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Infinito Detti «Dopo 5 mesi godo ancora»

Infinito Detti «Dopo 5 mesi godo ancora»

Tra Olimpiadi e voglia di Mondiale «A Budapest voglio più del bronzo»

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LIVORNO. Per Gabriele Detti (Team Lombardia e C.S. Esercito) è stato l'anno della consacrazione. Perché un conto è andare ai Giochi, e un conto è salire sul podio olimpico non una, ma in ben due circostanze. Chissà quante volte l'aveva sognato il 22enne di Ardenza. Una marea. Ben consapevole di quanto fosse difficile scalare l'Everest, ma anche di avere nel mazzo le carte giuste per sedersi al tavolo dei grandi: all-in nella finale dei 400 stile libero (bronzo) e poi, sulle ali dell'entusiasmo, il bis nei 1500 dietro all'amico e compagno d'avventure Paltrinieri.

Gabriele, cosa le viene in mente ripensando a quei giorni?

«Un bel po' di goduria (ride, ndr) e la gratificazione per un risultato enorme».

In tutta sincerità, è più la soddisfazione per le medaglie vinte o il rammarico per l'oro perso?

«Quando vai sul podio, soprattutto ad un Olimpiade, non esiste essere delusi. E poi nel mio caso il bronzo era l'unico metallo alla portata, sia nei che 400 che nei 1500».

Nei 400 stile libero ha più volte accarezzato il record italiano di Rosolino. Si può parlare di chiodo fisso?

«I record non m'interessano, preferisco andare forte. Ad esempio a Rio è stato meglio toccare terzo, piuttosto che prendersi il record nazionale e non raccogliere niente. Non è affatto un'ossessione...».

A inizio dicembre - al campionato Mondiale di vasca corta di Windsor (Canada) - qualcosa invece è andato storto...

«Non so darmi una spiegazione, ma del resto lo sport è un gioco no? A volte si vince, altre si perde. Ma da gennaio torneremo a lavorare per vincere, carichi a pallettoni».

A proposito di Mondiali, nel 2017 la vetrina iridata si sposterà a Budapest (vasca lunga). Quali sono gli obiettivi di Gabriele Detti?

«Nei 400 migliorare la posizione di Rio, negli 800 divertirmi e andar forte e nei 1500, limando anche lì il risultato dei Giochi. E per migliorare intendo la prestazione cronometrica, il piazzamento è relativo. Il primo avversario da togliere di mezzo è me stesso».

Le è mai passato per le testa di mollare il nuoto per dedicarsi allo studio o semplicemente ad un altro stile di vita?

«No, nella maniera più assoluta. E non credo neppure che sport e nuoto non stiano bene insieme, tant'è che sto valutando d'iscrivermi all'università. In Italia, purtroppo, lo sport è visto come un ostacolo. Non c'è cultura sportiva, strada facendo ho visto amici che pur avendo qualità in acqua hanno dovuto lasciare l'agonismo». (a.m.)

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