Gioco
Futuro a tinte Fosca Ieri il faccia a faccia, per Arezzo si cambia
Il tecnico analizza con i giocatori i perchè del crollo col Siena Sotto accusa l’approccio psicologico completamente fallito
LIVORNO. Tre settimane e rimetteremo gli orologi avanti di sessanta minuti per il ritorno dell'ora legale. Il Livorno invece va in controtendenza e ha riportato le lancette e il datario ai primi di novembre, il periodo più difficile della gestione Foscarini. La pessima cera esibita nel primo tempo di sabato sera con il Siena, infatti, ci ha ributtato in fondo al pozzo delle insicurezze tattiche e caratteriali. Inutile girarci attorno: la squadra si è smarrita. E' remissiva e non più aggressiva. I due aggettivi fanno rima, ma per il resto sono diametralmente opposti. BRUTTA CHINA. Oggi, però la situazione è molto più preoccupante di quattro mesi fa. Ricordate? A quei tempi il Livorno stentava parecchio, ma tutti - dal primo tifoso, allo staff tecnico - erano convinti che con il recupero degli infortunati la squadra avrebbe trovato la quadratura del cerchio. Evento che si è puntualmente verificato. Il Livorno ha giocato da novembre a gennaio con la formazione tipo e ha conquistato 31 punti in 13 partite frutto di nove successi e tre pareggi. Adesso, invece, siamo in discesa libera e non c'è neppure il paracadute dell'eventuale ritorno alla massima efficienza di quanto adesso sono fermi ai box per infortunio.
IL CONFRONTO. A novembre la fiamma della feroce determinazione e della voglia di dare un preciso senso alla stagione fu accesa nello spogliatoio. Il Livorno si era appena ritrovato con il sedere per terra dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Carrarese e in campionato navigava nell'anonimato, lontano dalla vetta e pure abbandonato dai tifosi. Il giorno dopo quella figuraccia con gli azzurri che si erano presentati all'Ardenza pieni zeppi di giovani, allenatore e giocatori si guardarono negli occhi e strinsero un patto di ferro che settantadue ore più tardi portò alla goleada con il Prato, un 5-1 che fu solo il prologo della serie d'oro. Ieri Foscarini, come annunciato da lui stesso nell'immediato dopo partita con il Siena, ha preteso un nuovo confronto con la squadra. Mezz'ora senza toni aspri, ma dedicata con franchezza all'analisi logica e psicologica della sconfitta contro la Robur, squadra deboluccia per non dire imbarazzante. Poi il tecnico veneto ha lasciato i ragazzi da soli a sedimentare concetti, appunti, consigli. In questo modo l'allenatore ha inteso mettere i giocatori di fronte alle loro responsabilità. LA RIPROVA. Al momento non è dato di sapere se questo nuovo faccia a faccia che è arrivato 120 giorni dopo il precedente ha sortito effetti. Questo lo capiremo sabato ad Arezzo. Di sicuro non è più possibile assistere a un approccio alla partita molle come quello di sabato. Al netto delle scelte di Foscarini - che non hanno convinto molto - è l'atteggiamento a preoccupare. Quello del Livorno adesso è un amaranto sbiadito. E' come se il campionato si fosse fermato alla maledetta partita con il Como che ha messo fuori causa mezza squadra più Jelenic che è passato al Carpi. Il faccia a faccia di ieri sarà stato utile solo se il gruppo riuscirà a liberarsi di quel ricordo, di quel tarlo. Della spiacevole sensazione di chi ha perso coordinate, punto di riferimento ed equilibrio, si guarda allo specchio e fatica a riconoscersi. Il Livorno di Cellini, Rossini, Gonnelli, Jelenic non c'è più. Ora ce n'è un altro e soprattutto c'è un campionato da onorare fino in fondo. Tutti sappiamo che c'è anche un progetto tattico da rifondare. E su questo aspetto c'è la massima comprensione. Sul resto no. Qui bisogna tornare a giocare da Livorno a prescindere dal risultato.
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