Gioco
L’altra faccia (grigia) di Leicester
Dal trionfo in Premier League al rischio retrocessione
I colori della Leicester autunnale sono un quadro che ti lascia senza fiato. Il giallo, rosso e verde delle foglie degli alberi di Abbey Park che muoiono al suolo e tra i cigni del fiume Soar, spiccano sul cielo che non può che essere grigio in una giornata di fine novembre. Lo scorso 7 maggio i colori degli alberi erano accesi e illuminati da un sole caldo e quasi estivo. Nella Leicester di oggi l'unica traccia evidente del trionfo in Premier League delle Foxes è un enorme murale su un edificio di mattoni rossi. Claudio Ranieri è un imperatore. "Veni, vidi, vici" è la didascalia che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. A maggio la città fu travolta da una festa planetaria, con un migliaio di italiani a trasformare una città del centro dell'Inghilterra in un enorme location per un party semplicemente indimenticabile. In mezzo al campo, il Leicester non ha più Kantè, ceduto al Chelsea di Conte. Che non è lassù proprio per caso. Marhez si guarda troppo allo specchio e Vardy si batte come un leone ma non ha lo smalto e il fiuto del gol da bomber operaio che l'hanno reso l'idolo di mezzo mondo. Il risultato è un team che arranca, da campione d'Inghilterra, in zona retrocessione.
La magia, però, sembra non essere finita del tutto. In Champions le Foxes mordono ancora. Qualificazione agli ottavi e primo posto del girone con un turno di anticipo. Perché questa differenza? Abbiamo cercato di capirlo tornando al King Power Stadium e in una Leicester che, nel profondo, dopo il successo della passata stagione della sua squadra di calcio, non è e non sarà più la stessa.
Prima di tutto in città tutti parlano di un patto nello spogliatoio delle Foxes. «Non abbiamo la rosa per competere in campionato e Champions. Lo sappiamo. Dunque da oggi e fino a dicembre puntiamo tutto sulla Champions, ci qualifichiamo agli ottavi e solo dopo pensiamo all'obiettivo minimo. La salvezza in Premier». Questo il concetto base che Ranieri e i suoi ragazzi avrebbero tacitamente accettato. E a guardare la gara con il Brugge, a parte un po' di sofferenza nel finale, questo Leicester può davvero sorprendere tutti se riesce a registrare la fase difensiva sugli esterni ed essere più cinico là davanti.
La città, poi, è cambiata. Grazie al calcio ora Leicester non è più un punto sulla mappa, è qualcosa di più. Ci sono i turisti, attirati anche dallo scheletro di re Riccardo III ritrovato nel 2014. Una scoperta leggendaria, «Molti stranieri sono venuti a Leicester sull'onda dell'impresa della squadra di calcio, ma adesso tornano anche per visitare la città - dicono al museo cittadino - E poi dopo quel ritrovamento la squadra è andata sempre meglio». Come se il vecchio re avesse deciso di proteggere le Foxes.
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