Sicurezza
A Miami Federer cala il tris e batte ancora Nadal
Dopo Melbourne e Indian Wells lo svizzero fa ancora centro sul cemento Ora iniziano i grandi tornei su terra rossa, Roger punta al Roland Garros
Non ci sono più dubbi: il miglior tennista dei primi tre mesi dell’anno è Roger Federer. Miami chiude il primo trimestre dell’anno, quello dei tornei sul cemento. Da domani si viaggia verso l’Europa e la terra rossa. Ma questa è una storia ancora da scrivere. Invece quella che si può raccontare è l’incredibile favola di Roger Federer che non accenna a smettere. Lo svizzero ha vinto anche ieri, dopo un’ora e trentaquattro minuti di gran tennis, battendo l’eterno rivale Rafa Nadal 6-3, 6-4.
Una sfida davvero eterna, se è vero che il loro primo incrocio risale proprio a Miami 2004, tredici anni fa. Allora Rafa Nadal aveva 17 anni ed era numero 34 della classifica: era il più giovane del tabellone e, al terzo turno, eliminò un Roger Federer che era reduce dal successo agli Australian Open. Era un altro Nadal, aveva la maglietta senza maniche e i pantaloni alla zuava: fu il primo segnale che il grande Roger aveva trovato il suo antagonista. Ma quell’anno non vinse il torneo, lo spagnolo. E ancora oggi non ci è riuscito.
Glielo ha impedito Federer, che sta tenendo una percentuale di vittorie spaventosa: ha trionfato a Melbourne, poi Indian Wells e ora a Miami. Una striscia impensabile a trentacinque anni e sette mesi. Federer ha sconfitto Nadal per la terza volta quest’anno, e con una relativa sofferenza. Ha lasciato evaporare l’aggressività di Nadal all’inizio del match, quando lo spagnolo ha espresso il suo gioco più intenso (ottenendo quattro palle break, vanificate) e poi lo ha punito non appena ha potuto: ottenuto il primo set, Federer s’è alleggerito di testa e, Nadal, sebbene non abbia mollato, non ha mai più dato la possibilità di poter davvero vincere la finale.
La verità, nell’analisi della partita, è che questo Federer è un giocatore diverso, migliore se vogliamo, rispetto a quello che tutti abbiamo ammirato nel suo pur eccezionale passato. L’infortunio al ginocchio, e la relativa artroscopia, lo hanno costretto a ripensare il suo gioco, sia nei colpi che nella tattica. E l’intelligenza dell’uomo ha prevalso sull’orgoglio del tennista, del campione: Federer ha compreso di dover variare qualcosa nel suo lavoro d’allenamento, e l’investimento sta pagando ora. Ovvio che, nelle scelte strategiche abbiano influito anche gli anni, ed è per questo che lo svizzero oggi rischia molto di più, si rifiuta di indietreggiare molto rispetto alla linea di fondo campo e colpisce anticipando il più possibile, grazie anche al suo talento, al suo modo di schiaffeggiare la palla.
Tutto gli è andato secondo i piani, e secondo una programmazione molto mirata. D’altronde lo aveva anticipato: «Non giocherò più per far piacere agli altri». Lo farà solo per sé. Oggi in tanti si chiederanno se Federer potrà riprendersi la corona di numero uno, ma non è questo il suo obiettivo. Lo svizzero giocherà poco, molto meno rispetto a Andy Murray e Novak Djokovic: punta alla qualità delle vittorie e ai tornei con più blasone, quelli che ritiene a lui degni. Ora è prevedibile una sua lunga sosta, anche perché la terra rossa non è la sua superficie congeniale: chissà quando lo rivedremo, se a Montecarlo o Roma (siamo fiduciosi sulla sua partecipazione al Foro Italico): ma il pensiero, non tanto recondito, sarà il Roland Garros, culmine della stagione rossa.
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