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F1: Bernie Ecclestone vuole i Gran premi divisi in due gare
LONDRA. Cambiare format e regole per una Formula Uno migliore. È la ricetta di Bernie Ecclestone, intervistato sia dal Sunday Times che dal magazine Auto, Moto und Sport. «Gli ascolti sono saliti...
LONDRA. Cambiare format e regole per una Formula Uno migliore. È la ricetta di Bernie Ecclestone, intervistato sia dal Sunday Times che dal magazine Auto, Moto und Sport.
«Gli ascolti sono saliti in Brasile, abbiamo avuto una gara lunga con tanta pioggia e qualche incidente ma ci sono state due partenze per colpa delle bandiere rosse e la gente si è sintonizzata - è la sua analisi al quotidiano britannico - Dobbiamo rivedere il concetto tradizionale di un’unica gara lunga. Due gare da 40 minuti, con una pausa di altri 40 minuti in mezzo per intervistare i piloti e lavorare sulle auto, potrebbero essere più attrattive per spettatori e sponsor. Le macchine si qualificherebbero al solito il sabato per gara 1 e sulla base di questa stilare la griglia per la seconda con monoposto più leggere e più veloci. Ma non so se abbiamo il coraggio di cambiare». Ecclestone se la prende poi con le norme di gara. «Il libro delle regole dovrebbe essere intitolato “Non correte”. Sono così complicate che nessuno, nemmeno i piloti, sanno quale sia la cosa giusta da fare. Troppi piloti si lamentano via radio al primo segnale di pressione o di contatto, loro sono i primi a essere frustrati e così anche gli spettatori. Le regole di oggi rallentano tutto, impediscono ai piloti di fare quello che viene loro naturale. Dobbiamo far sì che possano gareggiare con più facilità anche se spesso mi chiedo se questi ragazzi siano lì per gareggiare o solo per guidare una macchina da Formula Uno».
Col magazine tedesco, invece, Ecclestone si sofferma, fra le altre cose, sul futuro delle scuderie e di alcuni Gp, come quello di Singapore. «Potrebbe anche succedere che un giorno Mercedes e Ferrari decidano di andarsene ma se le gare fossero migliori, non sarebbe uno scenario così terribile. Dobbiamo aspettarci che i costruttori possano lasciarci come è successo con Honda, Bmw e Toyota».
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