atalanta: largo ai baby
Fino alla passata stagione la Serie A era il campionato dall'età media più avanzata, adesso è arrivata l'inversione di tendenza. Grazie anche alla politica dei giovani propugnata da Giampiero Ventura, alle prese con il ricambio generazionale della nazionale, in Italia si sta finalmente concedendo spazio ai giovani, tanti giovani. Basti pensare agli emergenti Berardi, Donnarumma, Locatelli, Chiesa, Politano, Meret, Caldara, Gagliardini e molti altri. Una tendenza che si riverbera sull'età media del nostro massimo campionato, finalmente non la più alta tra i 5 campionati più importanti del Vecchio Continente. Prendendo in esame le formazioni titolari, la nostra Serie A presenta una media di 26,8 anni e si colloca esattamente a metà strada, tra le "giovani" Germania (la Bundesliga ha un'età media di 25,6 anni) e Francia (26) e le "vecchie" Liga spagnola (27) e Premier League Inglese (27,4).
Chievo la più vecchia. Un’inversione di tendenza ignorata dal Chievo Verona; i gialli sono infatti la rosa più attempata non soltanto della Serie A, ma addirittura tra i 98 club dei 5 campionati top in Europa. Maran ha a disposizione una rosa di "vecchietti", di oltre 32 anni di media. Ci sono 15 over 30, dei quali ben quattro (Dainelli, Sorrentino, Sardo e Pellissier) oltre i 37 anni. Una scelta ponderata quella della società veneta; nonostante un florido settore giovanile, in casa Chievo si è preferito andare sull’usato sicuro. L'unico prospetto in rosa è il giovane Bastien, arrivato in estate dall'Avellino, non potendosi considerare tale l'ottimo Inglese che ha già 25 anni. Nella relativa classifica i veneti precedono il West Bromwich (30,03), il Watford di Walter Mazzarri (29,64) e la Juventus.
Juve “vecchia” e vincente. Per i bianconeri la media-anni è 29,55 innalzata dallo straordinario Gigi Buffon, ancora uno dei migliori portieri del mondo nonostante le 39 primavere. E anche in questo caso la scelta paga tantissimo. I bianconeri sono ad un amen dall'appuntarsi sul petto il sesto scudetto consecutivo. Una politica particolare, quella di Marotta; da una parte consegna ad Allegri giocatori ormai maturi ed affermati (Pjanic, Higuain) dall'altra scandaglia il mercato alla ricerca di nuovi talenti (Rugani, Mandragora, Sensi) da far crescere all'ombra dei titolari o in società "amiche". Lo stesso sta facendo il Cagliari, la terza nella graduatoria delle squadre più "anziane": nella passata stagione il ds Capozucca ha costruito una squadra ricca di elementi esperti (Storari, Dessena, Melchiorri, Di Gennaro, Sau) per centrare il ritorno nella massima serie, in questa ha aggiunto talenti interessantissimi, tutti usciti dal florido vivaio sardo: Barella, Murru e Deiola su tutti.
I giovani? Vai a Milanello. Politica opposta la stanno seguendo Milan ed Atalanta. E se la scelta giovanilistica dei nerazurri orobici non è un novita - Zingonia è da sempre una fucina di talenti - sorprende quella rossonera. Sarà per l'incertezza societaria, sarà per lo splendido lavoro fatto da Stefano Nava e Filippo Galli nelle giovanili rossonere, ma il Diavolo ha invertito la tendenza; non più giocatori a fine carriera, anche dall'ottimo pedigree (Essien, Alex) ma giovani da far crescere accudendoli come un fiore raro, in primis Donnarumma, ma anche Locatelli e Calabria. Ed i risultati arrivano.
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