Gioco
Ecco gli «omini» 26 miniature nel museo Figc
Le perfette riproduzioni dei più grandi azzurri Dal saluto romano del 1934 a Balotelli «nudo»
FIRENZE. C'è Enzo Bearzot e la sua classica pipa, e Dino Zoff che alza la Coppa del Mondo a Spagna '82.
Ma pure Roberto Baggio in livrea della finale di Pasadena persa ai rigori col Brasile e facendo un salto in avanti Pirlo, Buffon e gli azzurri del trionfo a Berlino nel 2006. E c'è anche la riproduzione della formazione vincitrice del bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam (solo con lo stemma Savoia perché il fascio fu adottato l'anno successivo, nel 1929). E persino un'Italia in maglia nera, quella del 1934, che fa il saluto romano.
Tutti riprodotti sulle miniature del mitico Subbuteo, il gioco che ha spopolato negli anni settanta ed ottanta, ma che da qualche anno sta vivendo una seconda vita in tutta Italia e la Toscana ha fatto da traino, forte di una vecchia e vincente tradizione di campioni del calcio a punto a dito (a partire dal pisano Andrea Piccaluga, campione del mondo 1978).
In tutto ventisei classiche miniature, modellati e pitturati alla perfezione, adagiati all'interno di una teca che la Fisct, la federazione italiana calcio da tavolo, ha donato al Museo del calcio di Coverciano, consegnandola nelle mani del direttore Fino Fini in occasione del torneo Notti Magiche che si è svolto sabato e domenica nel centro tecnico federale, la casa della Nazionale. Una bacheca speciale dei "piccoli" grandi eroi azzurri.
Fantasia e passione. Nata da un'idea di Alfredo Granato e Michele Giudice, rispettivamente responsabile atleti della struttura nazionale e responsabile comitato regionale toscano, subito sposata dal presidente Fisct, Maurizio Cuzzocrea, per celebrare la storia della nostra Nazionale e dare sfogo alla creatività degli artisti del panno verde.
E così, mentre oltre cento subbuteisti più talentuosi d'Italia (e gli italiani sono i migliori del mondo) si sono incrociati sui 16 magnifici campi verdi in miniatura allestiti nei locali del Museo del Calcio, in mezzo ai cimeli che hanno fatto la storia azzurra, tra subbuteo "tradizionale" acolpi di girelli e pallonetti, e la sua evoluzione, il calcio da tavolo, che permette l'uso di materiali avanzati ad elevate performance, anche gli artisti del settore si sono affrontati in un concorso molto speciale. Un concorso con i loro piccoli ma grandi capolavori alti 2 centimetri.
70 anni d’amore. Sì, perché parlare di opere d'arte non è esagerato tanto da restare estasiasti, una sorta di sindrome di Stendhal, davanti a questi capolavori. E le tecniche sono diverse: c'è chi li dipinge con pennelli finissimi, smalti ed acrilici, chi preferisce le decals (decalcamanie) e chi usando aggiunge anche la pasta modellante per la definizione dei dettagli e dei particolari più difficili, dalla capigliatura alla muscolatura, persino l'espressione del viso.
Una passione dentro la passione quella di colorare le proprie miniature. Perché nell'era virtuale dove ogni dettaglio è creato dalla grafica vuoi mettere giocare con una squadra fatta con le proprie mani? Squadre realizzate con una cura maniacale che trasuda una passione viscerale. Il Subbuteo come ultimo baluardo di un calcio romantico e popolare?
Per molti è così e la dimostra il ritorno del "più bel gioco del mondo" (creato in Inghilterra nel 1947 dall'ornitologo Peter Adolph che gli ha dato questo nome ispirandosi a falco Subbuteo), che poche settimane fa ha spento 70 candeline, non solo nei quasi 100 club organizzati sparsi per la penisola e nel cuore di un grande numero di appassionati (anche vip, da Gigi Buffon ha una collezione sterminate di squadre e gadgets subbuteistici all'ex premier Enrico Letta, da Gianmarco Tognazzi a Luca Sofri) delle squadre basculanti, a testimoniare la vitalità di questo gioco, che è anche un po' una disciplina sportiva e che continua a fare sognare e conquistare nuove generazioni in una lotta sul campo contro gli imperanti videogame.
E nella due giorni fiorentina il vero, unico vincitore è soltanto la magia del Subbuteo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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