Il Tirreno

Livorno

Radici fra Colle e Vicarello per il fascino delle 2 ruote

L’amarcord dei campioni del pedale con origini colligiane da Ivo Mancini in poi Sul sito web dell’Usv 1919 alla scoperta delle tracce inedite di memoria sportiva

3 MINUTI DI LETTURA





COLLESALVETTI. È tornato il grande ciclismo dalle nostre parti: l’ha fatto con la carovana della Tirreno-Adriatico, una delle “classiche” del calendario delle gare ciclistiche nel nostro Paese: un appuntamento di rilievo nella primissima fase di stagione, quasi una rampa di lancio per i big che puntano alla Milano-Sanremo.

Non è un caso se l’organizzatore è Rcs Sport (lo stesso del Giro d’Italia così come della Milano-Sanremo), non è un caso se nell'albo d'oro figurano i nomi di campioni come Nairo Quintana (nel 2015), Alberto Contador (l'anno precedente), Vincenzo Nibali (con una doppietta nel 2012 e nell'anno successivo), Fabian Cancellara (nel 2008) e Paolo Bettini (nel 2004, nello stesso anno dell'oro olimpico a Atene).

«È il secondo anno consecutivo che accogliamo questa grande iniziativa sportiva», dice il sindaco colligiano Lorenzo Bacci: «Ma mentre nel 2016 il tracciato toccava soltanto l’ex statale 206 Emilia, adesso ha attraversato tutto il nostro territorio: da Stagno alla provinciale delle Sorgenti fino a immettersi sulla 206 per dirigersi verso Rosignano».

Quest’anno il tracciato ha interessato l’Aurelia attraversando Stagno con i ciclisti in arrivo dal rettilineo davanti a Camp Darby per proseguire verso Livorno e, all’altezza di Pian di Rota, deviare verso la provinciale delle Sorgenti sfiorando il Cisternino e Nugola per arrivare fin quasi alle porte di Collesalvetti e, da Ponte Santoro, puntare verso sud sull’ex 206 Emilia per proseguire la tappa che arriverà poi a Pomarance.

«Devo dire – aggiunge Bacci – che c’è stato un salto di qualità anche dal punto di vista organizzativo: il merito è dell’associazionismo che ha collaborato con le forze dell’ordine e ha fatto in modo che tutto filasse liscio. Un grazie va speso anche per la nostra polizia municipale e per il nostro personale operaio che ha prestato servizio lungo il percorso».

Del resto, il territorio colligiano ha una solida tradizione sotto il segno delle due ruote. Basti ricordare una figura-mito come Ivo Mancini che diventerà campione del mondo nei dilettanti negli anni ’30.

Se Mancini arrivava di Guasticce, è di Colognole invece Antonio Salutini, prima in sella come fidatissimo gregario di Franco Bitossi e poi come dirigente sportivo al timone di squadre leggendarie come quella di Mario Cipollini.

Ma il sito web dell’Us Vicarellese 1919 è una miniera di notizie storiche grazie alle ricerche di Maurizio Zicanu: è così che si scopre che Guido Carlesi ha preso il via in nove edizioni del Giro d’Italia (dal ’57 al ’65 con sette vittorie di tappa e concludendo al sesto posto nel ’60 e al quinto nel ’61). Di Vicarello così come Roberto Falaschi (in lizza in sette “Giri” vicendo una tappa) e come Vitaliano Lugli (ai nastri di partenza della corsa “rosa” per quattro volte, una delle quali terminata al settimo posto). Poi l’elenco di Zicanu mette in fila anche il colligiano Deodato Mazzantini e il gabbrigiano Luciano Donati. Ma questi sono solo alcuni dei nomi che compaiono neille ricerche amarcord dell’appassionato di ciclismo.

Fra Collesalvetti e Vicarello ha le radici anche un quasi-campione olimpico: si chiama Bruce Biddle e con i colori neozelandesi alle Olimpiadi di Monaco ’72 era giunto quarto. Gli toccherebbe il bronzo perché lo spagnolo Jaime Huelamo venne squalificato per doping. A nulla è valsa una battaglia trentennale per avere giustizia: il Cio ha risposto picche.

Mauro Zucchelli

ALTRO SERVIZIO A PAG. 19

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web