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Livorno

Compagne di letargo in lotta per la sveglia

di Fabrizio Pucci
Compagne di letargo in lotta per la sveglia

L’Arezzo sta vivendo una fase di appannamento del tutto simile a quella del Livorno. Che però scende in campo penalizzato dalle tante assenze

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LIVORNO. Cercasi disperatamente uscita dal tunnel della crisi. Il cartello potrebbe essere affisso indifferentemente negli spogliatoi di Arezzo e Livorno, le grandi malate della parte alta della classifica. In effetti le analogie tra le due squadre che questa sera daranno vita all'ennesimo derby di questo campionato sono moltissime a cominciare dal colore sociale. La questione cromatica, però è residuale. Nella sostanza gli uomini di Sottili e di Foscarini stanno vivendo una fase di appannamento del tutto simile. I padroni di casa - dopo una striscia di cinque successi consecutivi che li aveva messi nella piacevole condizione di sognare l'aggancio all'Alessandria - nelle ultime quattro giornate hanno raccolto la miseria di due punti. I nostri nello stesso spezzone di campionato hanno viaggiato alla non entusiasmante media di un punto per gara e dopo la grande rimonta autunnale si sono impantanati. E forse non è un caso che le cugine tutte amaranto siano appaiate al terzo posto con gli stessi punti e lo stesso ruolino.

Fine del letargo. Il Livorno delle ultime settimane è preoccupante perché è una squadra piatta, priva del cambio di marcia, della forza - la voglia no, quella non può essere messa in discussione altrimenti chiudiamo i battenti - di aggredire gli avversari a cui basta fare la voce grossa per incanalare le partite nella loro direzione. Domenica mattina dopo lo scivolone interno con il Siena c'è stato un chiarimento nello spogliatoio. Un confronto serio e profondo tra allenatore e giocatori e poi all'interno del gruppo, buono per scuotere le coscienze di quanti si sono arenati dopo la maledetta partita con il Como, quella che di fatto ha stravolto il campionato amaranto. Da qual giorno è passato un mese e mezzo e ora la squadra ha il dovere morale di risvegliarsi. Di andare avanti, di mollare i rimpianti e ricominciare a lottare. E poco importa se anche stasera Foscarini avrà gli uomini contati.

Scelte obbligate. La lista degli assenti è lunga come l'elenco telefonico di Milano e provincia, ma il Livorno non è nella condizione di potersi piangere ancora addosso. E allora ecco che è meglio concentrarsi su chi c'è e non su chi manca. E tra i presenti ad Arezzo ce ne sono un paio che sembravano destinati a vedere la partita in tv: Benassi e Calil. Il difensore ex Parma, reduce dal guaio muscolare che lo ha tenuto fermo un mese stringerà i denti e sarà piazzato al centro della difesa con Toninelli a destra e Gasbarro a sinistra. Il brasiliano invece partirà dalla panchina. D'altronde il suo stop è risale ad appena una settimana fa per cui sono dovute le opportune misure precauzionali. Foscarini deciderà in extremis se affidarsi alla difesa a tre o a quella a quattro con l'eventuale arretramento di Franco. Mai come questa sera, però, non è l'adattamento a questo o a quel disegno tattico ad essere fondamentale. L'allenatore e i tifosi cercano un altro tipo di risposta, quella che sta a cuore a tutti perché attiene alla sfera del temperamento, dell'amor proprio, dell'approccio combattivo alla partita. Quella delle determinazione è l'unica via percorribile se si vuole che la ruota ricominci a girare dalla nostra parte. Altrimenti, è bene chiarirlo, il destino è segnato e la luce in fondo al tunnel la vedranno solo gli amaranto aretini.

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