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Livorno, domenica da esorcista: quei 28 minuti maledetti. Mercato: Jelenic al Carpi

di Alessandro Bernini
La disperazione di Cellini
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La disperazione di Cellini

In testa tutte ko ma in un colpo il Livorno perde partita, tre giocatori e Jelenic che se ne va

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LIVORNO. Una maledizione. D'altronde, sennò, non saremmo il Livorno. Affoghi, inizi a bere, poi d'improvviso trovi le energie per tornare a galla: e quando vedi la terra laggiù in lontananza, ecco qualcuno che ti prende le gambe e ti ritira giù. Oggi siamo di nuovo sott'acqua: sconfitti, demoralizzati e con tre infortuni gravi che rischiano di rubarci il futuro. Ma chi ci vuole male stia tranquillo: tireremo su di nuovo la testa.

Fa male la sconfitta, perché con la squadra al completo il Livorno non avrebbe mai perso. Forse avrebbe sofferto (l'inizio è stato molle), ma di certo non sarebbe finita 2-1. Fa male perché dopo 13 risultati utili consecutivi si interrompe di brutto la striscia positiva. Ma fa male soprattutto perché oltre alla partita il Livorno perde Rossini (distorsione al ginocchio), Gonnelli (distorsione alla caviglia), Vantaggiato (altro stiramento) e soprattutto Marco Cellini: anche il suo ginocchio ha fatto crac ma purtroppo l'infortunio sembra molto più serio, col giocatore che è uscito tra le lacrime. Non vogliamo pensare al peggio perché ci teniamo troppo a questo ragazzo. Ma siamo preoccupati.

ALESSANDRIA GIU’. Poteva essere la giornata perfetta. Perché avevamo visto bene: l'Alessandria non è più quella del girone di andata, Braglia si sta incartando e se non segna Gonzalez questi inizieranno a rallentare di brutto. Anche la Cremonese si è dimostrata fragile, perdendo sul campo del Giana con due gol incassati negli ultimi minuti. Neanche loro sono fenomeni.

Quello che ci preoccupa non è la sconfitta. Poteva starci. Ci preoccupano gli infortuni. Perché rischiamo di girare l'angolo e trovarci fino alla fine senza Cellini e Rossini, per un bel po' senza Gonnelli e Vantaggiato, e senza Jelenic che oggi farà le valigie per Carpi.

TUTTI ROTTI. Il vero rimpianto. Non aver potuto giocarsela alla pari contro il Como. Cose mai viste. Nel giorno in cui mancavano due centrali difensivi titolari (Borghese squalificato e Gasbarro infortunato), il Livorno ha perso gli altri due difensori nel giro di 20 minuti. Pazzesco. Prima Rossini e poi Gonnelli sono finiti ko per infortunio e Foscarini si è trovato costretto a rivoluzionare tutto, spostando come una trottola il povero Franco che non giocava una partita da inizio giugno. Foscarini si è trovato addirittura costretto a passare al 4-4-2 non avendo più difensori.

Ma la sfortuna voleva ancora una vittima, quella più importante, quella col sangue blu. Voleva Marco Cellini. Uno scontro con Sperotto, la brutta caduta e il ginocchio che si gira. Mani nei capelli lui, mani nei capelli noi, mani nei capelli tutti.

Servirà ancora qualche ora per capire l’entità dell’infortunio, ma si teme qualcosa di molto serio.

LA PARTITA. Fa male premere rewind e parlare di questi maledetti 90’.

La partenza non era stata granché, tant’è che non ci ha messo molto il Como a passare in vantaggio. Male la difesa del Livorno sull’angolo di Di Quinzio, una dormita collettiva: l’unico sveglio è stato il livornese Cristiani che da due passi l’ha buttata dentro.

Il Livorno ha provato a riorganizzarsi, ma tra una pedata dei comaschi e un fischio ingoiato dell’arbitro, siamo arrivati all’infortunio di Cellini. E lì, anche mentalmente, il Livorno è crollato. Al 42’ Chinellato tutto solo in area ha sparato a botta sicura, parata di Mazzoni ma sulla respinta il più rapido è stato Pessina. Altra mazzata.

Per la verità ci sarebbe stata l’occasione di andare al riposo sul 2-1, e che occasione: ma dal dischetto Maritato si è fatto parare la conclusione da Zanotti. Quando si dice che tutto gira male...

Nella ripresa il Livorno ci ha provato, ma senza troppa logica anche perché Jelenic non saltava mai l’uomo, Vantaggiato faceva fatica anche a muoversi (si era già stirato dopo pochi minuti) e in generale si vedeva solo tanta buona volontà. Ecco, quella non è mai mancata.

Il 2-1 è arrivato al 42’, un tiraccio di Jelenic deviato un paio di volte. Restavano 6 minuti, ma questa non era una domenica da miracoli. Questa era una domenica da esorcista.

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