Il Tirreno

Livorno

Kean, il Millennial che fa sognare l’intera generazione

di Alessandro Guerrieri
Kean, il Millennial che fa sognare l’intera generazione

Il ragazzino della Juve nato nel 2000, che ha debuttato in serie A e in Champions, fa sperare in una svolta

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Gli ultimi giorni rimarranno indelebili nella memoria di Moise Kean; prima il giovane talento ha esordito nella massima serie e poi in Champions League. Passerà alla storia per essere il primo "Millennial", ovvero nato negli anni 2000, a calcare i palcoscenici di A e della massima manifestazione continentale: 9' contro il Pescara, facendo piangere di gioia il fratello in tribuna, 10' nella bolgia del "Sanchez Pizjuan" contro il Siviglia. Un debutto atteso da mesi, dopo che Allegri lo aveva aggregato alla prima squadra in seguito alle mirabilie mostrate con la Primavera di Fabio Grosso, sia in campionato che in Youth League, dove ha realizzato due reti in altrettante partite. Arrivato a 16 anni, 8 mesi e 9 giorni che, attenzione, non lo rendono l'esordiente più giovane, non è neanche nella "Top Ten", ma lo fanno diventare il primo 2000, è nato il 28 febbraio di quell'anno, impiegato a questi altissimi livelli, nella Juve poi. Non soltanto in Italia, nei campionati più importanti troviamo soltanto un altro "Millenial", il trequartista del Metz Vincent Thill.

Italianissimo. Non inganni il colore della pelle, Moise è italianissimo. La famiglia è di origine ivoriana ma il nostro è nato e cresciuto a Vercelli, e dopo aver tirato i primi calci nell' Asti e nella Pro è passato al Torino al quale la Juventus lo ha soffiato quando aveva 11 anni. Talento precoce dal punto di vista fisico e tecnico, Moise deve la sua notorietà anche al nome del suo procuratore, quel Mino Raiola, perfetto per far salire alla ribalta i suoi protetti e poi passare all'incasso al momento del rinnovo con la società di appartenenza. Ed a lanciarli anche mediaticamente, non si spiega altrimenti il boato dello "Juventus Stadium" al momento del suo ingresso, manco fosse il nuovo Messi. Perché, intendiamoci, Moise è bravo, bravissimo, ma ha ancora tutto da dimostrare. Magari facendo lezione della grigia carriera che hanno fatto molto baby esordienti; per un Rivera arrivato in vetta al mondo ce ne sono tantissimi (Pupita, Campione, Banchelli, lo stesso Bojinov) che hanno vissuto il loro quarto d'ora di notorietà per poi perdersi nel dimenticatoio. A lui ed alla sua testa di giallo dipinta il compito di concretizzare le tante speranze che la Juve, e Mino Raiola......., hanno riposto su di lui.

Lancio dei giovani. - Certo che l'esordio di Kean conferma l'inversione di tendenza in atto nel nostro calcio; finalmente non si esita più a lanciare i giovani, e talvolta anche i giovanissimi. Lo dice lo stupendo campionato dell'Atalanta, grazie alle super prestazioni di Kessie, Conti, Gagliardini e Caldara, ed i tanti virgulti ormai protagonisti anche in squadre top: nel Milan ci sono Donnarumma e Locatelli, nel Napoli Diawara, anche se, purtroppo, le statistiche ci dicono che il nostro campionato è ancora il più "anziano" tra quelli più importanti del vecchio continente. Pensate che la nostra più "giovane", il Milan, è solo al dodicesimo posto nella relativa graduatoria europea con i suoi 25,37 anni di media e che la stessa Atalanta è soltanto ventisettesima.

Coi ragazzi si vince. E tanto per smentire il detto che con i ragazzi non si vince, ai primi posti della classifica relativa alle squadre più giovani nei cinque tornei più importanti in Europa, ci sono la capolista della Ligue 1, il Nizza, secondo con i suoi 24 anni e 3 mesi di media, e quella della Bundesliga, la matricola terribile Lipsia, quarta con 24 anni e 8 mesi.

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