Gioco
Ramagli il re di Basket-City «I brividi e poi solo gioia»
L’allenatore livornese ha guidato la Virtus al successo nel derby bolognese «Una serata impossibile da dimenticare, con quei 9000 tifosi sulle tribune»
LIVORNO. Tanta invidia, mista a rammarico. Siamo sinceri, a noi livornesi drogati di palla a spicchi, il derby (104) di Bologna ha fatto male. Ci ha fatto ricordare, e anche un po’ sognare. Storie affini, quelle di Livorno e Bologna. Entrambe al centro dell’universo cestistico a cavallo degli anni ’80-’90, salvo poi essere risucchiate nel girone delle nobili decadute. Vicende simili, ma con un’eccezione decisiva: al di là dell’Appennino mai e poi mai è stata contemplata la parola "fusione", seppur in mezzo a mille difficoltà. Ognuno è rimasto per i fatti suoi, risalendo sul campo o comprando titoli, tant’è che, a distanza di 8 anni dall’ultima stracittadina, un derby è tornato ad illuminare Basket City in Serie A2, un campionato che tutela i talenti italiani e apre a soli due stranieri per squadra.
Erano in 9000 - venerdì sera - a Casalecchio di Reno (oggi (Unipol Arena). Novemila spettatori, più gli attori protagonisti, compresi due livornesi: Alessandro Ramagli sulla panchina della Virtus (capolista) e Stefano Ursi, primo arbitro della terna
«Fino a quando ho avuto il controllo di ciò che stava avvenendo sul parquet è stato tutto molto bello - spiega il capo allenatore virtussino - splendido il modo in cui la società ha confezionato l’evento, l’attenzione dei media, l’abbraccio dei tifosi, la stupenda partita offerta dalle due formazioni e soprattutto per come è finita (87-86, dopo un supplementare, ndr). Dopo 8 stagioni di astinenza, credo che questo derby - oltre al mero risultato sportivo - lasci qualcosa di più significativo. Ai ragazzi nello spogliatoio ho fatto i complimenti, perché è grazie a loro che la Virtus è uscita con le braccia alzate da una vera e propria tempesta. Giocare questo tipo di partite aiuta a crescere sotto molteplici aspetti, che dovremo sfruttare d’ora in avanti per mantenere la testa della classifica. Massimo rispetto per la Fortitudo, ma per qualche giorno me la godo...».
E a Livorno? Non possiamo far altro che battere le mani ad una città, Bologna, che si è rimboccata le maniche per tornare ai fasti di un tempo. Noi dobbiamo rispolverare il passato o guardare al futuro? Questo è il dilemma. E peccato perché per competenze non siamo secondi a nessuno, basti a pensare a tre allenatori, tre, in Serie A (Diana a Brescia, Dell’Agnello a Caserta e De Raffaele a Venezia) e Ale Ramagli primo in A2.
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