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Livorno, il piano di Spinelli: «A giugno pago e regalo la società»

di Alessandro Bernini
Livorno, il piano di Spinelli: «A giugno pago e regalo la società»

Il presidente lo ha comunicato a Genova ai dirigenti. «A chi rileva darò pure 500mila euro di sponsor»

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LIVORNO. Ci sono le “boutade”, frasi lanciate lì per smuovere un po’ le acque, soprattutto nei momenti di depressione. E poi ci sono le decisioni serie, prese dopo attenta riflessione e con la calcolatrice in mano. Aldo Spinelli adesso è davvero convinto che la sua avventura alla guida del Livorno sia al capolinea, lo ha comunicato ai dirigenti amaranto convocati a Genova, e lo ha ribadito a noi in serata. «È il momento di passare la mano. A giugno pago tutto ciò che c’è da pagare, non lascio un euro di debiti. Chi vuole il Livorno si faccia avanti. Lo cedo gratis. E dico di più: sono pronto a fare da sponsor per la prossima stagione con un contratto da 500mila euro, a dimostrazione che ci tengo a questa società. Ho già spiegato tutto ai miei dirigenti».

IL BILANCIO. Sapete perché stavolta crediamo davvero che il presidente voglia uscire di scena? Perché la mossa di Aldo Spinelli ha una logica anche imprenditoriale. La gestione di questa stagione è pesante, ci sono contratti onerosi (il solo Vantaggiato costa 400mila euro) e in serie C sapete bene che gli introiti sono pochi.

Quest’anno Spinelli potrebbe riuscire a limitare i danni. A fronte di costi di gestione globali ai 6 milioni di euro, dovrebbero entrare 3milioni di euro dalla cessione di Favilli, più (forse) altri soldi tra Moscati e Ceccherini. Se tutto fila liscio, Spinelli per ripianare a giugno metterà una cifra tra 1 milione di euro e un milione e mezzo.

Ma il prossimo anno? Aldo Spinelli ha giustamente fatto i suoi calcoli. E si prepara ad una mossa che lo farebbe uscire a testa alta.

PROTTI E LUCARELLI. Il presidente la butta lì. «Mi piacerebbe se a rilevare il Livorno fossero Protti e Lucarelli. Pago tutto io fino a fine giugno, poi cedo la società a loro senza volere un euro. Più di così non posso fare. È mai possibile che a Livorno non ci siano imprenditori in grado di acquisire la società a queste condizioni? Mica devono andare in serie A, ma assicurare continuità e magari una dignitosa serie B. Io sono pronto a fare da sponsor e da finanziatore senza avere nulla in cambio».

QUEL PRECEDENTE. Molti continueranno a dire: “si vabbè, l’ha detto 100 volte...”. In realtà la parola “regalo” Aldo Spinelli l’aveva usata una sola volta. Lo ricordiamo molto bene.

Era il 21 dicembre 2011, il presidente ci convocò a Genova per una conferenza stampa improvvisata nei suoi uffici. Doveva essere la presentazione del nuovo allenatore Armando Madonna al posto di Novellino, in realtà il tecnico fece quasi da spettatore in quello che si trasformò in un monologo di Spinelli. «Sono veramente stufo. 28 anni di calcio sono troppi, ho 70 anni e non posso morire con il Livorno. Lascio il calcio, ma lo faccio davvero: da gennaio sarà tutto in mano al nostro responsabile finanziario Gnecco e poi a luglio regalo il Livorno».

Ci furono trattative più o meno serie, in realtà la parola “gratis” non si sentì più. Ma allora aveva una logica. Eravamo in serie B, c’erano comunque ogni anno 4-5 milioni di euro di introiti, Spinelli aveva 6 anni in meno e nel pacchetto-Livorno c’era sempre un discreto tesoretto (in primis Paulinho).

Adesso non è così. Le eventuali cessioni porterebbero spiccioli, la Lega Pro non ha praticamente mutualità, in più è evidente che comunque Spinelli sta vivendo il Livorno Calcio con meno entusiasmo e molta meno partecipazione.

SE FOSSE SERIE B... Chiaro che il quadro potrebbe cambiare nel caso che il Livorno riuscisse a salire in serie B. A quel punto, coi soldi della Lega, basterebbe 1-2 milioni per tenersi a galla senza eccessivi problemi. Ecco perché, se qualcuno è davvero interessato e con un progetto serio, deve muoversi adesso.

IL SINDACO. Questa presa di posizione di Aldo Spinelli non può lasciare indifferenti. La città, gli imprenditori (ci sono ancora?) e naturalmente anche il sindaco Filippo Nogarin. Perché comunque il Livorno Calcio è un patrimonio della città e ora siamo di fronte a un presidente che ha fatto tanto per il Livorno ed è pronto ad uscire di scena accompagnando per mano la società verso la cessione. Lo ha dichiarato a noi, lo ha dichiarato ufficialmente ai suoi dirigenti.

Ecco perché pensiamo che pure il sindaco adesso debba mettersi in moto. Qui non si tratta di tirar fuori soldi dei cittadini (ci mancherebbe...), ma di muoversi in modo adeguato. Un esempio? Il progetto della Cittadella dello sport è bello, la logica è interessante, di certo attirerebbe interesse. Ma a che punto è quel progetto? Sono stati passi avanti? Non ci risulta. La famiglia Ferrari ha ricevuto i bilanci, ha fatto partire la due diligence ma poi si è dileguata (anche se fonti comunali dicono che sarebbe ancora alla finestra, ma la cosa non ci convince molto).

Qui bisogna mettersi a un tavolo. Tutti. Per il bene del Livorno. Perché possiamo sperare che qualche nome importante si faccia avanti, ma possiamo anche andarlo a cercare. Come fece Gianfranco Lamberti nel 1999. Restare immobili sarebbe un suicidio. Il nostro futuro si gioca adesso.

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