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Livorno

Ottimismo Cellini: «Possiamo farcela»

di Fabrizio Pucci
Ottimismo Cellini: «Possiamo farcela»

Dopo i guai al ginocchio è rimasto a fianco della squadra a incitare i compagni e sta lavorando duro con la voglia di rientrare

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LIVORNO. Due mesi dopo il più grave infortunio della sua carriera – rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro – torna a parlare Marco Cellini. Lo fa con il suo marcato accento fiorentino e con un timbro di voce fermo, determinato. Il tempo del dolore e del rammarico è passato: «Diciamo che non sono stato fortunato – dice subito – perché prima di quel maledetto Livorno-Como in tantissimi anni di calcio al massimo mi ero operato al menisco: tre settimane ed ero di nuovo in campo. Ora però sto lavorando per tornare nella consapevolezza che si tratta di un infortunio che richiede un lungo periodo di convalescenza».

Ecco, però partiamo da qui: vuole tornare!

«Sì. Senza dubbio. L’obiettivo è quello di ripresentarmi a luglio nelle migliori condizioni possibili. Io voglio rimanere a Livorno perché la società mi ha dato tanto e la piazza è importante. Voglio restare, ma solo se sto bene e se la società crede in me. Non devono riprendermi per riconoscenza».

Non la spaventa il fatto di essere in scadenza di contratto e in fase di riabilitazione alla soglia dei 36 anni?

«No. Penso solo a lavorare. In questo periodo ho sensazioni davvero buone. Sento piccoli miglioramenti. Tra piscina e fisioterapia alla Kinetic di Pisa la mia giornata di riabilitazione inizia alle 9 e finisce alle 13. Riprende alla 16 e si conclude alle 20».

Certo, la nostra “sentenza” Cellini ci manca molto. Prima di Livorno-Como la squadra aveva inserito il pilota automatico anche grazie ai suoi gol...

«In effetti era un buon momento. Avevamo trovato la quadratura del cerchio e stavano arrivando il risultati. In altri termini avevamo la massima fiducia nei nostri mezzi. Poi, dopo quel 29 gennaio i ragazzi sono andati giù di morale. E non poteva essere altrimenti».

È azzardato pensare che senza quegli infortuni il Livorno avrebbe potuto insidiare l'Alessandria?

«È un pensiero che ci può stare, ma ora dobbiamo solo guardare la realtà e prepararci bene per il finale di campionato con annessi playoff».

Lei non ha abbandonato la nave. È rimasto al fianco dei suoi compagni di squadra e va a tutte le partite. È un bel segnale...

«Sì. Ho deciso di restare vicino ai ragazzi anziché tornamene a casa mia a Firenze. Spesso vado al Centro Coni e non mi perdo una partita. È un modo per partecipare a questa annata che può ancora riservarci molte soddisfazioni».

Secondo lei la squadra sta ritrovando se stessa?

«Certo. Questo è un Livorno diverso da quello di alcuni mesi fa, ma questo non significa che sia peggiore».

C'è da dire che con tutte le disavventure di quest'anno, essere terzi in classifica è un successo, non crede ?

«È vero. Significa che il gruppo c'è. Ha valori umani e tecnici di livello assoluto e soprattutto trovare sempre il modo di rialzarsi dalle difficoltà e vi assicura che questa forza di carattere è merce rara».

Valori assoluti al punto da poter vincere la lotteria dei playoff?

«Sinceramente credo che i miei compagni ce la possano fare. In passato abbiamo dimostrato che possiamo giocarcela con tutti. In questo senso sono esemplari le vittorie contro Cremonese e Alessandria».

A proposito di Alessandria. Che notte, quella: indimenticabile!

«La porto nel mio cuore. Al di là della doppietta personale giocammo davvero bene. Fu tutto bellissimo. È la cartolina amaranto a cui tengo di più».

Torniamo sul personale. In questo periodo difficile ha avvertito l'affetto della gente di Livorno?

«Senza dubbio. E colgo l’occasione per salutare e ringraziare tutti i tifosi che mi hanno letteralmente riempito d’affetto. Sono stati a centinaia a fermarsi per strada e a chiedermi come sto. Noi avevamo il dovere di riportarli allo stadio dopo la delusione della retrocessione e ci siamo riusciti. Proprio con l’Alessandria fu raggiunto il top della partecipazione emotiva della gente. Mi piacerebbe restare anche per loro».

La facciamo una battuta sulla “sua” Spal che sta tentando di tornare in serie A?

«Molto volentieri. Seguo da lontano le vicende dei miei ex compagni. Spero che ce la facciano. Ferrara è una bella piazza. Mi ricorda Livorno che tornò nel grande calcio dopo anni di sofferenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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