Gioco
Duecento volte Luci e Lambrughi in amranto
I simboli del Livorno premiati al Club Magnozzi. «Siete un esempio per i giovani»
LIVORNO. Duecento presenze con la maglia del Livorno significa lasciare un solco profondo nella storia della società. In questo campionato capitan Luci e Alessandro Lambrughi hanno tagliato questo prestigioso traguardo (Andrea a novembre contro il Prato, Lambro il 30 dicembre contro l’Alessandria) e il Club Magnozzi ha pensato bene di festeggiare le due bandiere amaranto.
Ieri pomeriggio la sede del Club, in via della Gherardesca era affollata di tifosi. Oltre ai soliti con i capelli grigi, c’erano anche tanti giovani, segno tangibile che qualcosa di importante sta rinascendo. Il presidente del Magnozzi, Enrico Fernandez Affricano ha accolto i giocatori, accompagni nell’occasione da Massimiliano Casali, delegato della società per i rapporti con la tifoseria: «In questo inizio del 2017 – ha detto Fernandez – siamo infreddoliti, ma felici per i risultati della squadra. Abbiamo pensato a questa cerimonia tra amici perché 200 partite con la maglia amaranto sono una vita e meritano un plauso e un grazie». Il Club ha donato a Luci e Lambrughi una cornice: «Al suo interno – ha spiegato Fernandez – metterete la foto più bella della vostra esperienza livornese che è già di esempio per le giovani generazioni di sportivi».
Stesso premio anche per Luca Mazzoni che non è potuto intervenire. Il portierone è lontano dalle 200 presenze, ma tra qualche settimana raggiungerà le 100 per cui riconoscimento ampiamente meritato anche per lui. Sorridente e fiero Alessandro Lambrughi: «Sono venuto in punta di piedi nel lontano 2010 e sono ancora qua. Spero di continuare a giocare a lungo nel Livorno». Con le sue 200 presenze – cifra tonda – Lambrughi si colloca al dodicesimo posto assoluto dei ‘più amaranto. Davvero niente male. «La partita che ricordo con maggior piacere? Anche se giocai solo 20’ quella del 2 giugno 2013: la finale con l’Empoli che mi consentì a tutti i livornesi e al sottoscritto di coronare il sogno di sempre: andare in serie A».
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