La protesta
Fabio Calvelli, a 50 anni è l'iron-man del remo azzurro
Livorno, una sfida senza fine, 23 anni con la passione della voga e ora l’inserimento negli Azzurri d’Italia: "Il mio amore per lo sport è iniziato a Shangay"
LIVORNO. A febbraio festeggerà 50 anni e lo farà esibendo l’iscrizione all’Associazione Atleti Azzurri d’Italia dove è stato inserito nei mesi scorsi. Fabio Calvelli è una sorta di Iron Man del remo. Ha iniziato a vogare a 16 anni e non ha più smesso fino ai 39: 23 anni vissuti intensamente tra vittorie al Palio Marinaro e un alloro mondiale di canottaggio indoor.
QUELLA FOTO. Il colpo di fulmine per il remo arriva nella tabaccheria di babbo Mario, nel quartiere di Shangay, dove i Calvelli risiedono. Quello è un quartiere di campioni perché lì sono cresciuti i fratelli Gaetaniello, assi del rugby e Riccardo Niccolini, olimpionico di lotta a Mosca 1980. E - anni dopo - anche i fratelli Lucarelli. Ma torniamo nella tabaccheria Calvelli: affisso a una parete c’è un poster di Marco Marconcini, campione juniores di canottaggio del 1974. Quella foto fa sognare il giovane Fabio che nel 1983 prende per la prima volta un remo. E la sua vita cambia.
LE GARE REMIERE. Per uno strano gioco del destino, Calvelli nel “suo” Shangay, trova proprio quel Marconcini, mito di gioventù. Il canottaggio, però, esercita un fascino particolare e Fabio ci prova: «I risultati, però furono scarsi perché iniziare a vogare a sedici anni è troppo tardi e allora tornai alle gare tutte livornesi». Dieci anni nello Shangay, poi il grande salto nei rioni più blasonati: Pontino, Venezia, Ovosodo, Salviano: «In 25 anni trascorsi nelle sezioni nautiche ho vinto dieci gare e ho il record di sei Risiatori vinte in cinque rioni diversi».
LA SVOLTA. L’anno decisivo è il 1994. Subito dopo aver vinto il Palio con il Pontino, Calvelli entra nel Corpo di Polizia Municipale di Livorno e dentro di lui scatta qualcosa: «Ho partecipato ai campionati mondiali di remoergometro, il canottaggio indoor, riservati ai corpi di polizia e i risultati non sono mancati». Il palmares è ricco: «Due ori, due argenti e due bronzi. Quello è stato un periodo di grande sacrificio. Per andare a gareggiare a Melbourne nel ’95, a Calgary nel ’97 e a Stoccolma nel ’99, dovevo prendere ferie e trovarmi gli sponsor per integrare il contributo del Gs Vigili Urbani e coprire le spese. Sì, perché ho sempre vogato per passione e non per soldi».
SECONDA GIOVINEZZA. Chiusa la parentesi del canottaggio, a fine Anni ’90 si apre quella del remoergometro: «Nell’indoor conta più la forza della tecnica e allora mi sono cimentato in questa disciplina». Nel 1998 è il primo italiano nella storia a partecipare ai Mondiali dove si piazza quinto. Nel 1999 è argento e nel 2001 sale sul tetto del mondo aggiudicandosi il ‘martello’, il trofeo iridato.
DRAMMA E RINASCITA. Nel settembre 2001 un grave incidente stradale in servizio mette a repentaglio la sua vita: «Mi fratturai la vertebra C2. In quei casi nella migliore delle ipotesi si resta paraplegici. La muscolatura allenata mi salvò». Calvelli trasforma la riabilitazione in allenamento: «Avevo i rulli in casa. Facevo bicicletta e piscina. Sei mesi dopo l’incidente sono a Boston ai mondiali dove arrivo secondo: un’impresa incredibile». È il penultimo atto di una carriera romanzesca: “Nel 2003 gareggio e ancora e mi laureo campione del mondo sui 2000 metri simulati con il tempo record di 6’14”. A quel punto decisi di smettere».
GRATITUDINE E AMAREZZA. Calvelli si guarda indietro e pensa a tante persone che si sono rivelate decisive per la sua crescita come atleta e come uomo: «Ho sempre cercato di carpire qualcosa dai vogatori più anziani e dagli allenatori. I nomi? Umberto Marconcini, Ghighe Langella, Nilo Bitossi, Piero Costanzo, Alvaro Dovicchi, Giancarlo Musetti, Mauro Brucioni, Roberto Mancini, Bruno D’Alessio. Un ringraziamento va al Corpo di Polizia Municipale che mi ha dato questa possibilità. Il mio saluto va al Comandante Riccardo Pucciarelli, una persona irreprensibile». Per il resto, però poco altro. Livorno si è quasi dimenticata di questo suo figlio così tosto e vincente: «L’iscrizione all’Associazione Atleti Azzurri d’Italia mi ripaga di qualche amarezza. Il canottaggio indoor è stato riconosciuto dal Coni nel 2002 e io nel 2003 ho vinto il titolo mondiale indossando la maglia azzurra della Federazione. Grazie all’interessamento di Rodolfo Graziani, presidente della sezione livornese dell’Associazione, ho raggiunto questo obiettivo. Il futuro? A 50 anni penso solo alla mia famiglia».
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