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Nava (Milan): «Se uno vale l’età non conta»

Nava (Milan): «Se uno vale l’età non conta»

Gli appassionati di videogiochi lo conoscono per la sua voce; con Pierluigi Pardo è il commentatore ufficiale del famosissimo videogame Fifa 2016, ma Stefano Nava conosce alla perfezione il nostro...

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Gli appassionati di videogiochi lo conoscono per la sua voce; con Pierluigi Pardo è il commentatore ufficiale del famosissimo videogame Fifa 2016, ma Stefano Nava conosce alla perfezione il nostro panorama calcistico; non a caso guida, con grande successo, la Primavera del Milan.

Che ne pensa dell'esordio di Kean, il primo dei Millenials?

«Guardi, Kean l'ho incrociato questa estate in un torneo con la nostra primavera e mi ha davvero impressionato. È attaccante completo, bravo sia dal punto di vista fisico che atletico. Forte di testa, dispone di ottima tecnica e possiede un innato fiuto del gol. Un ragazzo davvero promettente, del resto non si esordisce a caso in una squadra come la Juve in serie A prima ed in Champions poi».

Non è rischioso arrivare ai massimi livelli ad appena 16 anni?

«Penso che quando uno ha valore l'età importa poco, io non ho problemi a far giocare nella mia squadra anche ragazzi più giovani. Certo, il ragazzo va gestito; lui ed il suo entourage, in primis la famiglia, devono convivere la pressione. Tocca alla società stemperare le grandi aspettative che possono crearsi. Questo è un bel momento per i nostri giovani. Finalmente i nostro talenti calcano con continuità il campo; si tratta di un fenomeno dovuto alle difficoltà attuali del nostro calcio. L'unico aspetto positivo della crisi è proprio nel ritorno ai settori giovanili; anni fa si preferiva spendere per stranieri sconosciuti adesso qualche risorsa viene dirottata sui vivai. Un cambio di marcia che fa bene al movimento e rende ancor più motivati gli addetti ai lavori».

Voi nel Milan avete scelto la via della continuità, senza investimenti milionari.

«Vero, una strada difficile, ma di grande soddisfazione. La società ha deciso di non comprare ragazzi maggiori di 14 anni ma di far crescere e maturare quelli già in casa».(a.g.)

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