Il Tirreno

Livorno

L'impresa di Federer: la forza irresistibile di una debolezza - Il commento

Fabrizio Brancoli
Roger Federer dopo il successo su Nadal
◗
Roger Federer dopo il successo su Nadal

Per una volta, invece che adorarlo, è il caso di prenderlo come modello. Ci dà la lezione della tenacia e dello stile: mai arrendersi davanti agli stop della carriera, credere in se stessi e liberare la propria serenità

3 MINUTI DI LETTURA





Il tennis è uno sport straordinario perché evidenzia l'umanità di chi lo gioca. Mostra la classe, la potenza, l'astuzia di un atleta; ma è anche un clamoroso moltiplicatore della debolezza di una persona. Per questo molti si appassionano alle sue storie.

Roger Federer ha 35 anni e mezzo, viene da un infortunio serio, non vinceva uno Slam da molto tempo e secondo molti era finito: due settimane fa, all’inizio dell’Open di Australia, era l’emblema della debolezza. E ha vinto per questo. L’abbiamo visto piangere ma non era incredulo: semplicemente diceva a se stesso che ce l’aveva fatta, era salito sulla montagna più alta. Otto anni fa aveva pianto disperato, probabilmente nello stesso metro quadro, alla fine di una finale persa. «Questa cosa mi sta uccidendo», aveva detto al microfono, singhiozzando. E il mondo si era innamorato perdutamente di lui. La forza della debolezza.

Quel giorno è cominciata la storia che raccontiamo oggi. E l’avversario era lo stesso. Non c'è impresa, senza un ostacolo degno: per diventare mito ogni Achille ha bisogno di un Ettore. Rafael Nadal era il favorito di ieri; è un fenomeno pure lui e aveva dalla sua parte gli scontri diretti, l'inerzia delle ultime sfide, l'età. Per batterlo, Federer doveva fare tre cose. La prima era servire una percentuale alta di prime palle, la seconda era dare continuità al suo rovescio, la terza era fuggire dagli scambi prolungati, come si fugge da un palazzo in fiamme. E quindi aggredire, mettere il più possibile i piedi in campo per rischiare colpi vincenti, scendere a rete con esito. Altrimenti Nadal l’avrebbe spazzato via. Quelli erano i tre cardini della speranza. Non sono strategie sorprendenti. Ma per 23 volte nella storia del duello quelle splendide, semplici idee non avevano funzionato.

A Melbourne invece è successo. In particolare il vero metronomo del gioco di Federer è il rovescio, che sfodera sbracciando, coprendo la palla con il top-spin, oppure in back, come una carezza tagliente. È un colpo emozionante, ma anche il più fragile del repertorio: è cristalleria preziosa, ti incanta, ma può tradire e sgretolarsi. Nella Rod Laver Arena il rovescio dello svizzero è stato impeccabile. Roger l'ha messo a punto, minuto dopo minuto, come con uno strumento di precisione. Con quel delizioso movimento si è arrampicato sulle rotazioni impresse da Nadal e le ha addomesticate, anticipando le risposte e trasmettendo all’avversario la giusta inquietudine. Qualcosa tipo: qui, alla mia sinistra, non mi stai facendo male. È servito per giocare scambi veloci, per mettere pressione, per costringere Rafa a seguire anche geometrie meno perverse e indurlo a sondare anche l’altro lato di Roger, quello del diritto. E con il diritto Federer è esploso, come nel corpo a corpo sul 4-3 del quinto set.

Il rovescio, il servizio, gli scambi corti. Ma senza il cuore non sarebbe potuto accadere. Esistono due modalità per rapportarsi a una star: possiamo mantenere una distanza ammirata, e considerarlo solo un semidio inarrivabile, oppure possiamo amarlo e trarne ispirazione. Non c’è via di mezzo: o lo veneri come un simulacro, o lo segui come un modello. Roger Federer, che pure per tanti anni è stato l’icona della perfezione, il Cerchio di Giotto del tennis, ha vinto grazie alla consapevolezza delle sue debolezze: sapeva come avrebbe potuto perdere e l’ha evitato. Per una volta, invece che adorarlo, è il caso di prenderlo come modello. Ci dà la lezione della tenacia e dello stile: mai arrendersi davanti agli stop della carriera, credere in se stessi e liberare la propria serenità. È andato a rete 40 volte vincendo il punto per 29: ogni volta che l’ha fatto, ci ha sussurrato che i pronostici sono ridicoli, che i sogni sono possibili e che gli infortuni sono opportunità. Ci ha svelato che ognuno di noi ha davanti imprese da compiere.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web