Gioco
Il Livorno di Galante: «Ho sentito Spinelli: lavoro a un’offerta»
Livorno, l’ex difensore guida una delle cordate in lizza per l’acquisto della soicetà amaranto: «La città mi ha dato tanto, voglio riportare l’entusiasmo»
LIVORNO. Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano. Per descrivere il legame tra Fabio Galante e il Livorno possiamo anche scomodare un ispirato Antonello Venditti. «Eh sì - conferma l'ex amaranto - sono di nuovo qui a parlare della società. Proprio come cinque anni fa. D’altronde da voi ho trascorso sei anni bellissimi e sono rimasto anche quando avevo richieste importanti e possibilità di percepire ingaggi più alti di quelli offerti dalla società amaranto perché il Livorno è davvero una questione di cuore e di amore. Non sono più venuto allo stadio perché quando entro all’Ardenza mi viene il magone. Ho dato il mio contributo da giocatore e ora mi piacerebbe continuare dando una mano da dirigente o da direttore sportivo».
Dirigente, quindi. Non presidente...
«Esatto. Questo aspetto va puntualizzato. Non ho risorse economiche per acquistare la società, ma mi sono attivato per trovare interlocutori seri e interessati a raccogliere l'eredità di Spinelli».
Lei con il presidente ha già parlato, vero?
«Sì. L’ho chiamato dopo che ho letto le sue dichiarazioni con cui ha manifestato l'intenzione di cedere il Livorno».
Secondo lei Spinelli è davvero al passo dell'addio?
«Questo lo sa solo lui. Aldo è una persona umorale, lunatica. Ora ha il morale sotto i tacchi, ma domani chissà. Però questa volta si è spinto oltre quando ha parlato anche di una sua eventuale sponsorizzazione da 500mila euro garantita alla futura società».
Torniamo a lei. Anzi a voi. Che cosa vi siete detti?
«Mi ha chiesto di portargli qualche soggetto interessato all'acquisto della società».
E lei si è attivato subito...
«Esatto. Mi sono mosso in più direzioni».
Quindi non ha parlato con un solo potenziale acquirente?
«Ho avvicinato più persone. L’ho fatto con lo stesso spirito di quando giocavo: con passione e amore per il Livorno. Con l’anima. Quando parlo della vostra città mi emoziono e trasmetto le mie sensazioni a chi mi è di fronte. Ho illustrato la bellezza di Livorno e la gioia di fare calcio in una piazza così importante. Vorrei rivedere lo stadio pieno, i bambini e le famiglie sugli spalti come quando eravamo in serie A. Diciamo che ho seminato e ora aspetto il raccolto».
Chi sono queste persone?
«Faccio una premessa scherzosa: non conosco il mandarino per cui non sono cinesi. Si tratta di imprenditori del centro nord. Gente seria, appassionata, che ha già fatto calcio con grande professionalità. Se torno lo faccio alla mia maniera: lavorando bene perché non intendo fare figuracce. Non le voglio fare in assoluto, men che meno nella mia Livorno, città bellissima che mi ha adottato Comunque ho sparso la voce da più parti. Insomma ho innescato una reazione a catena».
Qui c'è da ricostruire tutto da capo, lo sa vero?
«Sì. Mi sento spesso con Protti. Conosco la situazione. Lo scarso entusiasmo della gente. So anche che budget serve per fare una squadra competitiva».
Ma davvero pensa che Livorno eserciti ancora un appeal su chi vuole entrare nel mondo del calcio?
«Si, basta fare le cose con serietà e trasparenza».
Con Spinelli come siete rimasti?
«C'è stata solo quella telefonata. Ci risentiremo quando i miei interlocutori avranno deciso di iniziare una trattativa. A quel punto dovremo vedere i conti, i bilanci della società. Sono ottimista. Verrà il giorno in cui queste persone diranno: “Aldo, siamo pronti”».
E se invece Spinelli non vende?
«Non è un problema. Io verrei lo stesso. Ripeto. Ho un debito di riconoscenza nei confronti della gente e di tutti gli amici che ancora oggi sento».
Non è un problema? Ma i soldi chi li metterebbe visto che il presidente sta stringendo i cordoni della borsa?
«La storia del Livorno è a un bivio e deve andare avanti con o senza Spinelli. Se Aldo restasse dovremmo ricostruire il senso di appartenenza. In quale modo? Attraverso il coinvolgimento - in ruoli definiti - di ex giocatori del Livorno e di calciatori ancora in attività. Protti è già dentro la società, poi verrei io e anche altri. Sono certo che anche senza svenarsi potremmo costruire un Livorno forte e competitivo. Sinceramente mi dispiacerebbe se Spinelli lasciasse la squadra in C. Vorrei almeno che salutasse la piazza dopo una promozione. Lui è stato un vincente e da vincente meriterebbe di uscire».
Galante passa e chiude. Attende gli eventi. Quanto ai fedelissimi disposti a seguirlo, lui non fa nomi, neanche sotto tortura ma non è difficile individuarne uno che - da solo - getterebbe benzina sul sacro fuoco della passione: Alino Diamanti.
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